L’estate 2016 potrebbe essere quella giusta per i Boston Celtics di Brad Stevens, sotto ogni punto di vista. La franchigia del Massachussets ha vissuto una stagione piuttosto positiva, nella quale si sono visti parecchi miglioramenti in gran parte del roster. La vera forza di questi ragazzi però, è di essere talmente uniti che pur non avendo alcuna superstar in squadra se la sono giocata alla pari molto spesso con avversari di gran lunga più attrezzati sulla carta. La corsa dei bianco verdi è poi terminata con l’uscita al primo turno dei playoff, maturata in seguito alla sconfitta per 4-2 contro gli Atlanta Hawks. Anche il punteggio nella serie contro gli Hawks, sebbene abbia portato una cocente sconfitta, rappresenta un miglioramento rispetto allo scorso anno, stagione nella quale i Celtics hanno subito uno sweep ad opera dei Cavs, sempre al primo turno dei playoff.
Nel roster dei Boston Celtics si sono piacevolmente messi in mostra il solito Isaiah Thomas, che ha spesso infiammato la folla del TD Garden di Boston con le sue giocate spettacolari, Avery Bradley, che oltre ad aver messo in campo una grandissima difesa ha mostrato ottimi miglioramenti anche in attacco, e Jae Crowder, che ha mostrato in tutto e per tutto di meritare un posto in questi Celtics e di meritare ampiamente il rinnovo firmato la scorsa estate. La panchina inoltre, con Evan Turner sugli scudi (ed un Jonas Jerebko sorprendente nella post season) ha spesso dato un grosso aiuto in attacco, e ha spesso permesso di riequilibrare le sorti anche in difesa soprattutto grazie a Marcus Smart, sophomore che ha mostrato molti miglioramenti nella propria metà campo.
La stagione dei Boston Celtics, però, non è stata solo rose e fiori. I problemi in quel di Boston, infatti, sono grossomodo quelli dello scorso anno: la mancanza di un vero centro (eccezion fatta per Zeller, che però si è eclissato per gran parte della stagione uscendo persino dalle rotazioni) si continua a sentire, ed a ciò si uniscono i continui problemi di peso per Jared Sullinger, che non è parso interessato a migliorare la propria etica del lavoro. Tutto questo si traduce in una costante inferiorità nel pitturato, soprattutto a rimbalzo. Coach Stevens, a causa di una scarsa produzione di Zeller, ha dovuto adattare molto spesso Amir Johnson al ruolo di 5, ragazzo che peraltro ha sofferto tutto l’anno di fascite plantare. In questo senso potrebbe aiutare Jordan Mickey, ragazzo prodotto della University of Louisiana che è stato chiamato con la scelta numero 55 del Draft 2015. Il ragazzo ha trascorso l’intero anno nella squadra affiliata dei Boston Celtics in D-League, i Maine Red Claws, con un impiego sporadico nei Boston Celtics, con minutaggi molto bassi. Un altro neo sulla stagione 2015-16, è stato l’impatto relativamente scarso dei tre rookie, Rozier, Hunter e appunto Mickey. Il solo Hunter è riuscito a mostrare le proprie qualità, nonostante anche per lui il minutaggio medio non fosse altissimo.

Brad Stevens, head coach dei Boston Celtics.
L’estate che sta per arrivare, potrebbe portare una ventata di novità nel Massachussets, a cominciare dall’imminente Draft NBA. I Celtics possiedono i diritti sulla terza scelta assoluta, acquisita dai Brooklyn Nets nell’ambito dello scambio di Pierce e Garnett, oltre a possedere anche i diritti sulle chiamate numero 16 e 23 del primo giro del Draft 2016. Al secondo giro Danny Ainge si è assicurato altre cinque chiamate (31, 35, 45, 51, 58), il che mette la dirigenza in condizioni di poter coinvolgere molte picks nell’ambito di qualche trade che porti degli upgrade significativi per Brad Stevens, qualora ci fosse l’occasione. Dando un occhio alla classe ’16 del Draft, con la terza scelta i nomi più gettonati sono tre: il primo è Buddy Hield, SG di ventitré anni prodotto di Oklahoma State, specializzato nel tiro da 3 e buon difensore. Nel caso in cui venga scelto Hield, si aprirebbero scenari interessanti che potrebbero vedere generalmente uno sfoltimento del reparto guardie, più nel particolare la cessione dei diritti sulla terza chiamata assoluta o la cessione di un’altra guardia (Smart o Bradley) per arrivare ad un pezzo grosso. Il secondo nome papabile alla terza chiamata è Dragan Bender, lungo croato in forza al Maccabi Tel-Aviv, nel campionato israeliano. Nonostante il ragazzo abbia avuto un minutaggio medio piuttosto basso per poter giudicare il suo operato, gli scout lo danno anche come possibile steal of the Draft. 7’1″ che corrispondono a 215 cm di altezza, ha delle mani molto educate e può essere molto pericoloso (ed in modi diversi) nella metà campo offensiva. Buoni istinti difensivi ma ancora piuttosto grezzi, non lo aiuta di certo la corporatura piuttosto esile. In questo caso la pick potrebbe essere tenuta, Bender potrebbe rappresentare un’ottima soluzione per ridare vita ad un parco lunghi apparso spesso in affanno. L’ultimo nome papabile per la terza chiamata è quello di un altra guardia, Kris Dunn, PG prodotto di Providence. Il discorso è analogo a quello fatto per Buddy Hield. Nelle ultime ore, si è poi aggiunto un quarto
nome, quello di Marquese Chriss, altro lungo di 6’10” piedi (208 cm) classe ’97, in uscita da Washington, in continua ascesa nei Mock dell’ultimo minuto. Più in basso, intorno alla chiamata numero 16, troviamo in previsione ottimistica Skal Labissiere, centro di 7’0″ piedi (213 cm) classe ’96, dato più in alto nei mock ma artefice di una stagione disastrosa, a causa della quale potrebbe scendere ancora. Altri nomi da tenere d’occhio con le chiamate numero 16 e 23 sono Denzel Valentine, esterno di 6’5″ (196 cm) in uscita da Michigan State (come Deyonta Davis, altro lungo eleggibile per questo Draft), Bryce Johnson, lungo in uscita da North Carolina, e tra la fine del primo e l’inizio del secondo giro Thon Maker, lungo australiano di 7’1″ (215 cm) dalla struttura molto esile e dalle doti fisiche molto interessanti, tra cui un’attitudine ad attaccare il ferro che, con le dovute proporzioni, ricorda un po’ il primissimi Kevin Garnett.
Il secondo step fondamentale che la compagine bianco verde dovrà affrontare sarà la free agency, ricca di nomi interessanti. Uno su tutti è certamente Kevin Durant: la stella dei Thunder sarà free agent in estate, e moltissime franchigie NBA seguono da vicino il gioiellino uscito da Washington University. Tra le pretendenti, appunto, i Boston Celtics, che grazie alla grande flessibilità salariale (tale da permettere a Danny Ainge di firmare in estate due max-deal) e all’incredibile quantità di draft pick accumulate negli anni passati, possono offrire un ambiente in continua crescita all’ex Sonics, oltre ad un ambiente sereno e la sicurezza di far parte di una franchigia molto blasonata. Durant e non solo però, sono molti altri i nomi accostati ai Boston Celtics per la free agency 2016: tra i migliori ricordiamo Hassan Whiteside, Al Horford, Dwight Howard, Bradley Beal, Ryan Anderson, Joakim Noah, Bismack Biyombo. Sicuramente serve un lungo che sposti all’interno del pitturato, dalle spiccate caratteristiche difensive ma con le mani educate (Stevens predilige i giocatori che aprono il campo, ma il gap difensivo nel pitturato rispetto alle altre franchigie si fa sentire). Ad oggi, le piste più battute, sembrano essere Horford, Anderson e Biyombo.
Un lungo di spessore per tornare grandi, ma non solo: alla corte di Brad Ste

Danny Ainge, GM dei Boston Celtics
vens servirà almeno un altro tassello per competere ancora per la vetta del mondo. A tal proposito, i nomi più gettonati sono quelli di Gordon Hayward, ex Butler (allenato da coach Stevens al college) e Jimmy Butler.
Lo spazio salariale che i Celtics avranno a disposizione durante la sessione estiva di mercato è tale da permettere la firma di KD e almeno di un altro dei ragazzi sopra citati, che con la solida base costruita sinora dalla premiata ditta Ainge&Stevens (Thomas, Bradley, Crowder, Smart) potrebbero essere il simbolo della rinascita bianco verde. Il grande interrogativo dei tifosi della Beantown è sempre il solito: “quanto bisogna aspettare per tornare grandi?”.
Danny Ainge dovrà fare tutto il possibile per riportare il vessillo dei Boston Celtics in cima alla NBA?
Per NBAPassion.com,
Gabriel Greotti (@GabrielGreotti on Twitter)

