Home NBA, National Basketball AssociationNBA Passion AppGenerations Duel: Karl Malone vs Tim Duncan

Generations Duel: Karl Malone vs Tim Duncan

di Federico Paschetta

Karl Malone vs Tim Duncan

“The Mailman”, il “Postino” contro “The Big Fundamental”, Karl Malone vs Tim Duncan. In questa seconda puntata di “Generations Duel” analizziamo la sfida generazionale che mette in palio il trono di miglior ala grande dell’era moderna. Il risultato è sicuramente molto incerto, ma alla fine uno tra i due la spunterà certamente.

I Numeri

Entrambi i giocatori sono sempre stati molto versatili, completi e affini tra loro, come dimostrano le statistiche. Malone però la spunta nettamente nel numero dei punti: 25 a partita contro i 19 dell’ex-nuotatore delle Isole Vergini. La cifra deve essere confrontata con il sistema di gioco: per i Jazz era basato sul numero 32, mentre “Timmy” ha sempre dovuto dividere la scena a causa della filosofia di coach Popovich.

Malone difende su Duncan

Malone difende su Duncan

I numeri totali possono essere confrontati, in quanto Duncan stia attualmente disputando la sua diciannovesima stagione, le stesse disputate da Malone, e abbia giocato solamente circa ottanta partite in meno del “Postino”. Le medie di Karl Malone sono 25 punti, 10.1 rimbalzi e 3.6 assist per partita giocata, contro i 19, 10.8 e 3 del numero 21 degli Spurs, che oltre ai rimbalzi strappa all’avversario anche il primato delle stoppate, 2.2 rispetto a 0.8.

Nei Playoffs la storia è la stessa, 24.7, 10.7 e 3.2 per il 32 di fronte ai 19 punti, 10.8 rimbalzi e 3 assist del numero 21. La differenza di punti è però legittima, a causa dei quasi quattro minuti di media a partita in più che Malone ha disputato durante la sua carriera, 37.7 contro 34.

Per quanto riguarda l’evoluzione dei giocatori, “Il Postino” ha avuto un ascesa nei punti, da 14.9 della prima stagione a 27.7 due stagioni dopo, uno stazionamento, tra il 1987 e il 1998 con una media di 27.6 punti a partita in quel periodo, e un lento declino, conclusosi con l’unico anno della sua carriera con meno di 20 punti a partita dopo la stagione d’esordio, il 2003/04, ai Lakers, dove le gerarchie erano molto diverse rispetto ai ‘suoi’ Jazz, in cui chiuse comunque l’anno con 13.2 punti a partita. Per i rimbalzi e gli assist il discorso è il medesimo: non scese mai sotto i 9 boards tra il 1986 e il ’00, salvo poi concludere le sue ultime stagioni a 8.35. Per gli assist c’è stato un

Incontro tra due leggende: Kobe & Tim

Incontro tra due leggende: Kobe & Tim

lieve miglioramento nel ’90, quando è salito a 3 assist a partita, media cui non è mai andato sotto fino alla fine della carriera. Nei Playoffs l’evoluzione è pressoché la stessa: tra il ’88 e il ’01 ha avuto una media 27.2 punti e nelle ultime stagioni poco inferiore, e anche nei rimbalzi, 11.9 tra il 1988 e il ’99.

Duncan invece non ha mai avuto una vera e propria ascesa, è subito entrato come giocatore d’élite, ha avuto solo un declino a partire dal 2010, dovuto anche al minor impiego. La media punti tra il 2002 e il 2010 è 21.4, diventata 14.5 nel periodo meno brillante della sua carriera. I rimbalzi da 11.6 sono passati a 9 e anche gli assist, da 3.2 a 2.7; nei Playoffs i punti sono scesi da 22.8 a 14.6, mentre i rimbalzi e le assistenze non sono variati.

Il Palmares

Se Karl Malone è considerato uno dei migliori giocatori di tutti i tempi a non aver mai conquistato un

Il Postino alza il premio di MVP

Il Postino alza il premio di MVP

titolo, Tim Duncan è certamente considerato un vincente, grazie ai 5 titoli conquistati (’99-’03-’05-’07-2014), che lo rendono secondo solo a Robert Horry, Kareem Abdul-Jabbar, Scottie Pippen e, ovviamente, Michael Jordan in quanto a titoli, escludendo quelli vinti prima del 1980, dove la Lega era monopolizzata dai Celtics di Bill Russell.

“The Mailman” nella sua carriera ha vinto due volte il premio di MVP della regular season (’97 e ’99, il più anziano a vincerlo), ha partecipato a 14 All-Star

Duncan alza il suo terzo premio di MVP e il Larry O'Brien Trophy

Duncan alza il suo terzo premio di MVP e il Larry O’Brien Trophy

Game (tra il ’88 e il ’02) e ne ha vinto il premio di MVP per due volte (’89 e ’93); però è ricordato, come già detto, per non aver mai vinto l’anello e aver perso le Finals tre volte (’97 e ’98 contro i Bulls e ’04 contro i Pistons).

“Timmy” invece ha conquistato cinque titoli in sei Finals (l’unica sconfitta nel

2013 contro i Miami Heat dei Big 3) e ha ottenuto il riconoscimento di MVP delle Finali tre volte (’99-’03-’05). Inoltre egli ha vinto due volte l’MVP della stagione ed è stato invitato 15 volte all’All-Star Game (’98, dal ’00 al 2011-2013 e 2015) e ne ha vinto il premio di Miglior Giocatore nel 2000.

La Specialità

Karl Malone è da sempre soprannominato “Il Postino” per un motivo valido, come consegna lui non lo fa nessuno, 36.928 punti nella sua carriera, che lo rendono secondo solo a Kareem Abdul-Jabbar. Tanti, tantissimi

Pick&Roll degli Utah Jazz

Pick&Roll degli Utah Jazz

di questi punti sono stati realizzati nella stessa maniera, il marchio di fabbrica di Malone e, più in generale, del duo

Stockton-Malone, il pick&roll. Quante volte abbiamo sentito i telecronisti urlare “Stockton-to-Malone! Stockton-to-Malone!”, hanno reso celebre e perfezionato loro quest’arte, il pick&roll, che in questo momento è di gran lunga lo schema più utilizzato dalle squadre NBA ed, in parte, è stata la causa del gioco molto più perimetrale che vediamo oggi. Nel corso della sua carriera Malone ha anche esteso il raggio di tiro, per aumentare la pericolosità dell’attacco, giocando anche il pick&pop con la stessa scioltezza.

Il bank shot di Tim Duncan

Il bank shot di Tim Duncan

La specialità di Tim Duncan è sicuramente il cosiddetto bank shot, il tiro con l’ausilio del tabellone, che egli esegue divinamente. Questo tiro

rappresenta un’enorme minaccia per gli avversari a causa della altissima percentuale e Timmy se ne avvale molto spesso, soprattutto dal post, quando si gira con i piedi a canestro, e in fadeaway.

La Partita

La partita che abbiamo selezionato per Karl Malone non è certamente la migliore dal punto di vista statistico, ma molti di noi la ricordano. Marv Albert che urla “Stockton-to-Malone! Stockton-to-Malone” dopo l’ennesimo assist del numero 12 dei Jazz (12 per lui quella sera). Sto parlando di Gara-4 delle NBA Finals 1997: dopo una vittoria in Gara-3 con 37 punti e 10 rimbalzi per Malone, i Jazz si ripresentano due giorni dopo al Delta Center per una partita che si rivelerà infuocata. Molti cambi di vantaggio, i Bulls inseguono di 5 a fine primo quarto,

Malone e MJ alle finals

Malone e MJ alle finals

ma si riprendono e arrivano all’intervallo lungo sul +5. Il terzo quarto finisce in pareggio, 56-56, e la partita si infiamma. Dopo vari batti e controbatti, Chicago allunga di cinque punti sul 71-66, ma con un parziale di 12-2 i Jazz si aggiudicano la partita, mettendo la testa avanti sul 74-73 a 44.5 secondi dalla fine con un rimbalzo e passaggio tutto campo di Stockton per “Il Postino”, che raccoglie e consegna, Albert urla e nasce il mito. Serie pareggiata 2-2, ma i Bulls si aggiudicheranno le due gare successive e, di conseguenza, il titolo NBA.

Per Tim Duncan il match scelto è certamente uno dei più belli che il

Tim alle Finals '99

Tim Duncan alle Finals ’99

nativo delle Isole Vergini abbia mai disputato. Era il 25 giugno 1999, gara-5 delle NBA Finals tra i San Antonio Spurs, qualificati come testa di serie numero 1, e i New York Knicks, che, per la prima volta nella storia, da testa di serie numero 8 arriva alle Finali. La serie è sul 3-1 per gli Spurs ed è in programma gara-5, l’ultima al Madison Square Garden. La partita fin dall’inizio è molto combattuta: gli Spurs, guidati dalle “Twin Towers” Tim Duncan e David Robinson (31 punti per il primo e 15 per il secondo), tentano di allungare, ma a loro risponde

l’immarcabile Latrell Sprewell, miglior realizzatore del match con 35 punti. Si arriva all’ultimo decisivo quarto in una stabile situazione di pareggio, fino a che, a 50 secondi dalla fine, sul risultato di 77-75 per i newyorkesi, la palla arriva in post a Duncan, i Knicks raddoppiano, Timmy la ricaccia fuori a Mario Elie che, dopo aver minacciato il tiro, la passa a Avery Johnson che infila la tripla dall’angolo per il risultato finale di 78-77. Gli ultimi due possessi sono vani e per Duncan è il primo titolo NBA e il premio di MVP delle Finals.

La Fotografia

Stockton & Malone

Stockton & Malone

La fotografia che rappresenta la carriera di Karl Malone non è un’in-game photo, ma è questa affianco, che rappresenta l’asse play-pivot più dominante del gioco moderno, John Stockton e Karl Malone. I due, come disse l’Avvocato Federico Buffa, “durante tutta la loro carriera si dissero pochissime parole, comunicavano in campo” e hanno fatto la fortuna degli Utah Jazz tra il 1985 e il 2000.

Invece per “The Big Fundamental” abbiamo scelto un’immagine tratta dai festeggiamenti del 2014, dopo la conquista del Larry O’Brien Trophy nel rematch con i Miami Heat di LeBron James. Questa foto

Duncan festeggia la conquista del quinto titolo

Duncan festeggia la conquista del quinto titolo

rappresenta il quinto titolo di Duncan e un figurato passaggio del testimone all’MVP delle Finali, Kawhi Leonard, il futuro di San Antonio.

L’impatto sul gioco

Se Tim Duncan è un perfezionatore di un’arte già molto usata e che ultimamente è sempre più in via di estensione, come il gioco in post; Malone, oltre al gioco in post basso, che era comunque un’arma micidiale, ha reso famosa e sua una vera e propria arte, qual è il pick&roll, immarcabile e che crea un grande vantaggio per chi lo usa. Prima che la coppia d’assi dei Jazz lo adoperassero, era sì già utilizzato, ma veramente poco, rispetto ad ora, in cui ogni squadra, chi più chi meno, lo utilizza (tra il 10 e il 25% degli attacchi). Duncan, come già detto, ha perfezionato l’arte del gioco in post ed è stato, fin dallo sbarco in NBA, un giocatore perimetrale e pericoloso lontano da canestro. Il suo gioco non è cambiato rispetto alle sue prime stagioni e ciò lo rende sempre decisivo.

Conclusioni

Per concludere, si può dire che Karl Malone vanta le statistiche più alte, come i punti a partita o totali, in cui è

Le squadre cambiano, la sfida no

Le squadre cambiano, la sfida no

inarrivabile per Duncan. D’altro canto Timmy ha conquistato più titoli ed è stato molto più vincente, anche a causa del magnifico sistema di gioco collaudato da coach Popovich, in cui ognuno può fare la sua. Per questo motivo noi scegliamo Tim Duncan, perché, nonostante abbia sempre dovuto condividere il palco con altri giocatori, si è contraddistinto e ha avuto numeri simili a Malone, che invece è stata la superstar degli Utah Jazz, e quando si è trovato a dover condividere i riflettori con Shaq e Kobe ha diminuito notevolmente le sue medie.

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1 commento

Nicola 28 Luglio 2018 - 19:12

Però c’è da dire che malone,come altri campioni che non hanno vinto il titolo, quali barkley e ewing, hanno avuto la strada ostacolata dai bulls di jordan. Quel l’ultima stagione ai lakers fu un disastro, per l’intera squadra, dove la chimica era quasi assente ( anzi, l’unico ad aver tenuto sempre un’ etica ineccepibile fu proprio malone che peraltro fu disposto a rinunciare alla sua leadership pur di vincere il titolo ). A me un po’ dispiace, i jazz erano davvero vicini al titolo nel 98 e se non ci fosse stata la magia finale di jordan, chissà se noj stessimo parlando di malone come l’ala forte più grande… Comunque la differenza la fanno sicuramente i titoli anche se la variante bulls non è da trascurare.

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