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Imparare dal passato per migliorare il futuro
Anche questo intenso, intensissimo, anno di NBA si è concluso. In casa Oklahoma City Thunder non ci si può di certo lamentare, anche se restano però grandi rimpianti. É stato un anno ricco di vittorie ma anche di inaspettate sconfitte che in un percorso come quello dei Thunder servono eccome per crescere. Una franchigia con una storia non proprio come le altre, una squadra che da qualche anno a questa parte sta cercando di ritagliarsi un ruolo importante nella lega di pallacanestro più famosa del mondo.
Dopo una regular season finita al terzo posto nella Western Conference la franchigia dell’Oklahoma entrava ai playoff non proprio come favorita. Dopo l’agevole passaggio del turno contro Dallas sulla strada dei Thunder si sono presentati i San Antonio Spurs, grandi candidati al titolo finale. L’opinione di gran parte degli appassionati a riguardo era pressochè la stessa: in massimo cinque gara la banda di coach Pop si sarebbe sbarazzata di questi ragazzi. Ma il basket, si sa, non è una scienza esatta e in sei gare Westbrook Durant e compagni sono usciti vittoriosi sugli Spurs. Una vittoria inaspettata che ha lasciato tutti (o quasi) di stucco. Una serie con la quale il duo Westbrook-Durant ha voluto dare al mondo un messaggio chiaro e ben definito “Ci siamo anche noi.”
Nella serie successiva contro i Golden State Warriors, una delle squadre più forti della storia, queste convinzioni si sono rafforzate ulteriormente. Nelle prime quattro gare i Thunder hanno lasciato le briciole ai californiani, annullando Curry e compagni in gara tre e in gara 4 come nessuno aveva fatto mai.
Ma in quella fatidica gara 6 delle finali di conference, i limiti della squadra di Billy Donovan si sono palesati sotto gli occhi di tutti. Nei minuti finali, dopo aver condotto la partita per gran parte del tempo, i Thunder si sono buttati via con scelte scellerate e senza senso. Nella gara successiva sapete tutti come è andata, ma lo snodo cruciale di quei magnifici Thunder è stato nei momenti finali di quella gara 6: i tiri forzati di Durant che non sono entrati, le decisioni in stile Mr Hyde di Russell Westbrook e la conseguente sconfitta.
Quella partita è stata forse la più grande motivazione del perchè, qualche mese dopo, Kevin Durant ha deciso di lasciare l’Oklahoma e di legarsi ai tanto odiati Golden State Warriors. Una scelta sulla quale si potrebbero dire tante cose ma dalla quale è emersa una verità che agli occhi dei tifosi dei Thunder fa molto male: “Giocare con Russell Westbrook e giocare come vuole giocare lui porta inevitabilmente alla sconfitta.”
Dopo questa decisione di Durant e il relativo rinnovo di Russell Westbrook qualcosa riguardo lo stesso numero #0 è cambiata. Le opinioni su di lui sono mutate radicalmente, tanto che gran parte dei suoi detrattori sono diventati i suoi migliori fans. Una cosa però è rimasta la stessa e probabilmente lo resterà fino al termine della sua carriera: il suo atteggiamento. Russell non ha cambiato il suo modo di essere nè tantomeno il suo modo di giocare, sempre con passione e amore verso questo sport indipendentemente dalle opinioni altrui.
A Oklahoma è iniziato un corso che fa del numero #0 l’asse portante dei Thunder come abbiamo visto in questo inizio di stagione. Nessuno, e sottolineo nessuno, si aspettava un rendimento del genere da parte di OKC.
Il quarto posto nella Western Conference (al pari degli Utah Jazz) va oltre le più rosee delle aspettative, ma attenzione a non farvi trarre in inganno dalla classifica dopo solamente 34 partite di regular season.
Nel 2017 i Thunder dovranno confermare quanto di buono fatto finora e cercare di migliorare ulteriormente per puntare chissà a qualcosa in più di un semplice primo turno di playoff.
Il futuro dei Thunder passerà inevitabilmente dalle performance di Westbrook Adams e Oladipo, con quest’ultimo che dovrà dimostrare di essere maturato e di essere un giocatore sul quale i Thunder possano fare affidamento.
Diverso invece il discorso per Steven Adams che dovrà essere più concentrato e attento soprattutto in difesa dove in questa stagione ha faticato molto.
L’obbiettivo di quest’anno per i ragazzi di Billy Donovan sarà quello di migliorare e diventare una squadra più matura e consapevole dei propri mezzi, passando anche per la crescita di alcuni ragazzi come Domantas Sabonis. Accontentarsi di un quinto o di un sesto posto sarebbe sbagliato, perchè una squadra che vuole vincere e affermarsi deve sempre puntare al meglio, seppur con le dovute limitazioni.
Imparare dal passato per migliorare il futuro, l’imperativo in casa Oklahoma City Thunder.








La faccia di chi sa di aver scritto la storia ed aver battuto un record che sembrava inarrivabile. Con la vittoria contro Memphis, i Warriors raggiungono quota 73 vittorie stagionali, superando il primato appartenuto ai Bulls di Jordan. A quella squadra apparteneva Steve Kerr, artefice di quest’altro successo. Però per Golden State la stagione non finì altrettanto bene.
uno dei migliori giocatori che abbiano calcato quel palcoscenico. L’immagine rappresenta il numero 24 gialloviola che saluta per un’ultima volta il pubblico che lo ha amato. Mamba out.
Draymond Green colpisce con un calcio nelle parti basse Steven Adams, mettendolo ko. Questo è solo uno dei quattro flagrant fouls che impediscono al numero 23 dei Warriors di disputare gara-5 delle Finali.
l’anno. La stoppata di LeBron James su Andre Iguodala è rimasta il simbolo del dominio del “Re” sia dal punto di vista fisico sia da quello tecnico e della vittoria dei Cavaliers.
LeBron James abbraccia il suo compagno Kevin Love e scoppia in lacrime sul parquet dell’Oracle Arena. È finalmente il titolo con la sua Cleveland, che desiderava fin da bambino e non era ancora mai arrivato.
(quasi) tutti gli appassionati. KD si schiera dalla parte dei vincenti e lascia da solo Russell Westbrook, che nel frattempo ha preso più saldamente le redini della squadra.
Dwyane Wade cambia aria. Flash approda a Chicago, dove i Bulls, insieme a Butler e all’altro neo-acquisto Rajon Rondo, hanno grandi ambizioni.
La squadra statunitense si mette in posa per quest’immagine dopo aver vinto il terzo oro olimpico consecutivo e il sesto su sette apparizioni dal 1992, l’anno del Dream Team. Sì scontato il trionfo (+30 in finale sulla Serbia), ma il meno scontato tra tutte le sei vittorie, anche a causa di un roster privato di molte stelle.
in una serata da brividi a Springfield. Julius Erving, Bill Russell, Alonzo Mourning e Isiah Thomas presentano i tre ex-giocatori che emozionano il pubblico con i loro
Nell’immagine Kevin Garnett con il pugno sul petto, uno dei suoi gesti tipici. Nel 2016, oltre a Kobe Bryant e Tim Duncan, si ritira anche KG, alla sua maniera, senza un farewell tour o una partita d’addio.
Craig Sager viene sconfitto dalla leucemia. È questa la terribile notizia che sconvolse il mondo dello sport il 15 dicembre. Una tra le icone sportive statunitensi abbandona la lotta iniziata nel 2014 e tutto il mondo si stringe a lui.
da tre punti di Kyrie Irving è diventato “The Shot”, un rifacimento di ciò che decise le Finals diciotto anni prima. Il tiro della guardia dei Cavs è ciò che decise la partita e portò nell’Ohio il titolo mai arrivato prima.