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Lavagna tattica, Cavs: tutti i segreti dei recenti successi

di Antonio Greco
Già prima dell’inizio della regular season, erano in molti a nutrire dei dubbi sulla prima metà di stagione dei Cavaliers. Ovviamente a LeBron & Co. sarebbero serviti alcuni mesi di assestamento prima di iniziare a macinare vittorie ed è per questo che decifrare i loro risultati è un’operazione molto complessa, ma nemmeno agli occhi dei tifosi più ottimisti, l’annata dei Cavs, almeno fino ad ora, è risultata positiva. Poco più di due mesi fa su questo stesso sito avevamo esaminato l’allora disastrosa situazione nella città sul lago. Oggi, a circa settanta giorni e trenta partite di distanza Kirk, Amundson e soprattutto Waiters sono stati scambiati per arrivare a J. R. Smith, Iman Shumpert e Timofey Mozgov, chiamato a sostituire l’infortunato Varejao. Ma quello che più di ogni altra cosa è cambiato è l’atteggiamento generale della squadra, ora più attenta a evitare quei cali di tensione, soprattutto in fase difensiva, che hanno condizionato in negativo i primi due o tre mesi di gestione Blatt. Da quando LeBron è tornato dall’infortunio sono arrivate una sconfitta in casa dei Suns e nove vittorie, ma soprattutto un netto miglioramento sia in attacco, sia in difesa.
In fase offensiva il coach naturalizzato israeliano ha accantonato, almeno momentaneamente, la Princeton Offense, un tipo di pallacanestro molto cerebrale che prende il nome dalla Princeton University, la stessa frequentata dall’ex Treviso. L’attacco Princeton prevede un grande movimento di palla e giocatori e richiede grande sincronismo e gioco di squadra. Blatt aveva sempre predicato questo schema offensivo nel corso della sua carriera da allenatore, ma del resto giocare una pallacanestro intellettualmente sopra la media con J. R. Smith in roster non è nemmeno da prendere in considerazione. A parte gli scherzi, il Princeton Offense è stato accantonato vista l’assenza di un vero giocatore da post, un pivot tecnicamente eccellente (si sente la mancanza di Varejao), assolutamente necessari per mettere in pratica questa strategia e la tendenza di Irving a creare un buon tiro per sé, piuttosto che per i suoi compagni.
Nonostante questo cambiamento in corso d’opera, i Cavs hanno migliorato il proprio rendimento offensivo e nelle ultime nove partite hanno segnato 110 PPG a fronte di una media stagionale di 101,7 punti. Dove vanno ricercate le cause di questo aumento? Ovviamente nelle capacità dei singoli: quasi ogni volta che i Cavaliers riescono a far muovere la retina, l’impressione è che sia merito più del talento individuale che della mera organizzazione. Sicuramente sarebbe molto riduttivo considerare il sistema offensivo degli uomini in wine and gold come una serie di isolamenti, ma non si sbaglierebbe di tanto. L’idea è quella di attaccare i mismatch e sul primo passo, di giocare molti “penetra e scarica” e pick and roll/pop con Mozgov/Love da bloccante. Irving ha un mismatch favorevole con AldridgeKyrie accentra tutte le attenzioniLa difesa si dimentica di IrvingKyrie mette il tiro da tre
In quest’azione Irving ha un mismatch favorevole con Aldridge e decide di attaccarlo sul primo passo. In tal modo accentra su di sè le attenzioni di tutta la difesa. In questa situazione molti giocatori prenderebbero un tiro difficile ma l’MVP degli scorsi mondiali vede Dellavedova e Shumpert liberi. Kyrie serve l’australiano e sfrutta i blocchi di Thompson e Mozgov per liberarsi e mettere la tripla.
Parlando proprio dei due lunghi titolari, questi sembrano completarsi a vicenda: non si tratta solo del fatto che Love dia il proprio meglio in attacco e Mozgov in difesa, ma anche della tendenza del russo di giocare nel cuore del pitturato e quella del Beach Boy a giocare sul perimetro. Tuttavia si avverte la mancanza di un lungo davvero pericoloso in post e di un buon ricambio per il frontcourt che non sia Tristan Thompson.James e Mozgov giocano un pick and rollMozgov esegue il roll e Love riceve con spazioLove mette la tripla
LeBron e Mozgov giocano un pick and roll in punta. Il russo taglia a canestro come da copione e così facendo, crea spazio per Love sul perimetro, visto l’aiuto eccessivo di Taj Gibson.
Per quanto riguarda la trade che ha portato nella città sul lago J. R. Smith e Shumpert, anch’essa sta dando i frutti sperati. Essendo l’attacco dei Cavs basato sulle penetrazioni di Irving e James, aver sostituito un giocatore come Waiters, il quale ha bisogno anche lui di avere la palla in mano per entrare in ritmo, ha ricoperto un ruolo fondamentale nei successi recenti della franchigia. Nella stagione 2014/15 J. R. sta tirando il 40.4% dei suoi tiri in catch and shoot, Shump il 41.5% mentre Waiters il 24.6%; inoltre le percentuali da tre sono superiori al 36% per gli ex Knicks, mentre la guardia attualmente in forza ai Thunder sta viaggiando a un più modesto 25,6%.
Dellavedova e Thompson giocano un pick and rollThompson taglia a canestroJ.R. Smith mette la tripla
Situazione analoga a quella precedente, ma cambiano gli interpreti: su un’azione di pick and roll tra Dellavedova e Thompson, il marcatore diretto della PG rimane dietro. Così l’uomo di Smith è costretto ad aiutare e J. R. mette la tripla.
Ma il miglioramento più evidente si è verificato in fase difensiva con la trade di Mozgov. Dal punto di vista delle 
individualità, Love concede il 55.2% al ferro ai suoi avversari, mentre il russo il 50.4%. Da un punto di vista tattico, invece, l’arrivo del centro ex Denver ha sostanzialmente migliorato la difesa a zona 3-2 match up, grazie alla quale Blatt ha trionfato nell’ultima Eurolega. Mozgov era già stato allenato dal coach ex Maccabi con la sua nazionale e quindi era già a conoscenza degli schemi difensivi del suo attuale allenatore. Nel quintetto “piccolo” col Beach Boy da centro, non c’era un vero rim protector e la scelta era quella di essere molto aggressivi e accettare i cambi sui blocchi, sfruttando l’atletismo dei propri giocatori. Tuttavia per apprendere una difesa del genere serve tempo e troppo spesso si verificavano dei cali di tensione o delle catture letture difensive, molte volte dettate dalla mancanza di comunicazione tra i giocatori, che risultavano fatali.
Knight e Dudley giocano un pick and rollDudley taglia a canestroDudley è libero in areaDudley esegue un jump shot
Situazione d’attacco per i Milwaukee Bucks. Nel pitturato non sono presenti nè maglie verdi, nè maglie bianche, quindi Dudley porta un blocco al portatore e poi taglia a canestro. LeBron sbaglia la lettura difensiva, poichè sul pick and roll Waiters era riuscito a contenere bene Knight. I Bucks formano un triangolo con Parker a fare da sponda. In questo caso tutti rimangono accoppiati, erroneamente, col proprio uomo e Dudley può segnare un jump shot facile.
Con Mozgov e Shumpert, invece, la musica è diversa e si tende a canalizzare tutte le penetrazoni nella zona del pivot russo, o comunque sulla linea di fondo. Ovviamente c’è ancora molto da migliorare, visto che le rotazioni perimetrali e le letture del lato debole non sono ancora ottime. Sono ancora troppe le volte in cui i vari Irving, Smith o Love di turno dimenticano di “accompagnare” il proprio uomo sui movimenti senza palla e “consegnarlo” al difensore di competenza, ma è innegabile che i Cavs siano sulla strada giusta.
Burke e Gobert giocano un pick and rollBurke è triplicato ed è costretto a passarla a Eijah MillsapMillsap trova Mozgov al ferro e viene stoppato.
Su un pick and roll giocato dai Jazz, Dellavedova rimane arretrato. LeBron è costretto ad aiutare, ma fa un grande lavoro difensivo ostruendo la linea di passaggio per Millsap. Burke viene circondato da quattro maglie bianche e riesce a servire il compagno di squadra quando ormai è troppo tardi. Millsap va dritto dritto nella tana del lupo e viene stoppato da Mozgov.
Fiumi di parole sono stati scritti su questi Cleveland Cavaliers versione 2014/15 e si è cercato in ogni modo possibile di prevedere il loro destino nella postseason. Tuttavia l’impressione è che ogni pronostico perda il tempo che trova, poiché com’è ovvio che sia in un gruppo così talentuoso, tutto dipende da come i Big 3 collaboreranno tra loro e con gli altri. Certo è che se diventeranno una vera squadra, non ce n’è per nessuno.

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