Il principe che non diventò Re

di Carlofilippo Vardelli
Sabonis

Lunedì notte, c’è stata una delle tante “partite” degli NBA GLOBAL GAMES. Si sono affrontate a Madrid, il Real e gli Oklahoma City Thunder. L’hanno vinta gli spagnoli, dopo un tempo supplementare. Tra, le televisioni a seguirla, la presenza del commissioner Adam Silver e alcuni giocatori del Real Madrid(calcio) in tribuna si è perso di vista un elemento di grande importanza. Vale a dire, l’esordio con una canotta NBA di Domantas Sabonis, figlio del  leggendario Arvydas, autore di sette punti. E’ pensiero comune, che se il figlio diventi solamente la metà di quello che era il padre, (che lo ha accompagnato al draft, lo scorso giugno) l’NBA abbia trovato la sua “next big thing” europea insieme a Porzingis.

Ma di preciso cos’era il padre? Provo a dirvelo io… un fenomeno, senza mezzi termini. Chi lo ha visto, (io no…sfiga) dice che correva, passava e tirava come, se non meglio di una guardia, solo che era alto 2 metri e 20.

Arvydas Sabonis

Sempre con la testa alta, l'assist dal post basso era una delle caratteristiche principali di Sabonis

Sempre con la testa alta, l’assist dal post basso era una delle caratteristiche principali di Sabonis

La carriera  parte a Kaunas(lituania), quando era ancora sotto il dominio dell’ URSS. Sabas o il Principe del Baltico (scegliete voi) è un gigante di 2 metri e 2o e ha 17 anni esordisce in prima squadra. Dopo tre campionati vinti con lo Zalgiris e una finale di Eurolega persa, Sabas capisce che l’Europa inizia ad andargli stretta e si dichiara pronto per l’NBA. Sara’ scelto nel 1986, dai Portland Trail Blazers, ma non partirà per gli Stati Uniti. L’Unione Sovietica deciderà di non voler regalare un suo patrimonio sportivo agli Stati Uniti (con cui non c’è un rapporto idialliaco) e non lo lascerà andare. Oltre a questo, Sabas è segnato dalla rottura del tendine d’Achille. Due anni dopo il terribile infortunio, risorge dalle ceneri come l’araba fenice ed è pronto per una dimostrazione planetaria del suo talento. L’occasione sono le Olimpiadi di Seul, nell’estate 1988. Dopo il doppio boicottaggio di Mosca e Los Angeles, c’è la tanto agognata sfida, URSS vs Team USA e il teatro è la semifinale. I sovietici, domineranno e stravinceranno. Due giorni dopo alla Jugoslavia, verrà riservato lo stesso trattamento e sarà medaglia d’oro. Sabonis in quelle due partite, farà dapprima 13 punti con 13 rimbalzi e il finale reciterà un ventello, dando un saggio del suo basket.

Un anno dopo, quando le condizioni politiche faranno sgretolare l’URSS, e i confini verranno riaperti, permetteranno a Sabas di andarsene. La spagna sarà la destinazione. Prima a Valladolid e poi a Madrid. Arrivano altri campionati e la tanto agognata Eurolega nel 1995, con premi di mvp sparsi qua e la.

Ad intervallare questi successi con il club, c’è lo splendido bronzo olimpico di Barcellona 1992.L’Unione sovietica è morta e i “peasi satellite” di allora, hanno riacquisito la loro libertà. Nella competizione, tolto il DREAM TEAM USA(troppo forte per tutti), la lituania finirà terza, vincendo la finalina. Sabonis si toglierà anche la soddisfazione di battere la Russia con 27 punti. Una vittoria con profumo di rivalsa, sugli anni bui, passati per colpa dell’ex URSS. La foto dei ragazzi di Garastas, con le loro “divise di rappresentanza” sorridenti sul podio, ha un significato profondissimo.

Finalmente nel 1995, per il centrone lituano si aprono le porte americane. Portland diventerà casa sua per 7 anni. Premettiamo che, il Sabonis americano, non sarà nemmeno avvicinabile a quello europeo, tantomeno a quello pre-1986. La carta d’identità reciterà 31 e chili saranno più di 130. Nonostante tutto ciò, le cifre che metterà a referto sono comunque di tutto rispetto, nei 24 minuti di impiego a serata. Tanto che Bill Walton dirà di rivedere Larry Bird in lui. Portland sfiorerà anche il titolo in due occasioni. nel 1999 e nel 2000, fermandosi sempre davanti ai futuri campioni.

Il ritorno in Europa,nel 2003-2004, sarà il canto del cigno. Nella sua ultima stagione in attività, a 40 anni suonati, Sabas vincerà l’mvp dell’eurolega, portando lo Zalgiris ad un passo dalle final four. Vederlo in campo è commovente. Il centrone, non salta e non corre più ma fa capire al mondo intero, perchè molti lo definiscono come il miglior centro europeo di sempre.

I se  della carriera di Sabas sono parecchi. Se non si fosse fatto male, se fosse arrivato in NBA subito, se avesse preferito l’acqua naturale alla vodka, chissà, forse alle sue dita potrebbe contare qualche anello…non lo sapremo mai.

Ora tocca a suo figlio. A differenza del padre è arrivato in america al momento giusto. Noi aspettiamo e speriamo, se buon sangue non mente…

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1 commento

Riccardo 7 Ottobre 2016 - 15:57

Splendido articolo, ma non credo che i problemi di salute di Sabonis siano imputabili solo alla sfortuna, giacchè erano cronici!

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