Eccoci, dunque, e buona grazia se siamo ancora qui sani e non siamo stati distrutti e distratti dalle polemiche. C’era poco da polemizzare, comunque: l’Italia che va a giocarsi l’Eurozona ha messo d’accordo tutti.
Nel senso peggiore, però, perché la convinzione general-generica è che arriveranno solo pesci in faccia e non pani nelle ceste, nelle gerle.
Eurozona militare
All’alba del secondo decennio nel Duemila, qualcuno ebbe a definire oriundi e naturalizzati “nuovi italiani”.
Usanza tricolore, quella di chiamare con nome più chic qualcosa che moralmente non è accettato da tutti, quando poi semplicemente bisognerebbe dividere tra giocatori validi e scarsi.
Pazienza pure, con la convinzione che ad ogni modo la sostanza non cambia, e allora eccoli i nuovi italiani: Abass, Biligha, Burns, Filloy ed Hackett, tutti bravi (chi più, chi meno) ma non fenomeni.
Parrebbe un’Armata Brancaleone, più che un’Armada Invencible , ricordando che questa però rimase nella leggenda dalla parte sbagliata mentre quell’altra è parte della nostra identità culturale.
Provocazioni intellettuali a parte, l’Italia parte a fari spenti ma, speriamo, a motori accesi, magari ingolfati dalle assenze, ma pur sempre accesi.
Eurozona traffico limitato
Sarà un’Eurobasket che porta su di se le polemiche sulle nazionali, come già detto, e un Eurobasket per pochi.
Merito di chi, fino al 2021, ha concesso al privato criptato la Nazionale, che invece proprio perché “nazionale” dovrebbe essere alla portata di tutti.
Invece se la godranno in pochi, gli altri semmai cercheranno canali streaming o magari, se Radio RAI si metterà a disposizione, la ascolteranno come facevano i nonni quando ancora l’immagine non dominava.
Chi non ha SKY o si organizzerà con un amico o elemosinerà spazio al bar o al pub.
Un peccato, perché prima del 2021 non avremo altre kermesse europee, e quindi la possibilità di portare a casa un titulo, considerando che Mondiali e Olimpiadi sono appannaggio degli ‘mmerigani.
Chissà però se non riesca il colpaccio a questo giro…

