Three Points – Le Due Torri

di Stefano Belli
Los Angeles Lakers

La stagione NBA, sebbene ancora alle battute iniziali, sta ormai entrando nel vivo. Tra infortuni vari, assetti ancora da trovare e i fisiologici tempi di ambientamento dei volti nuovi, il filo di questo 2017/18 è ancora tutto da dipanare. Questa prima manciata di partite, però, ci ha lasciato già alcuni spunti interessanti. Come ogni venerdì andiamo ad analizzarne tre; è il momento di una nuova edizione di ‘Three Points’!

 

1 – Le Due Torri

Demarcus Cousins e Anthony Davis, le Due Torri dei Pelicans

Demarcus Cousins e Anthony Davis, le Due Torri dei Pelicans

Se la copertina della scorsa settimana era giustamente dedicata a Giannis Antetokounmpo, oggi invece tocca a due giocatori di cui a volte ci si dimentica, in una lega affollata di stelle come la NBA. Le Due Torri dei New Orleans Pelicans, Anthony Davis e DeMarcus Cousins, stanno letteralmente spadroneggiando in queste prime settimane.

Dopo una stagione da rookie non esaltante (anche per via dei continui infortuni), il numero 23 è sempre stato sulla cresta dell’onda. Al suo secondo anno è stato chiamato all’All Star Game, al terzo ha trascinato New Orleans ai playoff, il quarto ci ha regalato una prestazione da 59 punti e 20 rimbalzi (contro i Detroit Pistons) e si è chiuso anzitempo a causa dell’ennesimo infortunio, mentre il quinto ha portato il primo trofeo, quello di MVP di un ASG ‘diversamente competitivo’. Che AD sia ormai nell’elite dei più grandi è fuori discussione. Questi primi scampoli di 2017/18 ci stanno mostrando il solito, mostruoso Davis: 33 punti e 18 rimbalzi all’esordio contro Memphis, 35+15 contro Golden State, 27+17 (con 3 stoppate e 3 palle rubate) in casa dei Lakers. Dopodichè sono arrivati il consueto infortunio (ginocchio sinistro gonfio) e uno stop di due gare. Una volta rientrato in campo, il Monociglio ha continuato a dominare: 30+14 contro Cleveland, 39+10 contro Orlando e un ‘modesto’ 24+10 contro Minnesota. Rispetto alle passate stagioni c’è però una novità, ovvero la presenza al suo fianco di un altro fenomeno: DeMarcus Cousins.

Se l’inizio di Davis fa paura, anche quello di DMC si adatta perfettamente al periodo di Halloween. Il tabellino delle sue prime quattro partite recita: 28+10, 35+14, 22+11, 39+13. Poi Cousins si è presentato davanti ai suoi vecchi tifosi, riversando tutto il rancore represso sui malcapitati Sacramento Kings: 41 punti e 23 rimbalzi! Due giorni dopo è stata la volta di LeBron James e compagni, battuti anche grazie alla sua tripla-doppia da 29 punti, 12 rimbalzi e 10 assist. Inevitabile la sua nomina a Player Of The Week per la Western Conference. Nonostante lo sconfinato talento, ‘Boogie’ è universalmente ritenuto un giocatore dannoso per le ambizioni della sua squadra. Questa nomea è tanto infelice quanto meritata, vista un’esperienza ai Kings caratterizzata dalle mille vicissitudini extra-cestistiche (multe, capricci, litigi con allenatori e compagni…). Oltre alle strabilianti doti, però, le Due Torri hanno un’altra cosa in comune: il fatto di non essersi mai trovate in un contesto vincente. Se i Kings non lo sono stati anche per demerito del loro presunto leader, i Pelicans non sembrano avere le carte in regola per diventarlo nonostante AD, né oggi, né domani. Il ‘supporting cast’ a disposizione di coach Alvin Gentry è assolutamente inadatto a nutrire la benché minima ambizione. Anche il rientro di Rajon Rondo potrà portare benefici nel breve termine, ma l’obiettivo massimo rimane il primo turno playoff (comunque tutt’altro che scontato).

Insomma, mai come in questi giorni lo slogan “Date una squadra a questi due” risuona forte. Chissà cosa potrebbe diventare Cousins sotto la guida di LeBron James. Oppure, dove potrebbe arrivare Davis con la maglia dei Boston Celtics, manovrato dalle abili mani di Brad Stevens… Ipotesi per ora astratte, ma certamente non vedere le Due Torri competere a livelli più alti da qui alla fine delle loro carriere sarebbe un incredibile spreco di talento.

 

2 – Warriors-Cavs: niente drammi, però…

Inizio 'zoppicante' per i Cavs di Dwyane Wade (#9) e LeBron James (#23)

Inizio ‘zoppicante’ per i Cavs di Dwyane Wade (#9) e LeBron James (#23)

LeBron James ha sicuramente ragione quando dice: “In che mese siamo? Ottobre? Non ho intenzione di diventare matto adesso…”. In effetti, giudicare una squadra dopo aver visto una decina di partite è spesso un errore grossolano. Come più volte sottolineato, da qui a giugno le cose cambieranno così tanto da farci cambiare idea di continuo. Quello che non si può negare, però, è che l’avvio di regular season di Golden State Warriors e (soprattutto) Cleveland Cavaliers sia tutt’altro che irresistibile. Una brutta gatta da pelare per i detrattori di una NBA “scontata” con il quarto atto della saga “già annunciato”…

I campioni in carica hanno perso solamente tre delle prime nove gare, di cui una sulla sirena (il canestro vincente di Kevin Durant è arrivato fuori tempo massimo) all’esordio contro Houston e due per mano delle grandi sorprese di questo inizio di stagione, Memphis e Detroit. La squadra di Steve Kerr può dormire sonni tranquilli, per ora. Nonostante ciò, anche le partite vinte hanno mostrato qualche segnale da non sottovalutare. A colpire maggiormente è la superficialità con cui a volte vengono sperperati cospicui vantaggi. Un difetto mostrato più volte nel corso delle ultime, straordinarie stagioni, spesso corretto dopo aver preso delle ‘sberle’ dolorose (vedi il -30 contro gli Spurs nella opening night o la sconfitta contro i Cavs nell’incontro di Natale). Paradossalmente, ‘passarla liscia’ fino ai playoff potrebbe risultare pericoloso. Steph Curry e compagni sono consapevoli di essere nettamente superiori, in termini di talento e meccanismi di squadra, rispetto a qualsivoglia avversario. In alcuni casi, però, abbiamo visto che la ‘sindrome da pancia piena’ e le scarse motivazioni possono rivelarsi un ostacolo insormontabile.

A proposito, in casa Cavs troviamo degli esempi viventi dei concetti espressi poco fa. Vi ricordate quanto furono determinanti J.R. Smith, Tristan Thompson (che, notizia di queste ultime ore, salterà un mese per infortunio) e Iman Shumpert nello storico titolo di Cleveland? King James se lo è ricordato bene quando ha ‘costretto’ (le virgolette sono giusto uno scrupolo) la dirigenza a rinnovarne i contratti a cifre altisonanti. E’ passato appena un anno e mezzo da quell’epica gara-7 ma, vedendoli oggi, sembra che per questi tre sia trascorsa un’intera carriera. Letteralmente ‘evaporati’ durante le scorse Finals (una partita buona a testa non è sufficiente per la redenzione), anche in questo avvio di 2017/18 stanno dimostrando di non essere più i gregari perfetti per una squadra da titolo. Il loro scarsissimo contributo è una delle varie cause dell’inizio piuttosto rivedibile della squadra, sconfitta cinque volte in otto partite.
Naturalmente le attenuanti sono molteplici, dai numerosi sconvolgimenti del roster ad un’intensità fisica e mentale che è pur sempre quella di ottobre, come sostenuto dal Re in persona. Quelli che ad aprile si presenteranno ai playoff saranno dei Cavs ben diversi, pronti a seguire il numero 23 nell’ennesima caccia al titolo. Come nel caso degli acerrimi rivali, però, anche qui a destare le maggiori perplessità sono le sensazioni trasmesse dagli uomini di Tyronn Lue.
Dopo otto gare la squadra sembra ancora ‘navigare a vista’, come se questo fosse solo l’inizio del training camp. Assetto tattico sempre diverso, esperimenti sorti e tramontati nel giro di una settimana, rotazioni continuamente rivoluzionate, organizzazione difensiva pressoché inesistente… Insomma, uno stato di apparente anarchia.

E’ facilmente pronosticabile che le due superpotenze trovino la quadratura del cerchio prima della fase più calda della stagione. Attenzione, però; l’eccessiva – o la millantata, a seconda dei casi – sicurezza potrebbe essere il più grande vantaggio per gli outsider di turno.

 

3 – Campioni d’autunno

Anche gli Warriors di Steph Curry tra le vittime del grande inizio dei Pistons

Anche gli Warriors di Steph Curry tra le vittime del grande inizio dei Pistons

Tra le caratteristiche di ogni avvio di stagione che si rispetti ci sono le cosiddette ‘Cenerentole’, ovvero le squadre rivelazione destinate, con ogni probabilità, a sciogliersi ben prima dei ghiacci invernali.

Quelli che hanno fatto più rumore di tutti sono i Memphis Grizzlies, capaci di battere i Golden State Warriors e, per due volte, gli Houston Rockets. Considerati ormai da anni sull’orlo della ricostruzione, gli uomini di Dave Fizdale (da tenere d’occhio in ottica Coach Of The Year, dovesse continuare così) stanno confermando che la proverbiale solidità dell’era ‘Grit And Grind’ non è sparita con gli addii di Tony Allen e Zach Randolph. Oltre ai soliti Mike Conley e Marc Gasol, a fare la differenza sono, come nella passata stagione, i protagonisti meno probabili; dal redivivo Tyreke Evans (che sembrava un ex-giocatore fino a qualche mese fa) al ritrovato Chandler Parsons, quello che a Houston prometteva di diventare un fenomeno e che, all’inizio di questa stagione, veniva fischiato dal pubblico di Memphis. Per non parlare poi dei ‘Bastardi senza gloria’ che nel Tennessee trovano sempre casa, dal mitico Mario Chalmers (due titoli con Miami una vita fa) al ‘girovago’ Brandan Wright. Gli anni passano e le vittorie resteranno un sogno proibito, ma anche in questo 2017/18 i Grizzlies saranno un avversario scomodo per tutti.

Tra le squadre in grado di sconfiggere gli Warriors nel loro ‘svagato’ inizio di stagione ci sono anche i Detroit Pistons. La vittoria della Oracle Arena è arrivata nel corso di una settimana alquanto ‘schizofrenica’, iniziata con la sconfitta casalinga contro i Sixers, continuata con il prestigioso tris di vittorie su Timberwolves, Clippers e Golden State e conclusa con un insensato -20 subito per mano degli acerbi Lakers. Anche in questo caso ci troviamo di fronte ad un gruppo estremamente combattivo, capace di sopperire con l’intensità e la determinazione a un’evidente carenza di talento (gli uomini franchigia sono Reggie Jackson e Andre Drummond, non proprio Magic e Kareem). Jackson e Drummond hanno iniziato piuttosto bene dopo una stagione scorsa deludente e l’innesto di Avery Bradley ha portato enormi benefici sui due lati del campo. Il grande avvio degli uomini di Stan Van Gundy, però, è dovuto anche al significativo contributo degli ‘insospettabili’ Ish Smith, Langston Galloway, Anthony Tolliver e Harry Ellenson. L’uomo-copertina di questo arrembante inizio, comunque, è Tobias Harris. L’ex ala dei Magic sta viaggiando a 20.5 punti di media (contro i 14.0 in carriera), con la ciliegina sulla torta dei due ‘trentelli’ in quattro giorni rifilati a New York e Minnesota. Sia chiaro, niente proclami da “contender”, ma questo inizio positivo potrebbe dare una grossa spinta nella corsa ai playoff, obiettivo minimo (e massimo) della stagione dei Pistons.

Se però dovessimo assegnare una sola corona per LA sorpresa di queste prime settimane, i vincitori sarebbero indubbiamente gli Orlando Magic. Accompagnata da bassissime aspettative, la truppa di Frank Vogel ha iniziato il 2017/18 in grande stile. Miami, Brooklyn, New Orleans e la stessa Memphis sono state semplicemente sconfitte, mentre le due corazzate Cleveland e San Antonio sono state addirittura umiliate; +21 alla Quicken Loans Arena e +27 sulla banda-Popovich.
Che al sole della Florida stia andando tutto per il meglio è evidente anche per il momento di grazia vissuto da alcuni giocatori le cui carriere sembravano aver subito un brusco rallentamento. Ecco dunque Nikola Vucevic irrompere sulla scena con una memorabile performance da 41 punti (massimo in carriera) e 12 rimbalzi contro i Nets (in una delle due sole sconfitte stagionali) e Aaron Gordon (già papabile per il premio di Most Improved Player Of The Year) replicare con un 41 (anche per lui career high) + 14 nel vittorioso ‘rematch’ dell’Amway Center, oppure D.J. Augustin contribuire con una doppia-doppia alla vittoria sui Cavs e Jonathon Simmons chiudere da migliore in campo la gara contro i suoi ex compagni degli Spurs. In attesa dell’esplosione dei vari Jonathan Isaac e (chissà…) Mario Hezonja e del rientro di Elfrid Payton, Orlando viene trascinata dalle ‘eterne promesse’ Evan Fournier e Terrence Ross, oltre che dall’energia dei già citati Simmons e Gordon e del super-veterano Marreese Speights. Il tutto sotto la guida di un validissimo allenatore come Vogel, capace di trascinare gli Indiana Pacers (a proposito, non ci siamo dimenticati di loro; settimana prossima arriverà il loro turno!) ai piani alti della Eastern Conference qualche anno fa.

Salvo sorprese, i tre ‘campioni d’autunno’ sono destinati a rimanere tali, visto che con il passare della stagione cederanno il posto alle rivali più attrezzate. Per tre franchigie che sembravano finite su un binario morto della loro storia, però, questo grande avvio può rappresentare un importante punto di svolta.

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