Home NBA, National Basketball AssociationNBA Passion AppEffetto Spurs, effetto Gregg Popovich

Effetto Spurs, effetto Gregg Popovich

di Luca Previtali
Gregg Popovich

Con il ritiro di Timothy Theodor Duncan, i San Antonio Spurs si ritrovano a cercare di dare un prosieguo ad una dinastia destinata già ad essere leggenda; Tim Duncan è stato ed è tutt’ora uno dei simboli di questi anni formidabili, insieme a Tony Parker, a Manu Ginobili ed ovviamente a Gregg Popovich.

Gregg Popovich e Tim Duncan

Gregg Popovich e Tim Duncan.

Dal 1999 ad oggi i Texani sono stati in grado di mettere sotto scacco il sistema del Draft NBA. Il perché è facilmente comprensibile, considerando che il Draft è stato ideato nel tentativo di mantenere l’equilibrio e la competitività tra le squadre della lega. Sulla base di questo nessuna franchigia dovrebbe essere in grado di dominare per decenni, eppure gli Spurs negli ultimi 20 anni hanno sempre raggiunto i Playoffs, hanno vinto 6 titoli di Conference e per 5 volte sono diventati campioni NBA. Tutto questo è qualcosa di speciale e unico nel suo genere.

Cose dell’altro mondo davvero, cose che solo uno dei più grandi allenatori di tutti i tempi poteva fare e Gregg Popovich è uno di questi (è coach degli Spurs dal 1996 and to be continued); Pop non è solo un grandissimo allenatore, è anche un magnifico motivatore e un perfetto generale della sua armata; con lui non si scherza, prepara i match in tutti i minimi dettagli in base agli avversari che si trova di fronte ed è famoso per essere estremamente carismatico.

Ha sempre potuto contare sui Big Three (TD, Parker e Ginobili) è vero, però non è solo grazie a loro se è riuscito a dominare la lega. Gregg Popovich ha saputo mantenere una panchina sempre ben equipaggiata per avere una rotazione vincente ed è riuscito ad orchestrare un ricambio di giocatori eccellente che ha permesso alla squadra di non sentire mai, o quasi, i segni del tempo che passa inesorabilmente.

L’arrivo più importante è stato quello di Kawhi Leonard nel 2012; il numero 2 è un ragazzo silenzioso e lascia trasparire poco le emozioni, ma non per questo è da considerare anonimo a livello agonistico. Si è presentato al mondo NBA come uno dei migliori difensori della lega e col tempo ha imparato a segnare anche una grandissima quantità di punti, sa attaccare il ferro e prendere rimbalzi; in poche parole si sta confermando come un giocatore indispensabile per gli Spurs, anche se la sua costante crescita come attaccante sta lasciando qualche crepa nel suo essenziale rendimento in difesa. E’ il presente, ma anche il futuro nero-argento.

Lo scorso anno, poi, è toccato a LaMarcus Aldridge, fortemente voluto da coach Gregg Popovich per cercare di “sostituire” il caraibico (Duncan). Aldridge si è ambientato subito a San Antonio, però raggiungere l’obiettivo di prendere il posto di “The Big Fundamental”, sempre se possibile, è una strada lunga e tortuosa.

Con il franco-belga (Parker) e il “Mago da Bahia Blanca” (Ginobili) sul viale del tramonto, sempre sportivamente parlando, San Antonio ha tentato il grande colpo di mercato quest’estate, cercando di mettere sotto contratto Kevin Durant, ma come sapete già tutti, KD ha scelto la California. Così l’attenzione si è spostata sul veterano Pau Gasol, ma di certo questa firma non può rimpiazzare il mancato arrivo del neo Warrior (con tutto il rispetto per lo spagnolo).

Dopo la grande vittoria nella Opening Night proprio contro i Golden State Warriors, gli Spurs non hanno di certo brillato come sono soliti fare, a parte il solito Leonard che, senza ridere né scherzare, crea scompiglio in tutte le difese avversarie oltre a far pulizia. Pau Gasol e Aldridge non hanno cominciato alla grande, per usare un eufemismo e non si può neanche pretendere che una new entry come Jonathon Simmons possa cambiare le sorti di tutte le partite, nonostante sia diventato un fattore più che positivo per la squadra.

Ad oggi, il loro record è di 7 vittorie e 3 sconfitte, un buon inizio di stagione, ma c’è ancora tanto da lavorare per Gregg Popovich per far sì che lo spumeggiante ed ubriacante “gioco Spurs” ritorni a marcar presenza sui parquet americani. Sicuramente Popovich, con l’aiuto del suo secondo e nostro orgoglio italiano Ettore Messina, saprà trovare il modo di risolvere anche questa situazione, perché, di certo, non c’è bisogno di insegnare loro come si allena una squadra di basket.

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