
Jakob Poeltl, 20 anni da Utah, nuovo lungo nelle rotazioni di coach Casey
Una delle prime cose da sapere riguardo lo sport professionistico, è che esiste una sola cosa più difficile di emergere dalla mediocrità: riconfermarsi ad alti livelli.
E’ questo l’arduo (ma non proibitivo) compito che spetta ai Toronto Raptors, reduci dalla miglior stagione della loro storia. L’entusiasmo che ha accompagnato i traguardi raggiunti in regular season (56 W) e in post season (sconfitti solo nelle Finals di Conference dai futuri campioni di Cleveland) potrebbe presto trasformarsi in un fardello insostenibile per i ragazzi di coach Dwane Casey. Sarà fondamentale l’approccio che questo gruppo, capace di migliorarsi anno dopo anno, avrà nelle prime settimane di RS.
Analizzando i movimenti fatti in offseason, è evidente come il management abbia puntato a mantenere intatto il gruppo, dando continuità al lavoro svolto dallo staff in questi anni.
L’unica scelta dolorosa è stata quella di non trattenere Bismack Biyombo, protagonista assoluto nei playoffs, e rivelatosi in generale ottimo cambio di Jonas Valanciunas sotto canestro. Le richieste eccessive del congolese, legate all’aumento del salary cap, hanno convinto i Raptors a virare le proprie disponibilità economiche su un’altra pedina considerata imprescindibile: stiamo ovviamente parlando di DeMar DeRozan, fresco firmatario di un contratto che lo legherà ai canadesi per altri 5 anni, e che gli porterà in dote ben 139 milioni di dollari. La questione non è mai realmente stata in discussione, perchè il numero 10 ha espresso da subito la sua preferenza, e perchè i Raptors hanno fatto capire che un prodotto cestisticamente nato, cresciuto, e trasformatosi in All-Star con loro, resta il fulcro su cui costruire il loro futuro.
Kyle Lowry, suo compagno di backcourt, di All-Star Game, di nazionale (entrambi sono reduci dal torneo olimpico di Rio de Janeiro vinto dagli USA) e, più in generale, suo grande amico nella vita di tutti i giorni, è l’altra pedina insostituibile nello scacchiere di Casey: raggiunti i 30 anni ha oramai un bagaglio di esperienza tale, oltre a un talento universalmente riconosciuto, da rivestire il ruolo di vero leader e trascinatore sul parquet.
Le partenze di Luis Scola e, soprattutto, quella già citata di Biyombo, hanno invece convinto i Raptors a muoversi esclusivamente nel reparto lunghi. Dal draft sono arrivati l’austriaco Jakob Poeltl e il camerunese Pascal Siakam, coppia che porta in dote un mix di esplosività e mani educate che potrebbero aiutare sotto le plance, una volta presa confidenza con il mondo Nba. Dai Boston Celtics, a prezzi relativamente modici (5,6 mln di dollari per una stagione) è arrivato Jared Sullinger, giocatore abituato a fornire un notevole impatto in minutaggi limitati, e maggior candidato a prendere il posto di Scola nello starting 5, data la grande considerazione che Casey nutre per Patrick Patterson in uscita dalla panchina.
Il vero problema di Toronto è il generale rafforzamento di molte franchigie della Eastern Conference: Celtics, Pacers e Knicks si sono attrezzate per competere da subito ad alti livelli, e c’è da scommettere che faranno di tutto per agguantare la seconda piazza alle spalle dei Cavaliers.
Decisivo sarà il livello di consapevolezza nei propri mezzi raggiunto dai Raptors: più alto sarà, maggiori saranno le chances di giocarsela per le prime posizioni della Conference.

