Il secondo atto delle NBA Finals 2019 non ha deluso le aspettative. Se da una parte i Toronto Raptors, padroni di casa e reduci dalla prima vittoria nella storia della franchigia nelle Finals, cercavano uno storico 2-0 per andare alla Oracle Arena sicuri del fattore campo mantenuto, dall’altra i Golden State Warriors, ancora orfani di Kevin Durant ma con DeMarcus Cousins a partire in quintetto (dopo che in gara 1 era toccato a Kevon Looney, senza grandi risultati) erano attesi in una prova che riscattasse l’opacità di alcuni tratti di gara 1.
Obiettivo raggiunto per la squadra di Steve Kerr che, grazie ad un parziale di 18-0 nel terzo quarto, figlio anche di alcuni aggiustamenti difensivi partoriti all’intervallo, vince la partita. Fino a una tripla di Andre Iguodala, con poco più di 5″ ancora da giocare, che mette la parola fine a gara 2 e porta tutti in California con la serie in parità.
RAPTORS-WARRIORS GARA 2: LE PAGELLE DEI VINCITORI
Andre Iguodala, voto 9: è’ semplicemente il veterano che ogni squadra vorrebbe. Gioca un primo tempo in sordina, come del resto tutti i suoi, riscattandosi nel momento del bisogno, come solo i grandi sanno fare. Dovesse arrivare il quarto titolo in 5 anni nella Baia, ricordiamoci della tripla di stasera e di quella nella serie contro Houston. Due tasselli senza i quali sarebbe potuta essere tutta un’altra storia. Meraviglioso.
Klay Thompson, voto 8,5: finché non si rompe (sarà da valutare l’entità dell’infortunio) rimane un rebus per la difesa Raptors, che prova a mettergli addosso diversi uomini, ottenendo sempre lo stesso risultato. Sembrava una serata in stile gara 5 contro OKC di qualche anno fa, poi l‘atterraggio deficitario dopo un tiro tentato lo fa uscire anzitempo. Splash.
DeMarcus Cousins, voto 8: doveva giocare meno minuti nel piano prepartita di Kerr, ma interpreta la gara ad un livello altissimo in certi momenti, giocando una pallacanestro solida e con un q.i. cestistico che non sempre ha dimostrato. Che le cattive prestazioni dei lunghi canadesi coincidano con questa sua prova non è un caso. Se l’infortunio di Thompson si dimostrerà serio, ci sarà sempre più bisogno di un Boogie così. Ritrovato.
Draymond Green, voto 8: non fosse per Iguodala, ci sarebbe il suo nome anche sul titolo di questo articolo. Gioca una partita di solidità e completezza su entrambi i lati del campo, dimostrandosi fattore chiave sia in attacco (ad un assist dalla tripla doppia) sia in difesa, dove difende su tutti, Lowry compreso, a dei livelli sovrumani. Tempesta Perfetta
Steph Curry, voto 7: per buona parte del primo tempo, viene quasi da chiedersi se qualche Monstar non gli abbia rubato il talento. Sbaglia, non solo tiri ma anche scelte, cui un giocatore come lui, lucido anche nei momenti di follia cestistica, non è abituato. Si riprende sul finire del secondo quarto, evitando ai suoi di arrivare all’intervallo con un gap oltre la doppia cifra di svantaggio. Nel secondo inizia, per lui come per i Warriors, un’altra partita, in cui ritorna sé stesso e fa quello che sa fare meglio. Redivivo
Panchina, voto 7,5: Cook, Looney, ma soprattutto Bogut e Livingston (quest’ultimo con l’assist no look per la bomba decisiva di Iguodala). Ha il sapore vintage della panchina con esperienza e qualità questa vittoria Golden State, che trova punti e piccole ma preziosissime cose anche da Jerebko e McKinnie. La vera differenza in questa partita per i Warriors, è stata la capacità di stare in partita da parte di 11 uomini. Infiniti.
RAPTORS-WARRIOIRS GARA 2: LE PAGELLE DEGLI SCONFITTI
Kawhi Leonard, voto 8,5: gioca un’altra partita su un livello a cui sono arrivati in pochi nella storia di questo gioco, dimostrandosi un giocatore pazzesco su entrambe le metà campo. Sono 34 con 14 rimbalzi, un’altra prova da MVP, ma è troppo solo sull’isola in certi momenti. Vero è che lo è stato per gran parte dei momenti chiave della stagione, ma questa volta, semplicemente, non è andata come le altre. Ora si va nella Baia, dove ha un conto in sospeso da qualche anno… Bestiale.
Danny Green, voto 6.5: non fosse per la tripla che riapre i giochi con meno di un giro di lancette rimasto sul cronometro, il voto sarebbe ben più basso. Insegue Thompson per una buona mezz’ora di gioco, col solo risultato di raccogliere dal fondo della retina i palloni scagliati dal numero 11 gialloblu. Avesse poi completato il recupero nell’azione che ha portato alla tripla di Iguodala staremmo parlando di tutt’altro, ma così non è. Si può dare di più.
Kyle Lowry, voto 6: una sufficienza forse generosa, per un giocatore che sembra subire il fatto di essere leader emotivo di una città intera invece di trarne forza. E’ nella partita e ci rimane fino a quando non è costretto ad uscire per falli, ma visto l’andamento di gara 2, forse è proprio quello il problema. Si deve dare di più.
Pascal Siakam, voto 5: inizia con le polveri bagnate, trovando il canestro oltre la metà del primo quarto per la prima volta, con uno zompo degno di un globetrotter. Da lì in poi sembra poter diventare nuovamente la sua partita come in gara 1, ma paga, più di altri suoi compagni di squadra, un secondo tempo iniziato ad imbarcare acqua fino al parziale di 18-0. Le due partite nella Baia ci diranno se sia il giocatore visto in gara 1 o quello visto stanotte. Insufficiente.
Marc Gasol, voto 4: subisce, subisce, subisce. L’emblema di ciò che poteva essere questa gara 2 e di ciò che invece è stato stato per i Raptors. Ci si aspettava qualche cambiamento da parte dei Warriors, dopo che soprattutto difensivamente è stato un fattore in gara 1, ma non ci si aspettava un’assenza tale da parte dell’ex Memphis Grizzlies. Nullo.
Panchina, voto 7: probabilmente l’unica nota lieta oltre a Leonard è stata l’ennesima grande prestazione uscendo dalla panchina per Vanvleet, che da quando è diventato padre viaggia su un gran livello di rendimento. Insieme a lui ci prova Powell senza incidere, stessa cosa per Ibaka, il quale almeno cattura 10 carambole. Anche se fare peggio di Gasol era difficile, se non impossibile. Non abbastanza



