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Negli Stati Uniti è molto comune l’espressione “Fear the Beard”, riferita al Barba, ovvero sia James Harden, uno dei talenti più in forma in questo inizio di stagione NBA. Harden non è un atleta normale ed è proprio per questo che è un giocatore da temere, un campione che scatena quella sana paura sportiva negli avversari.

James Harden
Fear the Beard
Prima di ritagliarsi uno spazio tra i migliori cestisti della NBA, James Harden si è creato un personaggio con uno stile tutto suo, in particolare per la barba, che lo contraddistingue da tutti gli altri giocatori della lega e che cura minuziosamente ogni due settimane (così dicono nell’ambiente).
Dalla sua esplosione nel 2012, quando ha raggiunto le Finals con gli Oklahoma City Thunder, il Barba non si è più fermato, mettendo a referto prestazioni super, una dopo l’altra; e pensare che nei Thunder non faceva neanche parte del quintetto base.
Non strofinatevi gli occhi, avete letto bene, James Harden era il sesto uomo di quella squadra, sembra impossibile, ma era proprio così. D’altra parte sarebbe stato altrettanto anormale lasciare in panchina un altro fenomeno come Westbrook, suo sostituto “naturale” e così, la stagione successiva, il Barba ha deciso di non accettare l’offerta di rinnovo da parte dei Thunder e di firmare un super contrattone con gli Houston Rockets, cominciando una nuova avventura, nella quale non sarebbe stato più un semplice comprimario, ma, finalmente, un primo violinista.
Sicuramente James Harden ha pensato più a se stesso e al suo conto in banca, però la sua scelta, condivisibile o meno, è dettata dal fatto che un giocatore del suo spessore non avrebbe potuto continuare ad essere “soltanto” un sesto uomo (con tutto il rispetto per chiunque faccia questo mestiere). Il numero 13 è un attaccante fenomenale ed è molto spesso in aria di tripla doppia, solitamente per punti segnati, assist serviti e rimbalzi catturati; in questa stagione ha una media di 28,5 punti a partita e, come se non bastasse, smista assist da panico (con una media di 12,8 assist a partita). Queste cifre non sono una casualità, sia chiaro, perché nella stagione 2014/2015 ha fatto registrare una media di 27,4 punti a partita, raggiungendo le finali di Conference e alzando bandiera bianca soltanto di fronte ad una corazzata come quella dei Warriors, poi laureatisi campioni NBA e la scorsa stagione ha chiuso con 29 punti di media a partita, con i suoi Rockets che hanno raggiunto i Playoff, ma hanno perso al primo turno ancora contro Golden State.
James Harden 2.0
I Rockets sono reduci, dunque, da due stagioni fallimentari viste le grosse aspettative che si avevano sull’accoppiata Dwight Howard – James Harden. Quest’anno Superman (che poi tanto super non è) giocherà ad Atlanta, la sua città natale; Houston, invece, ha un nuovo coach, un certo Mike D’Antoni, ma il roster non sembra all’altezza dell’obiettivo più ambito.
Difficile pensare che Trevor Ariza, Clint Capela o Patrick Beverley possano cambiare le sorti di questa stagione, così come i nuovi acquisti come ad esempio Eric Gordon; Houston non brilla nella lucente costellazione della Western Conference e se dovessero raggiungere i Playoff sarebbe già un ottimo risultato.
Comunque sia, con un paio di acquisti di livello, Houston potrebbe sicuramente lottare per il titolo, ma in questa situazione è impossibile pensare che Harden, da “solo”, possa portare alla franchigia di Houston quel titolo che manca ormai da più di vent’anni.
Dal canto suo, il Barba non ha nemmeno bisogno di doversi iscrivere alla corsa per l’elezione del prossimo MVP, è presente nella lista di diritto. I suoi numeri sono da top player (è già a 3 triple doppie in 12 partite giocate) e anche se non è un uomo di tante parole, sa essere un leader eccezionale. L’unico punto a suo sfavore è che non è un gran difensore, ma dall’altra parte del campo sa essere “letale” e se riuscirà a mantenersi su questi livelli per tutta la stagione potrà vincere questo premio; gli altri pretendenti sono già avvisati.
Houston, avete un problema! Ma di certo non si chiama James Edward Harden Jr.!























