“They punched us right in the mouth”
Non cerca giri di parole Steve Kerr, uno che di pugni ricevuti se ne intende (qui il racconto del pugno ricevuto da Michael Jordan). I Golden State Warriors sono stati annientati dai Cleveland Cavaliers degli scatenati Lebron James e Kyrie Irving, che hanno messo a referto rispettivamente 32 punti con 11 rimbalzi e 30 punti con 8 assist. I Californiani avevano costruito le loro vittorie sulla difesa e sull’intensità sfruttando i black-out dei Cavs, questa notte è invece successo esattamente l’opposto: Curry a tratti è sembrato addirittura svogliato, Iguodala e Green non sono stati un fattore in difesa come nelle precedenti uscite e quest’ultimo, sfidato al tiro come negli episodi precedenti della serie, ha ripagato la scelta di coach Lue con un impietoso 0/4 dall’arco e solo 6 punti a referto, Livingstone e Barbosa hanno sommato 13 punti in 37 minuti, dimostrando una volta di più quanto i punti “costanti” debbano arrivare da altri giocatori. L’unico giocatore che ha rispettato le attese è Harrison Barnes con 18 punti ed 8 rimbalzi, che però non sono stati abbastanza per spostare l’inerzia di una partita in cui la sua squadra non ha girato per niente.

LEBRON JAMES VS STEPH CURRY, IL DUALISMO PRINCIPALE DI QUESTE FINALS
Barnes è anche il giocatore che ha colpito con una gomitata, assolutamente involontaria, Kevin Love, costringendo il numero 0 dei Cavs a saltare Gara 3 a beneficio di Richard Jefferson. Non sappiamo come sarebbe andata se il “beach boy” avesse potuto prendere parte alla partita, sicuramente qualcosa nel quintetto di Cleveland andava cambiato e la sorte potrebbe aver aiutato Tyron Lue a prendere una decisione che altrimenti sarebbe stata dolorosa e avrebbe creato malumore. Non è quindi da escludere un impiego di Love come sesto uomo a partire dalla prossima partita per non modificare le alchimie di un quintetto che ha messo a referto 105 dei 120 punti totali, con un contributo dalla panchina pari a 0 punti nei primi tre quarti: con un attaccante di razza come lui sicuramente questo dato non si ripeterebbe e la franchigia dell’Ohio potrebbe anche far rifiatare di più i titolari, visto anche che Gara 4 si giocherà a distanza di 2 giorni dalla precedente anzichè di 3 come negli altri episodi della serie. Steve Kerr dovrà quindi inventarsi qualcosa di diverso se non vorrà essere rimontato: Bogut sta iniziando a sparire dai radar (appena 12 minuti questa notte) ma un quintetto piccolo rischia di subire troppo a rimbalzo difensivo date le rinomate abilità di Tristan Thompson, che ha messo a referto 13 rimbalzi di cui 7 offensivi: questi numeri inoltre incidono a ribasso sul numero di transizioni giocate dai Warriors, vera miniera d’oro di punti per la franchigia della baia. Se la difesa non riesce a fare il suo lavoro, l’attacco perde ritmo e le conseguenze sono quelle che abbiamo visto.
Il rebus che attende l’head coach di Golden State non è per niente facile e Gara 4 è già alle porte: la strada più facile per ridare fiducia ai suoi è riparare il black-out e far tornare la grinta che li ha sempre contraddistinti, quella con cui hanno onorato fino in fondo il nome Warriors.

