Warriors-Raptors le pagelle di gara 3: Steph non basta, Lowry & Co conquistano la Oracle

Warriors-Raptors
Kyle Lowry
Copyright Notice: Copyright 2019 NBAE (Photo by Jesse D. Garrabrant/NBAE via Getty Images) Warriors-Raptors

E’ stata una partita che si va ad inserire perfettamente nel contesto delle Finals più strane di sempre, con Golden State che aggiunge alla lista degli indisponibili anche Klay Thompson (che pare rivedremo in gara 4) e che si aggrappa a Steph Curry, il quale trascina i suoi e l’intera Oracle Arena finché ne ha, salvo poi cedere sotto i colpi del backcourt dei Raptors, che ne trovano 18 pesantissimi da Danny Green, 30 silenziosi da Leonard e godono della prestazione del miglior Lowry di questi playoff. L’epilogo è ancora lontanissimo dall’esser scritto, e chissà che con qualche rientro dall’infermeria, non possa diventare tutta un’altra serie già da gara 4.  Queste le pagelle di Gara 3 di Warriors-Raptors giocata questa notte.

 

WARRIORS-RAPTORS GARA 3: LE PAGELLE DEI VINCITORI

Danny Green e Kawhi Leonard, protagonisti di gara 3 tra Warriors-Raptors

 

Lowry, 9: gioca la partita che lui stesso aveva dichiarato di voler e poter giocare, trova molto in fretta il feeling col canestro e non lo perde mai, dimostrandosi solido anche dietro seppur con qualche lacuna, specie quando gli tocca marcare Steph. Ma è niente confronto a quanto riesce a capitalizzare. Completo

 

Leonard 8,5: sicuramente non è al 100%, probabilmente è molto più vicino al 50 che al 100%. Gioca una partita irreale per le cifre che porta a casa, praticamente su una gamba sola ed ottenuti senza gli acuti di Lowry e Green. 30 da killer silenzioso. Trovare gli aggettivi per questo giocatore, che è per distacco IL fattore per Toronto quest’anno, sta diventando quasi impossibile. Pazzesco 

 

Green, 8: 8 tiri da 3 tentati, 6 realizzati, 18 punti a referto, molti di più se guardiamo i momenti della partita in cui sono arrivati. Gioca un match da veterano, difendendo come sempre e ricacciando puntualmente indietro Golden State nei momenti chiave della partita. Forse anche lui si è ricordato che non molto tempo fa era titolare nell’ultimo (e unico?) sistema di gioco che abbia recentemente messo in difficoltà i Warriors. Chirurgico

 

Gasol, 7,5: Si rifà dell’opacità di gara 2, mettendo insieme cifre migliori già nel corso del secondo quarto. Aldilà delle cifre, gioca una partita di sostanza e mette 5 decisivi punti quando gli Warriors tentano l’ultima rimonta, quella dettata dall’orgoglio. Certo avere un DeMarcus Cousins nullo da entrambi i lati del campo giova, ma non si può certo fargliene una colpa. Concreto 

 

Siakam, 7,5: gioca la solita partita di grandissima intensità, giovando del buon ritmo che i Raptors tengono per tutto il primo tempo. Nel secondo sembra essere meno incisivo, ma quando la partita si decide è sempre pronto, anche con qualche giocata che non finisce sui tabellini, sui quali invece finiscono le sue cifre: 18 punti 6 assist e 9 rimbalzi. Fra il giocatore spaziale di gara 1 e quello in sordina di gara 2, probabilmente quello visto stanotte è il vero Siakam. Duracell         

                                                                                                             

Panchina, voto 7,5: Vanvleet mette la bomba della staffa, dopo un’azione che in pratica è il riassunto perfetto della partita, continuando a cavalcare il periodo d’oro dopo la nascita di suo figlio. Ibaka a tratti sembra avere la sindrome di Penelope, per ogni cosa buona fatta ce n’è un’altra altrettanto negativa, ma alla fine è più quello che porta a casa (ben 6 stoppate per l’ex OKC) rispetto a ciò che lascia lì. Non si vede Powell, comparsata di McCaw che non fa danni. Pochi ma buoni

 

 

WARRIORS-RAPTORS GARA 3: LE PAGELLE DEI VINTI

warriors gara 3
Copyright 2019 NBAE (Photo by Nathaniel S. Butler/NBAE via Getty Images) Warriors-Raptors

 

Curry, 9: La tentazione di dargli 10 c’è, perché oltre le cifre, dimostra di avere un cuore degno di Ettore  quando, a partita ormai persa, continua a buttarsi, a cercare l’anticipo, a conquistare palle a 2 quando ormai sembrano perse. Poi ci sarebbero 47 punti 8 rimbalzi e 7 assist, in praticamente altrettanti minuti, raddoppiato a volte anche dalla metà campo. Immenso

 

Green, 8: Ci prova in ogni modo, e dimostra di essere consapevole di dover essere lui la seconda opzione anche in attacco, complice un Boogie indecente su ambo i lati del campo. Alla fine, le prova tutte finché ne ha, dimostrandosi il guerriero su cui Golden State può contare sia che ci siano Durant e Thompson in campo, come anche Jerebko&Co. Certezza

 

Livingston, 6: la sufficienza è più che altro dovuta alla carriera di uno dei più resilienti (lui sì) giocatori della storia. Offensivamente non gli viene chiesto nemmeno di avvicinarsi alla produzione di Thompson, difensivamente fa quel che può e se il suo apporto dovesse essere quello di sempre e non quello di uno starter, staremmo parlando della solita partita di solidità. Una bimane nel 2° quarto che ha fatto sussultare i cuori di chi se lo ricorda ancora quando volava allo Staples Center, sponda Clippers. Eterno. 

                                                 

Iguodala, 5: Non c’è stata la seconda prestazione spaventosa di fila, anche se ad aspettarsela erano onestamente in pochi. Per lui non può valere lo stesso discorso di Livingston perché dall’MVP delle finali 2015 ci si aspetta qualcosa di più, specie dopo quanto fatto vedere in gara 2. Potremmo dire che la differenza non sta certo nell’atteggiamento, ma soltanto nel risultato. Ci prova anche stavolta, ma non arriva. Non incide                                                                                                                                                                                                     

Cousins, 4: La tentazione forte sarebbe quella di dare 2, specie dopo quanto ha inciso nella seconda partita della serie, ma non vi sono certezze sul suo stato di salute, per cui il 4 è per stare dalla parte dei bottoni. E’ semplicemente un danno per Golden State, in una delle partite, se non LA partita in cui c’era più bisogno di lui. La scelta di tenerlo fuori negli ultimi 2-3 “assalti” non è sicuramente stata dettata solo dal suo stato di salute.  Pessimo                                                                                                                                                                     

Panchina, 5: Probabilmente nessuno fra i risiedenti nella panchina a disposizione di Steve Kerr si immaginava di poter avere così tanto spazio in queste Finals, eccezion fatta per Jordan Bell, sicuramente il più insufficiente, assieme ad uno Jonas Jerebko impresentabile a questo livello. Cook e McKinnie hanno un buon impatto sulla gara, ma nulla più. Bogut, che avrebbe dovuto vedere tutto dalla panchina, risulta il più positivo in campo. Nel complesso, anche se non si poteva fare diversamente date le condizioni, non sufficienti. Poca Roba