In Lituania il basket non è semplicemente uno sport. È una parte dell’identità nazionale, una tradizione che attraversa generazioni e che ha trasformato la pallacanestro in uno dei principali simboli del Paese. Proprio per questo, se a parlare della situazione della nazionale è Jonas Valančiūnas, da poco unitosi allo Zalgiris Kaunas, le sue parole assumono un peso particolare. Il lungo ex Denver Nuggets ha deciso di rompere il silenzio sulla crisi che sta attraversando il movimento cestistico del Paese, parlandone a BasketNews e chiedendo un cambiamento profondo. Non una semplice correzione di rotta, ma una riflessione complessiva sul modo in cui la Lituania sta costruendo il proprio futuro sul parquet.
Jonas Valanciunas: “La responsabilità è di tutti”
Valančiūnas spiega: “Quando tutto va bene, di solito non si scappa dalle difficoltà. E con la nazionale non andava proprio tutto così bene. C’erano aspetti negativi e dettagli tecnici che, a me che sono un giocatore di lunga data, non sembravano positivi. Siamo qui per amore della Lituania, per patriottismo. Ma ci deve essere anche un certo processo che permetta di lavorare con serenità e di giocare per la Lituania. Possiamo dormire in un hotel peggiore. Non c’è alcun problema”, ha detto. “Ma a volte è una questione di semplice rispetto umano, di organizzazione. L’estate è un’occasione per noi di trascorrere più tempo con le nostre famiglie, specialmente con chi non vive in Lituania durante l’anno. È importante avere un programma ragionevole e sapere come si presenterà la propria agenda, in modo da poter conciliare la vita familiare con gli impegni della nazionale”.
Il problema, secondo Valančiūnas, non può essere ricondotto soltanto ai risultati della nazionale. La questione riguarda un sistema che, dopo decenni ai vertici della pallacanestro europea, sembra aver perso parte della propria capacità di produrre continuità. Un capitolo particolare è riservato anche alle cariche dirigenziali lituane: “Nessuno vuole che perdiamo e che entriamo in una fase negativa. Non vogliamo che il basket lituano scompaia del tutto. Ma stiamo andando in una direzione in cui non dovremmo andare. La responsabilità ricade su tutti: chi partecipa, chi ha partecipato e chi prende le decisioni. La leadership decide ancora molte cose, specialmente per quanto riguarda il futuro. Ma, come possiamo vedere, non vengono prese molte decisioni”
La Lituania continua ad avere una tradizione enorme e giocatori di talento, ma il margine rispetto alle altre grandi nazionali europee non è più quello di un tempo. La crescita di Spagna, Francia, Germania, Serbia e Grecia ha reso il continente sempre più competitivo, mentre la Lituania deve fare i conti con una generazione che rischia di non avere lo stesso peso di quelle che l’hanno preceduta. E se anche la vicina Lettonia vince gli Europei Under 16 mettendo in luce un talento generazionale come Benjamin Berrouet, il quadro è allarmante.
Il messaggio del centro è particolarmente significativo perché arriva da uno dei giocatori che più di ogni altro rappresentano il basket lituano contemporaneo. Per questo le sue parole non possono essere interpretate come una semplice critica esterna. Sono quelle di un giocatore che conosce dall’interno il sistema e che, proprio per questo, individua la necessità di intervenire prima che il problema diventi ancora più grande.
Se anche i migliori rifiutano la Lituania…
E’ simbolico anche come tutti i migliori coach stiano rifiutando la panchina lituana. La Federazione lituana di pallacanestro ha ricevuto ulteriori critiche per i suoi tentativi di risolvere la questione degli allenatori. Secondo BasketNews, la federazione ha offerto il posto di allenatore della nazionale a Darius Songaila, allenatore capo del BC Siauliai ed ex assistente degli Spurs, consultando al contempo l’ex allenatore della nazionale Dainius Adomaitis e l’attuale campione della BCL Giedrius Zibenas. Tutti hanno rifiutato.
Valančiūnas spiega infatti: “Nessuno vuole farsi coinvolgere. Quando si va a lavorare, qualunque sia il lavoro, si valuta tutto: l’ambiente di lavoro, l’atteggiamento del capo, le condizioni, l’atmosfera. Nessuno si è riunito qui per i soldi. E gli allenatori non stanno rifiutando l’incarico perché gli è stata offerta una cifra troppo bassa. Lo stanno rifiutando perché qualcosa non quadra, qualcosa non va. Questo la dice lunga”.
Valančiūnas come simbolo di una generazione
La posizione di Valančiūnas assume quindi anche un valore generazionale. Il lungo rappresenta una generazione cresciuta con l’idea che la Lituania dovesse necessariamente competere per le medaglie in ogni grande manifestazione. Oggi quella certezza non esiste più. E proprio per questo la sua richiesta di cambiamento può diventare l’occasione per aprire una discussione più ampia sul futuro del movimento. Non si tratta di cancellare ciò che ha funzionato, ma di capire cosa debba essere modificato affinché la Lituania possa tornare a competere stabilmente con le grandi potenze del continente.
Per un Paese in cui il basket è quasi una religione civile, è una questione che va ben oltre il risultato di una partita. La Lituania ha costruito una delle culture cestistiche più forti d’Europa. Adesso deve dimostrare di essere capace di rinnovarla. E il fatto che a chiedere un cambiamento sia proprio Jonas Valančiūnas, uno dei simboli di quella stessa tradizione, rende il messaggio ancora più potente.

