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Warriors-Rockets, l’eleganza di Durant sul disordine di Houston

di Enrico Paterniti

I primi due match di Warriors-Rockets andati in scena alla Oracle Arena di Oakland hanno sentenziato un 2-0 in favore degli uomini di coach Kerr. Due gare parallele, con esiti uguali ma copioni diversi. Due partite in cui ci aspettava qualcosa di più dagli Houston Rockets (soprattutto in termini di gioco), che non hanno approfittato delle poche lacune messe in evidenza da Curry & company.

Per i Golden State il protagonista assoluto è stato senza ombra di dubbio Kevin Durant, forte di un mirabile periodo di forma. Non solo il miglior scorer (64 punti tra gara 1 e gara 2), ma anche trascinatore emotivo degli uomini della Baia che, nei momenti di difficoltà delle altre due stelle, hanno trovato nel #35 uno scoglio fidato a cui affidare il pallone scottante. Proprio in questo aspetto è stato James Harden a deludere nelle file dei Rockets. Un Barba da pessime percentuali (45.7 di eFG%) e da eccessivi isolamenti indotti ha manomesso le poche possibilità di vittoria dei biancorossi.

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Harden dopo il colpo subito in gara 2 di Warriors-Rockets

Tiri forzati e senza ritmo, giro palla inesistente ed erronee letture di gioco da un lato. Circolazione di palla, ribaltamenti armonici, tagli in back-door, isolamenti brillanti dall’altro. In gara 1 e 2 di Warriors-Rockets ha trionfato la pallacanestro sagace su quella devota ai numeri. Analizziamole in dettaglio.

WARRIORS-ROCKETS: FISCHIETTI PROTAGONISTI IN GARA 1

Il primo match giocatosi alla Oracle Arena ha visto le polemiche in primo piano. Parecchie chiamate arbitrali sono state contestate da entrambi i team, sia durante che alla fine del match. Aldilà delle diatribe arbitrali, gara 1 si è rivelata intensa quanto piena di errori sia da un lato che dall’altro. Houston ha faticato a trovare conclusioni pulite, essendosi affidata ad isolamenti irresoluti di Harden, Paul e Gordon. La fluidità di gioco è stata quasi inesistente e dunque le percentuali al tiro ne hanno risentito in negativo. Il pezzo forte del gioco di D’Antoni, ovvero il pick & n’roll tra guardia e centro, è stato sfruttato in maniera inopportuna dagli interpreti. Ciò ha portato pochi punti nel pitturato (6% in meno rispetto al primo turno) e tiri da fuori dall’arco senza ritmo.

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Tucker su Durant: una delle sfide più avvincenti della serie Warriors-Rockets

Golden State ha cercato di far circolare il pallone quanto più possibile per trovare più conclusioni semplici possibili. Ciò ha favorito gli incursori dei tagli senza palla quali Looney, Green e Iguodala e messo in difficoltà a tratti la difesa di Houston. La filosofia di coach Kerr ha tuttavia portato a molti extra-pass da arma a doppio taglio: canestri smarcati si alternavano a palle perse (20 turnover per i “guerrieri” sono tanti). Gli Splash Brothers non erano nella loro miglior serata (5/15 da 3 punti), mentre Durant ha giocato da vero e proprio leader offensivo con canestri da urlo anche quando messo in difficoltà da un egregio difensore quale PJ Tucker.

La palla pesa? Nessun problema, ci pensa KD

Alla fine i Warriors hanno avuto la meglio per 104 a 100. Il risultato è stato in bilico per tutto l’arco dell’incontro e gli ultimi possessi (in particolare il canestro di Curry a 25 secondi dalla sirena finale) hanno regalato agli Warriors il primo match. Tutto il quintetto di Golden State ha raggiunto la doppia cifra, mentre dall’altra parte un’ottima prestazione offensiva di Gordon ha tenuto costantemente a galla i Rockets che hanno difeso con una non indifferente perspicacia (da sottolineare a riguardo il sostanziale apporto di Nené). L’unica aspettativa rispettata di gara 1 è stata proprio quella del risultato in bilico: un pallone che entra e un altro che esce avrebbero potuto stabilire il vincente e proprio così è stato.

Gli attimi finali di gara 1 di Warriors-Rockets

WARRIORS-ROCKETS: D’ANTONI RIMESCOLA IN GARA 2, MA LA MUSICA RIMANE LA STESSA

Le mosse adottate da coach D’Antoni in gara 1 avevano sorpreso molti addetti ai lavori. Nenè aveva fatto rifiatare un deludente Capela più volte e Faried era stato fatto sedere per l’intero arco del match. Ma quella tra il coach italo-americano e Steve Kerr è una continua partita di scacchi ed è così che il primo decide di stravolgere le rotazioni. Rivers torna da un virus intestinale e diventa il sesto uomo a scapito di Danuel House. Il centro svizzero stavolta risulta più decisivo da rollante e colleziona qualche rimbalzo offensivo in più (0 in gara 1, 4 in gara 2) e convince D’Antoni a tenerlo in campo per buona parte del match. Le percentuali dei Rockets migliorano (+7% di eFG%) grazie soprattutto all’esplosività di Austin Rivers che con le sue incursioni in area riesce a liberare molti più spazi per i tiratori.

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Austin Rivers rientra in gara 2

Ma dall’altra parte c’è un uomo in missione: Kevin Durant. L’ex OKC è un osso duro per la difesa dei Rockets. Kerr studia schemi a tavolino per la sua stella al fine di posizionargli di fronte un qualsiasi difensore, purché non sia l’accorto PJ Tucker. Ed è così che il #35 può sfruttare appieno le sue abilità offensive per tirare in faccia al suo diretto marcatore e trovare così due o tre punti “facili”. Anche questa volta gli Warriors hanno dimostrato di essere più squadra rispetto ai Rockets: un giro palla continuo per trovare il tiratore smarcato avrebbero aumentato le percentuali e portato in fiducia tutti i giocatori di Oakland. E così è stato. Gara 2 si è così conclusa 115-109 in favore degli uomini di coach Kerr e questa volta ogni giocatore del quintetto ha superato i 15 punti a testa.

 Spaziature e gestione ordinata degli Warriors

E’ stata questa la chiave per GS in queste prime due gare: tutti i giocatori in campo hanno la possibilità di poter cambiare la partita. Chiunque decida di prendersi i tiri decisivi deve e può sentirsi in fiducia. Chiaramente, ciò risulta molto più semplice quando ogni giocatore del tuo quintetto è un all star che sa bene come trasformare un possesso in due o tre punti. Tuttavia, la stella in questione deve essere altruista e saper mettere ognuno in ritmo: un problema che aveva avuto Lebron James e che adesso sta colpendo il Barba. Una patologia che invece non colpisce quasi mai i Golden State Warriors

COSA ASPETTARCI?

Il prossimo match tra Warriors e Rockets sarà sicuramente decisivo per gli esiti della serie. James Harden e compagni faranno di tutto per portare a casa gara 3, altrimenti il loro destino sarà fortemente precluso. Per far ciò, sarà proprio il Barba a dover portarsi sulle spalle i suoi. Non cercando isolamenti continui, forzando incessantemente step-back da fuori dall’arco, sperando che il fattore casa possa farli entrare dentro. Sono le letture sui pick & n’roll giocati con Capela che possono svoltare la serie a favore di Houston. Ma anche gli aiuti del difensore sul lato debole per compensare i miss-match in cui si ritrova Curry lasciano bagliori di speranza per Houston. Situazioni che D’Antoni dovrà spiegare e rispiegare ai suoi affinché possano sfruttare il vantaggio di pochi secondi che si ritrovano per buona parte delle azioni offensive.

Warriors-Rockets

Curry e Paul: due tra i play più forti della Lega

Occorre un giro palla maggiormente folto per riuscire a trovare tiri da tre punti in ritmo e così cercare di aumentare le percentuali. Fattore rilevante in questo contesto è certamente CP3 che dovrà aumentare il ritmo per ogni possesso affinché ognuno entri in fiducia. Al contempo gli Warriors proveranno in tutti modi a vincere una delle due partite al Toyota Center. Nel caso in cui vi riuscissero, sarebbe tutto molto più facile per gli uomini di Kerr per la qualificazione alla finale di Conference. Le pessime percentuali al tiro degli Splash Brothers fanno quasi ben sperare gli Warriors: i due difficilmente possono fare peggio e nonostante ciò i guerrieri continuano a vincere. Chissà se vi riusciranno un’altra volta. Lo scopriremo la notte tra sabato e domenica alle 2:30, in Texas.

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