Antonio Greco
Se Steph Curry ha dichiarato che voterebbe se stesso nella corsa al premio di MVP e James Harden ha ricevuto una forte spinta dal suo general manager Daryl Morey, Russell Westbrook non vuole sentir parlare di se stesso come candidato al riconoscimento.
Queste le sue dichiarazioni nel pre-gara contro i Dallas Mavericks:
Q: Credi di star giocando il miglior basket della tua carriera?
A: Non lo so. Cerco solo di andare avanti giorno dopo giorno e di continuare a fare ciò che faccio. Solo questo.
Q: Il tuo nome è stato tirato in ballo nella corsa al premio di MVP. Qual è la tua opinione a tal proposito?
A: Non ho un’opinione a riguardo. Il mio lavoro è quello di uscire e giocare ad alti livelli ogni sera ed è ciò che sto facendo.
Q: Quanto ti fa piacere essere in corsa?
A: Onestamente non mi interessa molto.
Q: Kevin [Durant] ti ha dato qualche consiglio in quanto agli omaggi da fare in caso di vittoria?
A: No.
Q: Mettendo te stesso fuori dai giochi, chi pensi sia il favorito?
A: Uhm, tu.
La point guard dei Thunder, dunque, non vuole parlare del vincitore del Maurice Podoloff Trophy, ma la sua candidatura è sicuramente tra le più considerate. A partire dall’All Star Game, di cui è stato eletto miglior giocatore, l’ex UCLA sta viaggiando a 32.5 punti, 10.8 assist e 10 rimbalzi di media. Tuttavia Russ potrebbe essere penalizzato per il record di OKC, la quale deve guardarsi dall’attacco dei Pelicans guidati da super Anthony Davis
In ogni caso Westbrook rimane tra i favoriti insieme ai soliti Curry, James e Harden. Che sia solo pretattica la sua?
Per NBA Passion,
Antonio Greco
Lavagna tattica, Raptors: serve una svolta per i Canadesi
We The North
Canada. Terra nota per la legna, i giacimenti minerari, l’hockey su ghiaccio, i castori e tanto altro, ma sicuramente non per la propria tradizione cestistica. Dal punto di vista delle individualità ricordiamo Steve Nash e poco altro, mentre per quanto riguarda le franchigie, i Toronto Raptors e, ancor di meno, i Vancouver Grizzlies, non sono riusciti a lasciare la propria impronta nella storia dell’NBA.
Nonostante ciò, ai blocchi di partenza della regular season c’era grande interesse per il basket made in “The Great White North”, per la seconda prima scelta canadese di fila al draft, Andrew Wiggins e proprio per i Raptors, i quali sono stati protagonisti di un inizio da 13 W e 2 L e di una campagna pubblicitaria leggermente degna di nota. #WeTheNorth
Oggi, a 4 mesi di distanza, se la SG dei TWolves sta viaggiando a passo spedito verso il premio di ROTY, la squadra dell’Ontario non sta invece mantenendo le attese e non è in un ottimo momento di forma, per usare un eufemismo. Il record (38-24) è il terzo nella poco competitiva Eastern Conference, ma potrebbe presto diventare il quarto, poiché i Cavs incalzano alle spalle.
C’è da lavorare in attacco
Come spesso accade quando si assiste a una squadra dal rendimento altalenante, le cause del brutto momento dei canadesi vanno ricercate nel sistema offensivo e difensivo di coach Casey. La fase offensiva, infatti, è poco fluida ed è condizionata dalla mancanza di lunghi dotati di un buon tiro, fatta eccezione per il solo Patterson. In tal modo le difese avversarie “si limitano” a proteggere l’area e la produzione di punti dipende dalle percentuali degli esterni e di Valanciunas in post.
I Raptors giocano un pick and roll con doppio blocco per Greivis Vasquez, con lo scopo di allargare la difesa avversaria per una penetrazione per il venezuelano o per il taglio a canestro di uno dei bloccanti. I Cavs, invece, negano l’ingresso in area e concedono un tiro da tre ad Amir Johson, il quale non è un buon tiratore. Il risultato è un isolamento e un conseguente tiro difficile per Valanciunas.
Se da una parte i lunghi non sono buoni tiratori, dall’altra sono in grado di portare blocchi di ottima qualità. Questo fattore, insieme alla velocità e alla capacità di segnare dei vari DeRozan, Ross e Williams determina una grande pericolosità delle uscite dai blocchi.
Ecco una delle set plays più ripetute nel playbook dei Raptors. DeRozan riceve un primo blocco da James Johnson, un secondo da Amir Johson e un terzo da Valanciunas. Carroll rimane arretrato e il n. 10 tira con spazio.
Anche sul pick and roll, la qualità dei blocchi consente di creare un vantaggio dal palleggio e un buon tiro per il portatore. Lowry, Williams e DeRozan, i principali ball handler, sono ottimi scorer e secondo i dati forniti da NBA.com i Raptors producono 0.82 punti per ogni tiro preso dal portatore di palla sul P&R (6° miglior dato nella lega).
Su un pick and roll giocato tra Williams e Amir Johnson, il difensore diretto della SG ex 76ers, Garrett Temple sbatte contro il blocco e Williams può eseguire un arresto e tiro con spazio.
Vista l’assenza di lunghi dal buon tiro, paradossalmente il pick and roll più efficace è quello con un esterno a ricoprire il ruolo di bloccante, in quanto la difesa avversaria è costretta ad allargarsi e il pitturato può essere attaccato.
Azione simile a quella mostrata nella prima sequenza, con Williams e Hansbrough a sostituire Valanciunas e Johnson nelle vesti di bloccante. Williams è un buon tiratore e costringe la difesa degli Hawks ad allargarsi. Di conseguenza il n. 50 può eseguire il roll, attaccare il pitturato e schiacciare.
Alla ricerca di sicurezze
Come per quanto riguarda la fase offensiva, anche quella difensiva non offre grandi sicurezze. Sul pick and roll la scelta non è quella di indirizzare l’attacco verso la linea di fondo, ma, vista l’assenza di un rim protector, è quella di “uscire” sul portatore di palla per negare la penetrazione e innescare una serie di rotazioni sul lato debole, secondo il modello di Grizzlies e Thunder.
Teague e Horford giocano un pick and roll verso il centro del campo. Valanciunas porta pressione al portatore e gli nega la penetrazione. Amir Johnson aiuta su Horford e Teague non può servirlo. L’attacco cambia lato, la difesa si ricompone e il tiro di Korver è contestato.
Tuttavia questo sistema non è particolarmente indicato per i Raptors, poiché si avverte la mancanza di buoni difensori perimetrali, in grado di cambiare continuamente marcatura e poiché il centro titolare, Jonas Valanciunas, non ha una mobilità tale da uscire sul portatore e si trova spesso in posizione di drop.
In questa sequenza, con un pick and roll giocato tra Jennings e Drummond, notiamo tutti i limiti difensivi di Valanciunas. Il litone non esce sul portatore e non gli nega la penetrazione, ma esegue il cosiddetto “Drop” e indietreggia verso il canestro. Jennings è libero da ogni pressione e mette a segno il floater.
Ovviamente sarebbe limitativo associare tutti i problemi difensivi dei Raptors alle cause sopra elencate e la difesa soffre in maniera particolare quando tutti sono chiamati a ruotare e aiutare sul lato debole.
Thompson e Green giocano un pick and roll dal lato sinistro (forte). Allo Splash Brother viene negata la penetrazione. Amir Johnson è in aiuto su Thompson, ma Hansbrough non ruota dal lato debole sull’uomo del n. 15 e Green deve solo appogiare la palla al vetro.
Serve una scossa
Sei sconfitte e una vittoria la dicono lunga sul momento in casa Raptors. Tuttavia un momento di flessione era auspicabile, poiché, come visto, né il sistema offensivo, né quello difensivo offrono grandi sicurezze. Il ritorno di DeRozan ha riportato tanto talento al servizio di coach Casey, ma più di ogni altra cosa, c’è bisogno di quel calore che solo i tifosi del North Side sono in grado di dare.
Per NBA Passion,
Antonio Greco
Come detto però, il tempo scorre inesorabile e agli albori dell’attuale stagione, i Thunder si sono presentati ai blocchi di partenza con l’intenzione di darsi una svegliata e compiere finalmente il proprio destino, quello di vincere un titolo. Puntualmente il fato ha presentato il suo conto e gli infortuni di Westbrook e Durant hanno messo a serio rischio la qualificazione ai Playoff.
L’inizio è stato pessimo, ma ora la squadra dell’Oklahoma è in netta ripresa: ottavo posto nella durissima Conference occidentale e striscia aperta di 10 W e 3 L. Ma cosa c’è dietro questo straordinario periodo di forma? Innanzitutto le grandissimi prestazioni di Westbrook, il quale sta viaggiando a 31.2 punti, 10.3 assist e 9.1 rimbalzi di media nel mese di febbraio, l’innesto di nuovi giocatori come Augustin, Singler e Kanter e il sistema offensivo di coach Brooks, finalmente rinnovato dopo anni all’insegna di isolamenti e improvvisazione.
L’attacco è basato principalmente sul pick and roll/pop, grazie alla presenza di due ottimi portatori come Westbrook e Durant. Secondo i dati forniti da NBA.com, i Thunder producono 0.85 punti per ogni tiro preso dal portatore nel pick and roll (3° miglior risultato nella lega).
Quest’eccessiva ricerca del pick and roll/pop non è la ragione per cui l’attacco disegnato da Brooks è stato spesso asfittico negli anni, ma invece costituisce il fiore all’occhiello della produzione offensiva di OKC. A partire da un pick and roll/pop, il roster dei Thunder ha un talento tale da sottoporre la difesa avversaria a una difficoltà continua e produrre punti in maniera costante.
Dove però va ricercato il miglioramento delle ultime partite, è, come detto, nel nuovo sistema offensivo di Brooks, caratterizzato da movimenti senza palla più frequenti e riconducibili alla Flex Offense e alla Motion Offense di matrice Spursiana. Non è un caso se nel mese di febbraio i punti prodotti sono saliti fino a 111.8 PPG.










Quando i New York Knicks hanno deciso di privarsi di J.R. Smith e Iman Shumpert, la loro intenzione era quella di praticare la cosiddetta “aggiunta per sottrazione”, ovvero cercare di migliorare la squadra liberandosi di un giocatore considerato deleterio, così come fatto dai Detroit Pistons con Josh Smith, come riportato da Andrew Beaton del “Wall Street Journal”.
In realtà le cose non sono proprio andate come le prospettavano i Knicks, ma dal 5 gennaio, il giorno della trade che ha portato le due guardie ai Cavs, Smith e Shumpert si stanno ritagliando un ruolo sempre più importante nella corsa da 16 vittorie e 2 sconfitte nelle ultime 18 partite da parte di LeBron & Co. Nella partita di domenica sera tra Knicks e Cavaliers, i due giocatori alla corte di David Blatt sono tornati per la prima volta da avversari al MSG e hanno combinato per 21 punti, 8 rimbalzi e 11 assist totali.
Dite che Phil Jackson e soci se ne saranno pentiti della decisione presa nei primi giorni di gennaio?
Per Nba Passion,
Antonio Greco
ANDAMENTO STAGIONALE: 30 W-23 L (6° posto nell’Eastern Conference e 3° nelle Central Division)
Prima dell’inizio di questa regular season, attorno ai Milwaukee Bucks c’era sicuramente grande curiosità per vedere come i giovani Parker e Antetokounmpo si sarebbero comportati e come si sarebbero integrati tra loro. Tuttavia, col passare delle settimane e di partita in partita questa curiosità s’è trasformata in un vero e proprio interesse. I risultati, quantomeno fino alla pausa dell’All Star Game, parlano chiaro: dal peggior record della lega nella stagione 2013/14, fino al 6o posto nell’Eastern Conference.
Coach Kidd, tanto criticato durante la sua esperienza ai Nets, si sta prendendo le sue rivincite e con un gruppo giovane come il suo, sta fecendo divertire tutto il pubblico della lega. Insieme agli Atlanta Hawks si contendono il titolo, seppur fine a se stesso, di sorpresa dell’Est, grazie all’ottimo rendimento di alcuni giocatori e un ottimo sistema difensivo. Analizziamo insieme la loro stagione fino alla pausa per l’All-Star Game.
PUNTI DI FORZA:
-Giannis Antetokounmpo
Altra nota molto positiva della stagione dei Bucks è il rendimento della bench unit, guidata dall’ex Memphis e Dallas, O.J. Mayo. La SG sta mantenendo le medie di 11.8 punti e 2.9 assist a partita, ma oltre a lui sono tre i giocatori che superano i 7.1 punti di media (Henson, Bayless e Ilyasova). E avere una rotazione ampia di giocatori è fondamentale per andare avanti ai Playoffs.
-La difesa
La più grande sorpresa della stagione dei cervi non è però un giocatore, bensì la difesa. Coach Jason Kidd, tanto criticato per il suo operato a Brooklyn, ha messo in piedi un ottimo sistema difensivo e ha portato i Bucks nell’élite delle difese NBA. Principi cardine della fase difensiva sono la protezione del ferro da parte del centro in campo e un grande spirito di sacrificio sui recuperi, in particolare sulle uscite dai blocchi (citofonare ad Antetokounmpo).
-La transizione
È vero che essere una delle squadre più giovani della lega comporta una generale mancanza d’esperienza ai Playoffs, ma sicuramente mette al servizio di coach Kidd tanta velocità in transizione. Nonostante tengano ritmi abbastanza bassi, i Bucks sono sempre pronti a correre da una parte all’altra del campo. Sono 1.18 i punti prodotti a transizione e 1.01 quelli concessi ogni contropiede subito.
Se c’è una nota dolente nella stagione dei Bucks, essa porta sicuramente il nome di Larry Sanders. Il centro ventiseienne aveva saltato 59 partite nella stagione passata, ma la dirigenza dei Cervi ha creduto fortemente in lui e lo ha rifirmato per 44.000.000$ in quattro anni. Le aspettative di rivederlo tornare a registrare le medie del 2012/13 si sono infranti agli albori del mese di gennaio. Sanders non mette piede sul parquet dal 23 dicembre, tra infortuni, sospensioni e svogliatezza e non sembra intenzionato a farlo fino al resto della stagione, come riporta Ric Blucher di Bleacher Report.
Larry Sanders con la canotta n. 8 dei Milwaukee Bucks
-I rimbalzi
Il ritmo di gioco dei Bucks prevede pochi possessi per gli avversari e di norma, anche pochi tiri. Per questo motivo non avere buoni rimbalzisti, come nel caso di Milwaukee, assume una funzione doppiamente negativa. I Bucks sono al 26° posto in NBA per rimbalzi catturati a partita e il leader della squadra in questo fondamentale è una SF come Antetokounmpo. Per questo motivo la dirigenza è molto attiva sul mercato in questo periodo e sta cercando di accaparrarsi un buon lungo prima della trade deadline.
-L’attacco in post
Un’altra ragione per cui i Bucks sono alla disperata ricerca di un lungo sul mercato è la mancanza di un lungo con un buon gioco in post. I vari Zaza Pachulia, Middleton, Kenyon Martin, Ilyasova, Henson ecc. non offrono grandi sicurezze e di conseguenza la squadra si affida al post solo nel 6% delle azioni d’attacco e riescono a produrre punti solo nel 42.6% di queste situazioni.
I RIMANDATI
-Jabari Parker
Scelto con la scelta numero 2 all’ultimo draft, Jabari Parker non ha fatto attendere il suo contributo alla causa dei Bucks. Al momento del suo infortunio era il principale candidato al premio di ROY, facendo registrare le medie stagionali di 12.3 punti e 5.5 rimbalzi. Il futuro sarà sicuramente roseo per l’ex Duke, ma 25 partite sono un campione troppo esiguo per poterlo valutare.
Jabari Parker, ala dei Milwaukee Bucks
-Zaza Pachulia
Che offensivamente non fosse un fenomeno tutti lo sapevano, ma Pachulia sta sorprendendo (quasi) tutti nella propria metà campo. Con lui in campo il defensive rating della squadra è 99.1, mentre senza di lui sale fino a 104.1. Il georgiano sta facendo mancare per il suo apporto a rimbalzo. 6.5 rimbalzi a partita sono troppo pochi per un centro dal suo minutaggio.
PROSPETTIVE PER LA STAGIONE
È vero che in Wisconsin non ci sono più né Richie e Fonzie, né Jabbar e Robertson, ma si può dire che con Parker e Antetokounmpo siano tornati gli Happy Days.
Se la scorsa notte avete fatto le ore piccole per tifare Marco Belinelli e/o semplicemente per godere dello spettacolo dell’All-Star Saturday, avrete avuto modo di apprezzare la prestazione di Wesley Matthews al 3-Point Contest. La shooting guard dei Portland Trail Blazers ha fatto registrare un ottimo punteggio di 22, ma è stato eliminato al primo round, finendo a un solo punto di distacco da Curry e Irving. Poco male per Wesley, che è uno abituato a prendersi le sue rivincite sul parquet.
Resosi eleggibile per il draft del 2009, non viene scelto da nessuno delle trenta franchigie, ma dopo quattro ottime stagioni alla prestigiosa università di Marquette, passare inosservato era impossibile. Matthews si guadagna
la sua opportunità di mettersi in luce alla Summer League di Orlando e convince agli Utah Jazz a offrirgli un contratto di un anno.
Nella notte Iron Man s’è riunito col suo ex compagno di squadra proprio a Salt Lake City, Kyle Korver. Il cecchino degli Hawks ha detto di lui: “Quando arrivò a Utah, non era stato draftato. Lavorava duro, era molto forte, cercava di essere un tiratore migliore, faceva molte domande riguardo la difesa e sui fondamentali di gioco e davvero si è fatto ammirare come persona. È davvero un bravo ragazzo, lo sapete? Teneva solo a migliorare, migliorare e migliorare. Era semplicemente così solido, non faceva molti errori. Wes ha lavorato così duramente e sono felice per lui con la carriera che sta facendo. È incredibile solo vedere dov’è ora e ovviamente il tiratore che è diventato. Chi l’avrebbe mai detto che Matthews potesse guidare L’NBA per triple realizzate? Non l’avreste mai pensato tanti anni addietro in quel training camp. Penso che Wes abbia una grande etica del lavoro e che creda in se stesso e queste due cose l’hanno portato davvero lontano.”
Nonostante partisse da undrafted, giocò tutte le partite delle regular season, di cui 48 da titolare e ricoprì un ruolo fondamentale nella cavalcata dei Jazz verso i Playoffs. Comunque Matthews rimaneva una guardia 3 & D e proprio per cambiare questo suo status lavorò duramente per migliorare il suo jump shot con Jeff Hornacek. Queste le sue dichiarazioni in merito ai suoi miglioramenti nel tiro da tre: “Quando ero a Utah, coach Sloan mi schierava in campo per la mia energia e la mia difesa, ma in fase offensiva ero davvero uno svantaggio. Le squadre avversarie non mi marcavano perché non sapevano molto su di me, quindi il mio uomo era in grado di aiutare su Deron Williams e Carlos Boozer, mentre quando entrava C.J. Miles dovevano rispettare il suo tiro. Non sono un ragazzo a cui piace entrare dalla panchina, così mi assicurai di lavorare con Jeff Hornacek e diventare un giocatore bilaterale, così quando gli avversari m’avrebbero lasciato libero, gliel’avrei fatta pagare e avrei messo dentro il tiro. Ci vuole tanto tempo e tanto impegno e bisogna abituarsi al lavoro. Solo Dio può scrivere una storia del genere, quindi sto solo cercando di non incasinarla. Per me essere all’All-Star Weekend è toccante e ne sono grato. È la seconda volta che sono qui, non male per un ragazzo che non fu draftato. Le nostre carriere sono abbastanza corte, quindi sto solo cercando di vivere tutte le esperienze e riflettere su quello che è stato fatto e detto. Mi sto definitivamente divertendo ora. Sono grato anche solo di fare colazione con alcuni di questi ragazzi: ero solito vedere J.J. Redick al college, Steph Curry e Klay Thompson sono grandissimi tiratori. Quindi solo essere assieme a questi ragazzi è un enorme onore”.
Insomma, se Wesley non fosse stato snobbato da ventinove squadre su trenta, non sarebbe mai diventato quello che è adesso. Nella stagione in corso sta viaggiando a 16.4 punti, 3.6 rimbalzi e 1.2 palle rubate di media in una squadra, i Portland Trail Blazers, che possono vantare un record di 36-17. E proprio sulla sua squadra Matthews afferma: “Ogni volta che vieni stracciato, come è successo l’anno scorso al secondo round, cresci e capisci cosa serve per vincere un titolo. Abbiamo giocato una grandissima serie contro Houston ed era probabilmente la migliore degli ultimi anni, ma ora sappiamo com’è giocare contro i campioni. Ora come ora, abbiamo lo stesso record dell’anno scorso, ma l’anno passato eravamo molto meno propensi agli infortuni. Penso che la nostra panchina e il resto dei giocatori della squadra abbia fatto definitivamente il salto di qualità”.
E Wesley Matthews è uno che di miglioramenti se ne intende.
Per NBA Passion,
Antonio Greco
Lavagna tattica, Bulls: L’attacco sale, la difesa scende
Nel frattempo, nel periodo 2012-2014, Chicago s’è affermata come la migliore difesa della lega, ma anche come il peggiore attacco. Con lo scopo di invertire quest’ultimo trend, il GM Gar Forman ha firmato il sopraccitato Pau Gasol e due ottimi tiratori come Mirotic e McDermott. Di fronte a un attacco che è migliorato però, la squadra di coach Thibs sta subendo il rovescio della medaglia con una difesa che è passata da essere la migliore nella lega fino ad essere il tredicesimo posto per punti concessi. Andiamo a vedere insieme quali sono i segreti di questi Bulls.
Dal punto di vista offensivo Chicago è migliorata sotto il profilo delle individualità e tutto il sistema ne ha giovato. Considerando solo il quintetto titolare, Rose è un ottimo penetratore, Butler un “tuttofare” con pochi eguali nella lega, Dunleavy e Gasol sono dotati di un ottimo tiro e Noah è sempre una presenza importante nel pitturato. Il risultato è un attacco ben assortito, fluido e con ottime spaziature. E in un sistema basato principalmente sul pick and roll/pop come quello dei Bulls, spaziare bene il campo è il punto di partenza sul quale fondare un buon attacco.
E in questa chiave va letta la straordinaria stagione di Gasol, il quale quando ricopre il ruolo di bloccante al portatore, riesce spesso a ricevere per un un tiro aperto, poiché i difensori sul lato debole preferiscono non ruotare su di lui, ma rimanere accoppiati col proprio uomo.
Le ottime spaziature assumono un ruolo particolarmente importante anche durante le penetrazioni, specialmente se in squadra hai D-Rose. Poiché la scelta della maggior parte delle difese NBA è quella di concentrare le penetrazioni sulla linea di fondo, un lato debole ben spaziato consente spesso e volentieri di trovare un tiratore libero per un jump shot, come dimostrano i dati sul tiro da tre: sono 21,4 i tentativi a partita e il 35,9% la percentuale a fronte dei 17,8 e del 34,8% del 2013/14.
Per quanto riguarda i movimenti senza palla, essi seguono spesso la “Flex offense” e la “Shuffle Offense” (se non sapete cosa sono aprite questi linkhttp://www.coachesclipboard.net/FlexOffense.html http://www.coachesclipboard.net/ShuffleOffense.html ). La prima delle due, a causa dei numerosi tagli verso canestro e dei tanti cambi di ruolo, sfrutta la velocità degli esterni e le grandi doti dei due lunghi titolari nel passaggio. Gasol e Noah sono entrambi ai primi posti della lega per tocchi dal gomito.
Per quanto concerne la Shuffle offense invece, essa mette in risalto, oltre alla già citata velocità delle guardie, le abilità in post dei vari Gibson, Noah e soprattutto Gasol. Inoltre, come tutti i tipi di continuity offense, può essere ripristinata da un momento all’altro qualora qualcosa non vada per il verso giusto.
Venendo alle questioni di campo, è evidente come ci sia un problema nella protezione del ferro. Chicago è passata da essere la seconda migliore squadra per punti concessi in area nel 2013/14, fino al 22o posto della stagione in corso. Molte difficoltà derivano dalla scarsa mobilità di Gasol, il quale è lento per marcare un’ala grande e si accoppia con i centri. Di conseguenza Noah, costretto a marcare i 4 avversari, è spesso lontano dal canestro e non può apportare il suo contributo nel pitturato.
Questi problemi emergono soprattutto nelle situazioni di pick and roll/pop, nonstante Thibodeau stia continuando a predicare la difesa ICE, che consiste nel tenere l’attacco sul lato forte e forzare l’avversario a tirare un jump shot dal mid-range semi-aperto. Purtroppo però, Gasol è spesso fuori posizione, in quanto si fa spesso battere in penetrazione oppure, per evitare questa possibilità, marca il portatore di palla a una distanza eccessiva e gli concede un tiro aperto. Anche le statistiche evidenziano un problema di fondo, visto che i Bulls sono la squadra che subisce meno triple, ma anche quella che prende più canestri dal portatore di palla sul pick and roll.
Per i Chicago Bulls l’attesa è finita e con la squadra migliore dell’era post-Jordan, il titolo è finalmente un obiettivo concreto. Se vogliono riportare il Larry O’Brien in Illinois, però, bisogna migliorare ancora in attacco e ritrovare quella compattezza difensiva grazie alla quale sono sopravvissuti senza D-Rose.
Per NBA Passion,
Antonio Greco
Lavagna tattica, Warriors: con un attacco e una difesa al top è lecito sognare
L’attacco a triangolo viene praticato in una versione un po’ particolare, specialmente quando Green è in campo da quattro. In questo caso il numero 23 ricopre il ruolo di stretch four col compito di allargare il campo sul lato debole e migliorare le spaziature. Così il centro di turno ha la possibilità di giocare un uno contro uno in post, senza poter essere raddoppiato. Ma l’aspetto maggiormente positivo derivante dalle ottime spaziature è la possibilità per i vari Curry, Thompson. Iguodala, Barnes ecc. di poter tagliare a canestro facilmente, essendo l’area libera.



Chiaramente la difesa avversaria viene messa in pressione costante perché con i giocatori già citati non sai mai se aspettarti una penetrazione o un jump shot, quindi anche la minima indecisione può risultare fatale.
Per quanto riguarda il sistema di Popovich, Kerr ha ereditato da lui la motion offense, sia sul lato forte (motion weak), sia sul lato debole (motion strong).
Il risultato di questa unione tra motion offense e triangle offense è un attacco che muove molto la palla ed è primo nella lega per numero di assist e percentuale da tre. Oltre a questi due tipi di attacco, si denota una forte influenza anche della 7 seconds or less offense. Alvin Gentry, attuale vice allenatore dei Warriors, ha collaborato per 5 anni con Mike D’Antoni sulla panchina dei Suns e grazie anche ai ritmi alti Golden State è il primo attacco della lega per punti segnati.
Se il lavoro di Kerr sulla fase offensiva può essere considerato un miracolo, quello sulla fase difensiva non è da sottovalutare. Sebbene i Warriors siano la sedicesima difesa della lega per punti subiti, va anche detto che bisogna tener conto dei già citati ritmi alti. Sono la squadra a subire più tiri, ma sorprendentemente, sono anche quella che concede la percentuale minore. La filosofia di Curry & Co. è quella di portare molti raddoppi, o fintare di farlo e accettare i cambi. E il roster comprende giocatori come Green, Livingston, Iguodala, Thompson e Barnes, tutti in grado di difendere come su un’ala grande, così su una guardia.
Ovviamente non basta solo accettare i cambi per entrare nell’élite delle difese NBA. Una delle chiavi che sta portando i Warriors al successo è la difesa sui pick and roll, comunemente chiamata “Ice”. Questa tecnica consiste nel far rimanere il portatore di palla sul lato forte e concedergli un long two, il tiro meno remunerativo di tutti, o un passaggio difficile per il bloccante. I due difensori cercano di prevenire la penetrazione e proteggere l’area, mentre i due attaccanti vengono “congelati” e costretti a prendere un tiro di discreta qualità dal mid-range.
Vince Carter si è sottoposto a una risonanza magnetica, la quale ha rivelato che il trentottenne attualmente in forza ai Grizzlies ha subito un piccolo danno al tendine del piede sinistro. Vinsanity sarà sottoposto a ulteriori accertamenti nel corso della settimana, ma le prime indiscrezioni parlano di uno stop superiore ai sette/dieci giorni. Il calendario però non è di quelli più probitivi per i Grizzlies e nel ruolo di SG/SF la franchigia del Tennesse non ha particolari problemi, vista la presenza di Tony Allen, Jeff Green e Courtney Lee in roster.
Come riportato dal sito ufficiale della NBA, Milos Milisavljevic, point guard dei Santa Cruz Warriors, affiliata in D-League dell’omonima squadra con sede ad Oakland, sta lavorando duramente per ricevere una chiamata durante il draft del prossimo giugno. Il Serbo ha rifiutato molte offerte da team militanti in Eurolega per volare oltreoceano e farsi notare dagli scout NBA. Il 21enne sta viaggiando a 4,9 punti di media, 1,4 assist e 1,4 rimbalzi di media in dodici minuti a partita, ma è soprattutto noto per le sue abilità di difensore.
In fase offensiva il coach naturalizzato israeliano ha accantonato, almeno momentaneamente, la Princeton Offense, un tipo di pallacanestro molto cerebrale che prende il nome dalla Princeton University, la stessa frequentata dall’ex Treviso. L’attacco Princeton prevede un grande movimento di palla e giocatori e richiede grande sincronismo e gioco di squadra. Blatt aveva sempre predicato questo schema offensivo nel corso della sua carriera da allenatore, ma del resto giocare una pallacanestro intellettualmente sopra la media con J. R. Smith in roster non è nemmeno da prendere in considerazione. A parte gli scherzi, il Princeton Offense è stato accantonato vista l’assenza di un vero giocatore da post, un pivot tecnicamente eccellente (si sente la mancanza di Varejao), assolutamente necessari per mettere in pratica questa strategia e la tendenza di Irving a creare un buon tiro per sé, piuttosto che per i suoi compagni.
Nonostante questo cambiamento in corso d’opera, i Cavs hanno migliorato il proprio rendimento offensivo e nelle ultime nove partite hanno segnato 110 PPG a fronte di una media stagionale di 101,7 punti. Dove vanno ricercate le cause di questo aumento? Ovviamente nelle capacità dei singoli: quasi ogni volta che i Cavaliers riescono a far muovere la retina, l’impressione è che sia merito più del talento individuale che della mera organizzazione. Sicuramente sarebbe molto riduttivo considerare il sistema offensivo degli uomini in wine and gold come una serie di isolamenti, ma non si sbaglierebbe di tanto. L’idea è quella di attaccare i mismatch e sul primo passo, di giocare molti “penetra e scarica” e pick and roll/pop con Mozgov/Love da bloccante.







Ma il miglioramento più evidente si è verificato in fase difensiva con la trade di Mozgov. Dal punto di vista delle individualità, Love concede il 55.2% al ferro ai suoi avversari, mentre il russo il 50.4%. Da un punto di vista tattico, invece, l’arrivo del centro ex Denver ha sostanzialmente migliorato la difesa a zona 3-2 match up, grazie alla quale Blatt ha trionfato nell’ultima Eurolega. Mozgov era già stato allenato dal coach ex Maccabi con la sua nazionale e quindi era già a conoscenza degli schemi difensivi del suo attuale allenatore. Nel quintetto “piccolo” col Beach Boy da centro, non c’era un vero rim protector e la scelta era quella di essere molto aggressivi e accettare i cambi sui blocchi, sfruttando l’atletismo dei propri giocatori. Tuttavia per apprendere una difesa del genere serve tempo e troppo spesso si verificavano dei cali di tensione o delle catture letture difensive, molte volte dettate dalla mancanza di comunicazione tra i giocatori, che risultavano fatali.
Fiumi di parole sono stati scritti su questi Cleveland Cavaliers versione 2014/15 e si è cercato in ogni modo possibile di prevedere il loro destino nella postseason. Tuttavia l’impressione è che ogni pronostico perda il tempo che trova, poiché com’è ovvio che sia in un gruppo così talentuoso, tutto dipende da come i Big 3 collaboreranno tra loro e con gli altri. Certo è che se diventeranno una vera squadra, non ce n’è per nessuno.
NBA Rumors e Market: Pistons e Cavs alla ricerca di una PG
L’infotunio di Brandon Jennings ha evidentemente scombussolato i piani dei Detroit Pistons e ha lasciato la regia della squadra nelle mani di D.J. Augustin. Visti i risultati del “Josh Smith effect” i tifosi immaginavano già la Motor City di nuovo ai Playoff e i più ottimisti sognavano addirittura qualcosa in più di un primo turno, ma anche i più fantasiosi hanno dovuto rivedere i propri ponostici per la postseason.
Nonostante Augustin abbia a dir poco convinto anche i più scettici durante la partita contro i Raptors, la prima senza l’ex Virtus, mettendo a referto 35 punti e 8 assist, la dirigenza sembrerebbe voler aggiungere un altro tassello al backcourt della squadra .
Secondo quanto riporta Sam Amico di “Fox Sports Ohio”, in questo momento i nomi più caldi in ottica Pistons sono Jordan Farmar, Marquis Teague e Peyton Siva. Il primo ha recentemente ricevuto una buonuscita dai Clippers ed è attualmente senza squadra. Gli altri due invece militano in D-League e potrebbero firmare un contratto di dieci giorni, durante i quali cercarsi di guadagnare la riconferma in squadra. Le piste che portano a Pablo Prigioni e Lorenzo Brown, giocatore dei Grand Rapids Drive, squadra affiliata ai Pistons in D-League, sembrano invece essersi raffreddate.
Stando sempre alle parole di Sam Amico, anche i Cleveland Cavs sarebbero alla ricerca di una PG da aggiungere al proprio roster, poichè Matthew Dellavedova non ha convinto nè coach Blatt, nè il GM Griffin, nè i tifosi. Anche la franchigia dell’Ohio cercherà di accaparrarsi un free agent.
Per Nba Passion,
Antonio Greco





























































































































































