Che squadraccia i Miami Heat. Con i Brooklyn Nets sono la franchigia materasso della lega: ‘tankeranno’ sicuramente, dicevano.
Invece neanche per sogno! Dopo una tanto brutta, quanto aspettata, partenza, i ragazzi di Erik Spoelstra dal 18 gennaio ad oggi, sono l’unica squadra imbattuta.
Roba da pazzi. Undici vittorie consecutive e miglior striscia positiva della lega al momento.
In un tre settimane, circa, i Miami Heat, sono passati dall’essere quattordicesimi nella classifica della Eastern Conference ad undicesimi a solo due vittorie dall’ottavo posto che varrebbe l’accesso ai playoffs.
Cos’è successo e come ci è riuscita Miami ad ottenere questi ultimi risultati? Ok, la maggior parte di queste partite (otto) hanno avuto luogo all’American Airlines Arena (AAA) ma ciò non può bastare per spiegare questo rendimento totalmente inaspettato.
Il livello di prestazione degli Heat si è notevolmente alzato, i meccanismi di squadra si sono perfezionati sempre di più e perché no, anche un po’ di sana fortuna.
In queste undici partite, le avversarie non sono state solamente compagini di bassa classifica, ma anche alcune corazzate molto più attrezzate del calibro dei Golden State Warriors, Houston Rockets, Chicago Bulls e Atlanta Hawks.
La sfida contro Curry e compagni è stata incredibile con un finale da thriller. L’esito dell’incontro è stato deciso da un jump shot, degno del grande Kenneth “Ken” Sailors (per chi non conoscesse la sua storia, ne consiglio fortemente l’approfondimento), di Dion Waiters seguito da un’epica esultanza: braccia conserte e sguardo da vero duro.
https://www.youtube.com/watch?v=gdT4EIIAPX8

Hassan Whiteside
Oltre all’ex Cleveland Cavaliers e Oklahoma City Thunder, il quintetto è composto da Goran Dragic, Rodney McGruder, Luke Babbitt e Hassan Whiteside.
Dragic – fratello maggiore di Zoran, impegnato ora all’Olimpia Milano – è un playmaker affidabilissimo, buon assistman (6.5) e con punti nelle mani (20.6 a partita); assieme allo sloveno il leader – e miglior sfruttatore delle assistenze del play – è Whiteside, colosso di 2.13 da Marshall con 16.9 punti e 13.9 rimbalzi di media a partita.
In queste ultime uscite, non è stato decisivo solo il quintetto. Infatti anche il supporting cast ha portato il suo contributo fondamentale: su tutti, James e Tyler Johnson, Josh Richardson (out per distorsione al piede), Okaro White (visto un paio d’anni fa a Bologna, sponda Virtus), Wayne Ellington e Justise Winslow.
Oltre alle tre punte di diamante dello starting five (Dragic, Waiters e Whiteside), tutte le riserve citate, eccetto il buon White appena arrivato, tengono una media punti superiore alla doppia cifra: per niente male per le seconde linee.
Qualche infortunio di troppo ha un po’ complicato le cose. In infermeria infatti a fianco del sopracitato Richardson, ci sono Winslow (giocatore importantissimo per questa franchigia) e McRoberts. Per non parlare poi del ritiro prematuro e improvviso di Chris Bosh per seri motivi di salute: il primo marzo probabilmente verrà tagliato dagli Heat con la speranza di rivederlo giocare prima o poi in qualche squadra.
Ora, dopo quest’incredibile striscia di vittorie, ipotizzare dove possano essere gli Heat al 13 aprile è quasi impossibile.
Miami è passata dall’essere la squadra materasso della Eastern Conference a giocarsi l’ottava posizione in classifica: le sorprese che ci riserva questo sport sono infinite!
Ai Miami Heat conviene tentare il tutto per tutto per entrare nei playoff? Assolutamente si.
Raggiungere la post-season, sarebbe una grandissima iniezione di fiducia per tutto l’ambiente. Ambiente sempre abbastanza freddo, nonostante il clima (“hot“) tipico della capitale della Florida.
Chissà che questa non sia l’annata giusta per togliersi delle soddisfazioni dopo l’abbandono di LeBron James prima e Dwayne Wade poi dalle calde spiagge di South Beach…

Goran Dragic e Hassan Whiteside in un duello fantastico con Chris Paul e DeAndre Jordan

