La situazione di Chris Bosh si è rivelata molto complicata nel corso dei mesi, ma lui vuole ancora giocare.
Per i Miami Heat non è un periodo facile e la situazione di Bosh, ala grande 11 volte All-Star non aiuta. Il giocatore negli ultimi due anni ha infatti subito per ben due volte delle coagulazioni di sangue nei polmoni, che l’anno costretto a fermarsi. Ma lui vorrebbe a qualunque costo poter tornare a giocare. Così come aveva confermato Pat Riley: “So cosa desidera: vuole tornare a giocare il prima possibile. Ma, in questo momento, ci sono troppi punti interrogativi e poche, pochissime risposte“.
Da parte di Chris c’è stata una proposta, quella di prendere anticoagulanti prima delle partite. In questo modo avrebbe un arco di 8-12 ore durante le quali poter praticare attività fisica. A Miami però hanno rifiutato quest’opzione, ritenendola troppo rischiosa.
Secondo quando riportato da fonti interne all’NBA la dirigenza starebbe anche pensando di tagliarlo. Liberando così spazio nel salary cap (pur continuando a pagarlo). Ciò sarebbe possibile a partire da un anno dalla sua ultima partita giocata, si parla quindi di febbraio 2017.
E’ chiaro che per gli Heat il primo pensiero è la salute del giocatore. A Miami non vogliono prendersi troppi rischi buttandolo in campo troppo presto. E’ anche vero però, che la società vorrebbe più flessibilità per poter gestire il roster andando avanti con il tempo. Con Dwyane Wade che se n’è andato e tutta la squadra che gira essenzialmente intorno a Goran Dragic e Hassan Whiteside, sarà utile a Pat Riley avere grossi spazi di manovra durante la prossima estate, quando importanti giocatori diverranno free agent

