New York si sa, è sempre New York. La ‘Grande Mela’ ha costantemente gli occhi puntati addosso.
Per lo sport poi c’è un’attenzione particolare. Chi gioca per una squadra di New York – che sia basket, baseball, football o hockey – ha come l’obbligo di vincere e dimostrare di essere il più forte: non si può arrivare secondi.
La sconfitta non è contemplata e comunque essa arrivi, la stagione verrà sempre ricordata come un fallimento totale.
Di pressione ne abbiamo? Crediamo che un pochino si possa sentire.
Dopo tutto questo preambolo, torniamo a noi e andiamo al punto: com’è possibile che i New York Knicks non salgano sul tetto del mondo dal lontano 1973 e non raggiungano nemmeno le finali NBA dal 1999?
Gli ultimi anni sono stati un disastro. Sono state molto di più le delusioni rispetto alle gioie.
C’è bisogno di ripartire e lo si è fatto nel 2014 mettendo il buon vecchio Philip Douglas Jackson (tutti lo conoscono come ”Phil’ Jackson) alla presidenza della franchigia con più seguito di tutta la National Basketball Association. La prima stagione (2015/16) non è andata affatto bene: i Knicks hanno chiuso al quattordicesimo posto (davanti solo a Nets e 76ers) con 32 vittorie e 50 sconfitte. Unica nota positiva? La scoperta di un giovane talento lettone classe 1995 dal nome Kristaps Porzingis.
L’annata successiva – 2016/17, quella in corso tuttora – è quella della (possibile) svolta. Alla luce dell’importante campagna acquisti ci si attende un inizio diverso e più incoraggiante rispetto ai precedenti. Purtroppo però le prime partite non dicono questo e arrivano più sconfitte che vittorie. L’approdo nel roster di Rose, Noah e Jennings doveva avvicinare il più possibile i Knicks a Cleveland (favorita numero uno a Est). Dunque le critiche – che a New York ‘viaggiano’ molto velocemente – piombano sulla squadra, sull’allenatore (Jeff Hornacek) e su Phil Jackson.
Il ‘Maestro Zen’ per sopperire e mascherare queste ‘accuse’ della stampa ha fatto – in maniera forse troppo avventata – dichiarazioni su Carmelo Anthony e LeBron James.
Da questo momento in poi – anche grazie al calendario favorevole – i New York Knicks hanno iniziato ad ottenere qualche vittoria in più (6-4 nelle ultime dieci uscite). Questo trend positivo ha permesso alla squadra di Hornacek di rientrare nella zona playoffs e di rimettersi in corsa per un posto da ‘anti-Cleveland’.
Cos’è mancato ai Knicks in questo inizio di stagione? Sicuramente il punto dolente è stata la difesa. Nonostante il recente miglioramento, questo è il problema più importante. Sono troppe le amnesie e le disattenzioni difensive da parte dei newyorkesi. Non a caso – dopo i vicini di casa dei Nets – è la seconda peggior difesa dell’intera Eastern Conference con 107.7 punti di media subiti ogni 100 possessi. Gran parte dei punti subiti sono stati concessi in transizione, indice della scarsa reattività difensiva.
Un altro punto che migliorerà certamente con il proseguo delle partite è la condizione fisica di Derrick Rose. La preparazione dell’ex Bulls è iniziata tardi a causa dei suoi soliti acciacchi ma ora sta ritrovando la forma e la confidenza con il proprio corpo. L’altro ex Chicago, Noah, ancora non ha trovato la sua dimensione e il suo spazio all’interno dell’attacco di New York.
Infine deve sicuramente cambiare il trend lontano dal Madison Square Garden: sul parquet amico infatti le cose vanno egregiamente (10 W contro solo 4 L) mentre fuori no (5 W e 9L).
Ci sono però anche alcuni aspetti positivi. Come detto, la vittoria in casa – per ora – è quasi una certezza ed è senz’altro un punto su cui partire. Il roster allestito per fronteggiare questa stagione è sicuramente buono e all’altezza per arrivare ad affrontare Cleveland in finale di conference. Oltre al confermatissimo Carmelo Anthony e ai sopracitati Derrick Rose e Joakim Noah c’è stata una vera e propria esplosione del giovane centro Porzingis.
Il ventunenne lettone (di 2,21 m) sta diventando – dopo le iniziali perplessità dei tifosi – il beniamino di tutti a suon di prestazioni straordinarie: 20.2 punti di media conditi da 7.7 rimbalzi e 1.8 stoppate a partita. In questo momento è davvero il più amato di tutti ed è dimostrato dal fatto che la canotta numero 6 è la più venduta nella ‘Grande Mela’.
“È un 2.21 che gioca da ala. Sta portando il basket nel futuro.” Queste sono le parole del compagno Rose su Porzingis.
Dove possano arrivare i Knicks al termine di questa stagione è ancora presto per dirlo. Bisogna aspettare qualche mese e potremo capire molto di più: quando la stagione entrerà nel vivo e la stanchezza inizierà ad aumentare allora vedremo quale sarà il vero livello di questa franchigia.
Il potenziale è assolutamente alto sia dei titolari che delle riserve. Nella Eastern Conference soprattutto basta e avanza per andare in la nella postseason.
Rose-Melo-Porzingis: playmaker, guardia e centro. Sono un trio niente male per un percorso che può e deve diventare stimolante e soprattutto esaltante.



