Settimana dopo settimana, i Miami Heat ci sorprendono in negativo quanto in positivo. Sono 3 le partite affrontate dalla squadra di base in Florida, e i risultati sono esattamente opposti a quelli della scorsa settimana: 3 vittorie che, sicuramente, allentano la pressione e la tensione che si erano create negli ultimi giorni. Ricapitolando:
Lunedì – Heat vs Bulls – vittoria in trasferta per 89 a 84;
Martedì – Heat vs Nets – vittoria in trasferta per 102 a 98;
Venerdì – Heat vs Bucks – vittoria in trasferta per 107 a 103;
Non è tutto oro ciò che luccica, è noto, e queste vittorie lo dimostrano sotto più punti di vista. Le partite sono tutte vinte con misero scarto che va dai 4 ai 5 punti, con squadre, al momento, non assimilabili a squadre da Finale NBA e in sé il gioco della squadra non è migliorato tantissimo, ma con Wade “Impossible is nothing”, citando una famosa campagna pubblicitaria. Miami aveva alle spalle 3 sconfitte ed era imperativo svegliarsi da quel terribile torpore agonistico. Così, arrivati a Chicago, D-Wade&Company, orfani di Hassan Whiteside fuori per infortunio e di Amar’e Stoudemire per nulla malvagio, conducono una partita punto a punto, distaccandosi alla fine di 5 punti, con Jimmy Butler, rimasto a 13 punti in 40 minuti di gioco, con 5/15 al tiro, lì a testimoniare che 51 punti in regular season, nell’NBA odierna, non è cosa abituale, ma è un episodio fine a sé stesso se non corroborato da una continuità prestazionale.

I Brooklyn Nets sono in una stagione di transizione e, anche per una squadra di media classifica, è relativamente facile portarsi dei punti a casa, e gli Heat, sempre grazie alla presenza del talento di Wade, ne approfittano. Da segnalare, top scorer della squadra di patron Mikhail Prokhorov, un italiano: il tanto bistrattato Andrea Bargnani. I Milwaukee Bucks sono giovani, corrono, e hanno come allenatore Jason Kidd, un uomo che non è lì per essere un fantoccio, come la maggior parte degli allenatori in NBA, quindi avrebbero potuto dare del filo da torcere ai giocatori di Spoelstra, e in effetti così è stato, concludendo 83 a 81 nel finire del terzo quarto. Alla fine poco importa se Giannis Antetokoumpo, in versione sempre più “freek”, mette a referto 28 punti, 4 rimbalzi, 6 assist, 3 palle recuperate e 2 stoppate: gli Heat se ne vanno con la vittoria in tasca.
Si potrebbe azzardare che Miami abbia innalzato il livello del proprio gioco, ma come detto ciò non è del tutto vero: il vero discrimen è la presenza di Wade (coadiuvata, chiaramente, da quella di Chris Bosh), non solo dal punto di vista offensivo (28 vs Bulls, 27 vs Nets, 24 vs Bucks), ma a 360 gradi nel gioco degli Heat con rimbalzi, assist, palle rubate e tiri nei momenti chiave della partita. Del resto Wade è un campione e non lo scopriamo oggi, nonostante la sua presenza in campo sia sempre in bilico, causa problematiche fisiche.
In Florida si prende una boccata d’ossigeno, ma stanotte (tra il 31 Gennaio e 1 Febbraio) riparte la settimana e Miami giocherà contro gli Atlanta Hawks: vedremo se hanno superato le loro difficoltà o queste 3 gare di regular season sono state una bella illusione.

(Photo by Mike Ehrmann/Getty Images)

