Home NBA, National Basketball AssociationNBA News WNBA, caso Griner: “La mia intenzione non era introdurre droga in Russia”

WNBA, caso Griner: “La mia intenzione non era introdurre droga in Russia”

di Carmen Apadula
Griner Russia droga

Brittney Griner è detenuta ormai da metà febbraio, dopo che la polizia russa aveva trovato nel suo bagaglio delle cartucce da svapo contenenti olio di hashish.

Durante il processo, la giocatrice si è dichiarata colpevole delle accuse, ma afferma di aver introdotto quelle cartucce nel Paese senza alcun intento criminale, e di averle inserite in valigia senza pensarci troppo, presa dalla concentrazione del viaggio.

La Griner ha potuto testimoniare per la prima volta nel suo processo, e ci ha tenuto particolarmente a fare presente che nel momento in cui è stata arrestata, le sono stati fatti firmare dei documenti ma “nessuno mi ha spiegato nulla”. La giocatrice ha poi aggiunto che non ha ricevuto spiegazioni riguardo ai suoi diritti da detenuta oppure all’accesso ad un avvocato durante le ore immediatamente successive al suo arresto.

La 31enne non ha poi resistito all’emozione, confessando che ha sempre seguito le regole e ha sempre cercato di non deludere la sua squadra. “La mia carriera è tutta la mia vita” ha aggiunto. “Gli ho dedicato tutto: tempo, corpo, tempo lontano dalla mia famiglia. Ho trascorso sei mesi all’anno lontano da tutti e con un enorme differenza di fuso orario”.

La Griner ha detto di non sapere ancora come l’olio di hashish sia finito nella sua valigia, ma ha spiegato che il suo medico l’ha autorizzata a farne uso per alleviare alcuni dolori cronici causati da infortuni passati. “Ancora oggi non capisco come quelle cartucce siano finite nelle mie valigie” ha detto la giocatrice, che era perfettamente a conoscenza della legge russa, e sapeva che quest’ultima vieta l’olio di hashish.

“Non avevo alcuna intenzione di usare o tenere una sostanza proibita in Russia” ha detto la Griner, che comprende le accuse mosse contro di lei. “Se quelle cartucce si trovano accidentalmente nelle mie borse, me ne assumo la responsabilitĂ , ma non avevo intenzione di contrabbandare o pianificare di contrabbandare qualcosa in Russia”.

La giocatrice ha ricordato di essere stata fermata all’aeroporto Sheremetyevo di Mosca il 17 febbraio e che, insieme ad un interprete che le ha fornito solo una traduzione sommaria, non ha ricevuto nĂ© una spiegazione dei suoi diritti nĂ© un accesso al suo avvocato, ma solo alcuni documenti. “C’erano dei documenti che ho dovuto firmare” ha detto. “Posso solo supporre che riguardassero la perquisizione e le cartucce. Non mi hanno spiegato il contenuto di quei fogli, non sapevo esattamente cosa stavo firmando”. 

Poi ha preso il telefono e ha contattato la moglie e il suo agente e, dopo diverse ore, le è stato finalmente permesso di consegnare i suoi effetti personali a un avvocato prima di essere portata via in manette. Ha detto di aver ricevuto solo una traduzione sommaria delle accuse ricevute durante l’indagine e che “le traduzioni non erano molto buone. Le parole esatte sono state: ‘Fondamentalmente lei è colpevole'”.

Ora, la Griner rischia fino a 10 anni di carcere se verrĂ  condannata, e i processi in Russia procedono anche dopo una dichiarazione di colpevolezza. Dunque si è ipotizzato che la sua ammissione fosse un tentativo di far avanzare il processo legale, nella speranza di un possibile scambio di prigionieri. Il Segretario di Stato americano Antony Blinken ha infatti offerto un accordo alla Russia per riportare a casa la stella della WNBA e Paul Whelan (altro detenuto) in cambio del trafficante d’armi russo Viktor Bout. 

La prossima sessione del processo è stata fissata per il 2 agosto, ma non è chiaro quanto durerĂ . Il tribunale ha tenuto cinque brevi sessioni precedenti, e la detenzione della giocatrice è stata autorizzata fino al 20 dicembre. Elizabeth Rood, incaricata d’affari dell’Ambasciata statunitense in Russia, che ha assistito al processo, ha detto che i funzionari americani “continueranno a monitorare il caso della signora Griner molto da vicino, così come il caso di tutti i cittadini statunitensi detenuti in Russia”. 

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