“We all really, really didn’t want this to be our last game.”

Klay Thompson usa poche parole per esprimere il valore di un’impresa che invece ne meriterebbe moltissime: i Golden State Warriors si sono imposti in casa degli Oklahoma City Thunder con il punteggio di 108-101 dopo una partita è stata tiratissima. Nel primo tempo OKC è stata saldamente in controllo nonostante le percentuali orribili dei suoi uomini chiave, dal canto loro anche i Warriors potevano dirsi soddisfatti per non aver perso il contatto dai padroni di casa nonostante il solo Thompson stesse giocando con la giusta intensità. Nel terzo quarto però la partita cambia, tutto merito di Steph Curry che finalmente si accende e, con tanti minuti di panchina del suo “splash brother”, mantiene i suoi a contatto e insidia le certezze di Oklahoma. La rimonta viene poi completata grazie ad un meraviglioso quarto periodo da parte di tutta la squadra: il parziale dice 33-18 per i Californiani con menzioni d’ononre per Klay, 41 punti con 11 triple a referto (potete vederle qui) che gli valgono il record NBA nei playoff, Curry che sfiora la tripla doppia con 31 punti, 13 rimbalzi e 9 assist e la solita grande difesa del duo Andre Iguodala-Draymond Green.
Se i tifosi collegati dalla Oracle Arena sono in tripudio, quelli della Chesapeake Energy Arena vedono i vecchi fantasmi del passato calcare nuovamente il loro parquet: Kevin Durant e Russell Westbrook hanno combinato un insoddisfacente 20/58 al tiro (con 1/13 da dietro l’arco) riproponendo il vecchio “hero ball” del passato, un gioco fatto di isolamenti, spesso infruttuosi. La sensazione è che le due superstar dei Thunder non si siano fidate dei loro “gregari” (nonostante fossero tutti perfettamente in partita), la pressione e l’alto minutaggio, probabilmente eccessivo, concesso loro da coach Donovan li hanno visibilmente logorati e negli ultimi due minuti di gioco, col risultato in parità, li hanno portati a sbagliare praticamente tutto.

GLI SPASH BROTHERS HANNO PORTATO LA SERIE A GARA 7

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L’inerzia è tutta dalla parte dei Warriors, sia a livello psicologico che a livello geografico: la serie infatti si conclude in California, dove gli uomini di coach Kerr in questa stagione hanno perso appena tre volte. Per i Thunder la strada sembra davvero in salita, soprattutto dopo questa Gara 6 dove i guerrieri sono tornati ad essere i campioni macina record che abbiamo ammirato negli ultimi due anni dopo le ultime uscite in cui erano stati dati per spacciati: come disse Rudy Tomjanovich, mai sottovalutare il cuore di un campione.

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