Capitan SwaggyP… se permettete!

di Andrea Badiali

Nick Young Lakers

Chiudi gli occhi e fai finta che sia un brutto sogno: è così che vado avanti
Nick Young alias 
Capitan Jack Sparrow

Non ho dubbi, se b fosse il personaggio di un film, sarebbe il Capitano della Perla Nera, esattamente come Jack Sparrow (pardon, Capitan Jack Sparrow), SwaggyP, Nick Young per i più, sembra attirare i guai, perdere ciò che aveva faticosamente conquistato e ripartire, ogni volta, senza legami.

Ma Nick non è il personaggio di un film, è la sua vita stessa ad essere un film. Se pensate che lo scandalo D’Angelo e la rottura con Iggy Azalea siano un caso, ricredetevi. E’ solo la punta dell’iceberg.

Nick Young il Giovane

Young è nato a L.A. e non credo sia un caso. Sua madre, con ogni probabilità, l’ha concepito sotto la Hollywood Sign, unica insegna al mondo ad avere un sito internet dedicato con tanto di webcam in tempo reale. Ha 9 anni quando Reseda, il quartiere dove vive, trema: è il più forte terremoto registrato con epicentro sotto una metropoli americana da quando si tengono queste rilevazioni. E resta il secondo per vastità dei danni, dopo quelle leggendario di San Francisco del 1906. Con usanza prettamente americana, cui ogni cosa deve avere nome proprio, viene citato come “Northridge Eearthquake”.

Nick Young non è una cima a scuola, ha un carattere introverso e talvolta quasi stralunato. Ma sul campo da basket è l’esatto opposto: 10 anni dopo il terremoto è alla Cleveland High School, mette  27 punti e 10 rimbalzi a tabellino di media e conquista così una borsa di studio per la USC. Non è un segno del destino, è semplice meccanica quantistica quella che lo porta a giocare per una squadra chiamata Trojans. Young passerà tre anni nei circuiti NCAA, migliorando costantemente il tiro e prendendosi a sportellate con gente del calibro di Kevin Durant, quello che può essere a ragione considerato il suo Will Turner. Se KD è il predestinato, il buono delle favole, il giocatore totale, lui è quello che barcolla lontano dai riflettori e dalle finali nazionali mettendo triple come se piovesse e poco altro. Ma tanto basta agli scout NBA.

Nick Young il Vecchio

Young si dichiara ovviamente elegibile per il Draft 2007. Curioso come venga chiamato alla 16ma, 10 chiamate dopo quel  Yi Jianlian che per poche settimane è state suo compagno di squadra in preseason, poi barbaramente tagliato. Nick lascia L.A. accasandosi a Washington. Quella con i Wizards è una storia di odio e amore. O meglio, amore e poi odio. E’ il 2010 quando viene multato dalla Lega per il teatrino pre-gara con Arenas (si, quel Gilbert Arenas). E poco dopo si lega al dito la mancata estensione del suo contratto da rookie, tanto che lascia la capitale l’anno successivo, tornando nella sua amata L.A., sponda Clippers.

Anni dopo, parlando della rivalità tra Lakers e Clippers, Nick comincia a parlare del suo odio verso i Wizards, con un tipico fare swaggygnano.

Il ritorno a casa non è dei migliori: CP3 è appena arrivato e il feeling con Griffin e Jordan è tutt’altro che idilliaco. Ma sono sempre i Clippers: grazie anche ad una sua prestazione eccellente, raggiungono i PO, dove vengono però ovviamente sweepati dagli Spurs.

Nick Young lascia di nuovo casa per ritrovarsi a Philadelphia. Ma anche loro sono sempre i 76ers. Curry, James, Allen, Brown, Johnson sono un roster da videogioco. Purtroppo ad essere sbagliati sono i  nomi di battesimo: i primi sono gli allenatori Michael e Brian, Allen è il più comune Lavoy, Brown l’indolente Kwame e per ultimo il coach non risponde se lo si chiama Magic.

Dopo un solo anno torna di nuovo a L.A., stavolta nei derelitti Lakers, squadra già allora al margine del burrone nel quale di lì a poco cadrà. Riparte con un contratto al minimo salariale. E forse è per questo che gioca la sua migliore stagione NBA, con quasi 18 punti in 28 minuti di media, miglior marcatore della squadra, dopo che Kobe abbandona dopo appena 6 partite per l’ennesimo infortunio.

Si conquista così il suo contratto, un quadriennale da circa 21M$, che adesso sembrano noccioline, ma 4 anni fa erano bei soldi. Nick lo sa bene, così come sa che l’anno prossimo ha un’opzione che gli permetterebbe di uscire dal contratto e cercare lidi ben più remunerativi. Gioca una preseason solida e stranamente continua nelle prestazioni, ottenendo attestati di stima non solo per il 48% da tre, ma anche per doti difensive sorprendenti. Tanto che Walton decide di affidargli le chiavi del suo successo, preferendolo al ben più stipendiato Clarkson.

Lo zio Nick Young

Young si è ritrovato a 30 anni a fare da zio ad una pletora di giovani con 10 anni di meno. Abbiamo avuto tutti uno zio come lui, quello che nasconde i calendari con le donne nude e passa le serate a giocare a briscola nei bar, bestemmiando e fumando come un Turkoglu. Se poi tuo padre (aka Byron Scott) è quasi sempre assente e non ti degna di un complimento nemmeno a pagarlo, è ovvio che prima o poi tu assuma lo zio di cui sopra come modello. A quel punto nessuno può lamentarsi se poi ti comporti come lui.

Non che Young sia un Bad Boy, uno tipo World Peace, o il più moderno Draymond Green, o un Boogeyman qualsiasi, giusto per fare qualche esempio. Ma è evidente che se tutti fossero SwaggyP, l’NBA sarebbe un coacervo di lemmings vagabondanti per il campo.

Nick è un tipo tranquillo, sembra quasi schivo. E’ un di quelli che è bene evitare di provocare. Non perché potrebbe rispondere con una schiacciata, ma perché salterebbe più prosaicamente al collo.

Sarà anche per questo che i Lakers hanno gettato un gran mucchio di verdi banconote da mille giù dalla finestra per mettere sotto contratto Mozgov e Deng. Avevano bisogno di riportare equilibrio nella forza, aggiungendo due inossidabili professionisti a far da contraltare alla sua incostanza cestistica. Sperano forse che due genitori irreprensibili possano compensare le marachelle dello zio dedito all’alcool, al gioco ed alle donne discinte.

Questione di swag

In questo video ancora in quattro/terzi si possono già notare i prodromi dello SwaggyP ancora inespresso che alberga in lui. Quell’andamento dinoccolato, sempre fuori equilibrio, rispecchia la tipica camminata che poi sarebbe diventata marchio di fabbrica del celebre pirata dinesyano. E’ una corsa innaturale che trae in inganno i poveri difensori, che non riescono mai a capire se sta per cadere rovinosamente perdendo la palla o se sta per tirare in un impossibile fade-away. Con quel tiro scomposto, a gambe larghe, cercando il fallo per il libero aggiuntivo. Poi la smorfia di disappunto tornando in difesa, come se cercasse il modo per esonerarsi dal noioso compito.

SwaggyP è già lì, come quando posterizza un sosia di Forest Whitaker per poi scivolare mestamente davanti ad un cross-over ben impostato.

E poi le sue esultanze: Young intrattiene un rapporto discorsivo con SwaggyP, i due parlano spesso tra di loro mentre rientrano dopo un gran tiro da tre o da un fallo ingiustamente non concesso. A volte sembra di vedere Smeagol.

Fuori dal campo

Lo swag di SwaggyP si evidenzia anche nelle sue scarpe:

Asimmetriche, sproporzionate, sembrano in bilico anche se placidamente appoggiate su una superficie piana, con i lacci ben spaziati a ricordare i capelli mai del tutto in ordine.

Se qualcuno vi chiede cosa significa swag, fategli vedere un qualsiasi video di highlights di Nick Young. O anche di quando gioca a golf:

Un video pubblicato da Nick Young (@swaggyp1) in data: 15 Ott 2016 alle ore 02:06 PDT

Il personalissimo stile di Nick Young è evidente infatti in qualunque circostanza: quando regala le proprie scarpe (sudaticcie) ad un giovane fan, quando parla ai microfoni, quando si prende a pugni in faccia in campo. SwaggyP è il sopranome che Dio gli ha dato in sogno, probabilmente sotto le mentite spoglie di Shaquille O’Neal. Ma a nessuno verrebbe mai in mente un nick migliore.

Nick è swag anche quando parla: le parole non fluiscono normalmente, si interrompono, il volume è costantemente incostante, non emette mai i classici “emh” di quando uno cerca di comporre la frase prima di pronunciarla. Quando si ferma non è perché non trova le parole, ma perché in quel momento è su un altro piano di esistenza e solo dopo qualche secondo torna nel presente e riprende il discorso.

La sua voce ha un che di musicale, non perché sia bella, ma perché la modula costantemente in volume e tonalità, con il classico accento strascicato, identico alla sua andatura.

Young e Confucio

E’ anche uno dei massimi esponenti del confucianesimo: è uno che si fa i cazzi suoi, che se ne sbatte di ciò che gli gira attorno, almeno finché non lo vai a stuzzicare. E’ un tipo che non da confidenza, la crea.

E’ per questo motivo che Russell si è preso fin troppe libertà con lui: quando sei piccolo senti cose da tuo zio che non dovrebbero uscire dal circolo di briscola. L’errore di D’Angelo è stato non rispettare quel codice non scritto. In una famigerata intervista post gate, Nick sembrava più scocciato dal clamore mediatico che dal tradimento del suo compagno.

In fondo Young aveva tradito la fidanzata, Russell “solo” un amico. A tratti si può scorgere un sorriso sottile, nascosto tra smorfie di disappunto. In quei quasi sorrisi si può quasi leggere che forse, sotto sotto, la cosa gli faceva quasi comodo. Non so quanto questa storia sia stata progettata a tavolino, ma come si dice, a pensar male si fa peccato… e questo accadeva SETTE MESI fa. Ora Nick è diventato di nuovo padre, regalando al piccolo Nick Jr. un fratellino.

?? ❤️ #BabyNaviYoung

Una foto pubblicata da Nick Young (@swaggyp1) in data: 28 Ott 2016 alle ore 10:14 PDT

Sempre con la stessa donna, tra l’altro, quella Keonna Green lasciata proprio per la Azalea. Storie che ti lasciano pensare che Beautiful riesca a cogliere solo la superficie della realtà per scrivere le proprie. O forse è solo la scalpitante e complottista fantasia di chi scrive a trovare collegamenti inesistenti.

Lo swag patinato

Anche nelle rare foto commerciali, SwaggyP non può non esternare il suo swag.

Nonostante un ottimo setup di illuminazione, la sua figura é piatta, monodimensionale. Il suo sguardo perso nel vuoto alla ricerca della sua password di Steam. L’unico tatuaggio ben visibile è lo smile zombie sul braccio destro. E’ evidente che il suo contratto con Adidas includa una clausola dove in ogni foto promozionale debba essere perennemente scocciato. Ma di certo questo non gli comporta alcuna fatica.

Nick sembra fuori posto con qualunque capigliatura. Guardare per credere: che sia con la cotonata liceale, le treccine a-la-A.I., la simil-cresta (anch’essa cotonata) o un rarissimo caso di marine-style. In questo Young è come una donna: cambia pettinatura al variare dell’umore.

SwaggyP è swag anche nei fail.

SwaggyP Fail

L’errore in questo caso non è di Nick, ma della realtà. Perché, come detto, lui vive tra due diversi piani della realtà: il suo disappunto non è per aver sbagliato il tiro, ma nell’aver sbagliato dimensione nella quale esultare.

Anche perché solo uno come lui, che vaga tra dimensioni parallele, può anche solo pensare di andarsi a prendere un tiro come questo:

Guardatelo subito dopo il fischio: ha appena messo una tripla in faccia al miglior giocatore del pianeta, prendendosi anche il fallo aggiuntivo, eppure è visibilmente contrariato. Chissà, forse per il fatto che LeBron abbia insistito nel protestare anziché chinarsi al suo cospetto baciandogli le Adidas.

Questione di natura

Nella favola della rana e dello scorpione, quest’ultimo si giustifica per l’omicidio-suicidio appena perpetrato con “È la mia natura”. La stessa cosa vale anche per Nick “SwaggyP” Young.

Sempre con quel mento alto, quasi superbo, in realtà con una scala dei valori alterata, diversa da quella dei comuni mortali, di quelli che danno tutto ciò che hanno in ogni fottuta partita. Lui no, lui aspetta pazientemente la serata giusta, giocando spesso svogliatamente, mai donandosi del tutto alla propria squadra. Aspetta sulla riva del fiume dei suoi pensieri. E quando tutte le cose vanno al posto giusto, quando il mood del pubblico lo avvolge, allora diventa per un giorno il più forte giocatore del mondo: si prende tiri impossibili, vagabonda apparentemente senza meta per il campo per poi stoppare il disorientato avversario. E’ onnipotente.

Chi è veramente SwaggyP?

Vi chiederete, arrivati a questo punto, che tipo di giocatore sia Nick Young. Ma è una domanda che non ha una risposta soddisfacente.

E’ un buon tiratore, ma non fenomenale Sa partire dal palleggio con un buon ball handling, ma non ama tenere troppo la palla in mano. Sa farsi trovare pronto sugli scarichi, se le spaziature sono ben congegnate. Non è un granché nei pressi del ferro e le penetrazioni sono assai scarse. L’unica caratteristica fuori scala è la precisione ai liberi (quest’anno ha ancora un tabellino illibato di 16/17, 85% da quando gioca nei Lakers), ma non attaccando molto il canestro, non è nemmeno propenso ad andarseli a cercare.

In difesa non è né una zavorra ma nemmeno un muro invalicabile. Come SG è forse un po’ lento, come SF discretamente undersize. Resta inevitabilmente invischiato dai blocchi avversari, latitando nei recuperi e resta non molto utile sulle linee di passaggio. Più che difendere, da fastidio all’attaccante, lo deconcentra con i suoi scivolamenti inopportuni, le sue mani sinestetiche.

Si direbbe un giocatore nella media. Ma i numeri non possono spiegare cosa è veramente come giocatore. Perché ha quei minuti di gioco in cui illumina letteralmente l’arena, che spacca la partita con giocate non incredibili, ma impensabili. E’ un giocatore che, se riuscisse a dominare la propria volontà, diventerebbe inarrestabile.

Purtroppo, invece, è solo Nick Young. E quei lampi fulminei di talento restano relegati a scampoli di gioco, talvolta ad una singola partita, attorniati da lande di mediocrità.

Ma come dicevo poco fa, questa è la sua natura. Questa incostanza, fil rouge della sua vita privata, del suo modo di vivere e parlare e, ovviamente, del suo gioco, è l’essenza stessa della sua esistenza.

Come un Jack Sparrow baskettaro vagabonda per i campi alla ricerca del suo talento, combattendo battaglie non sue e facendo per caso ciò che invece dovrebbe esserlo per giustizia.

Per questo, e per tanto altro, lui è SwaggyP.

Anzi, Captain SwaggyP!

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