3. Old faces, new places
Durante la offseason, alcuni nomi di rilievo hanno cambiato maglia. Quello con il curriculum più prestigioso è Paul George, che ha abbandonato dopo cinque anni il fallimentare progetto degli LA Clippers per accasarsi a Philadelphia. Con il 9 volte All-Star al loro servizio, i Sixers proveranno a uscire dall’eterna mediocrità del loro Process, che ora si prepara all’atto conclusivo. PG avrà un ruolo più complementare rispetto a quello ricoperto in California; la squadra di Nick Nurse è impostata sul debordante talento di Joel Embiid, sperando che possa trovare la forma migliore e mantenerla durante i playoffs, e sull’energia di Tyrese Maxey, che dopo l’esplosione del 2023-24 ha firmato una ricca estensione contrattuale. Attorno al trio di stelle, Phila ha costruito un supporting cast di tutto rispetto, rinnovando gli accordi con Kelly Oubre Jr e Kyle Lowry e assicurandosi le firme di Caleb Martin, Reggie Jackson, Eric Gordon, Andre Drummond e Guerschon Yabusele, grande protagonista alle Olimpiadi con la nazionale francese.
Tra i loro più grandi rivali a Est ci saranno i New York Knicks, che dopo l’ottima stagione passata hanno vissuto un’estate da leoni. La trade che ha portato Mikal Bridges a Manhattan ha consegnato a coach Tom Thibodeau una pedina perfetta per il suo scacchiere. Attaccante versatile e difensore come pochi nella NBA, in 6 anni di carriera Bridges non ha mai saltato una partita; il soldato ideale da portare in trincea quando la posta in palio sarà più alta. L’ulteriore scambio con cui è arrivato Karl-Anthony Towns ha ampliato notevolmente gli orizzonti offensivi della squadra, e allo stesso tempo ha risolto le incognite legate a Julius Randle, che era finito ai margini del progetto. Con l’aggiunta dell’affidabile riserva Cam Payne e l’esclusione di Isaiah Hartenstein, approdato a Oklahoma City, Bridges e Towns troveranno al loro fianco lo stesso gruppo che, negli scorsi playoffs, è stato fermato solo da una clamorosa serie di infortuni. Dopo tre anni passati a Chicago, DeMar DeRozan è tornato in California. Non nella natia Los Angeles, come in molti si aspettavano, bensì a Sacramento. Affiancando il veterano alla collaudata coppia De’Aaron Fox-Domantas Sabonis, al sesto uomo di lusso Malik Monk e all’emergente Keegan Murray, i Kings puntano a tornare ai playoffs dopo un anno di assenza. Le ambizioni sono giocoforza più alte per i Dallas Mavericks, reduci da un viaggio alle NBA Finals. Per tentare di ripetersi, e possibilmente di tornare a casa con il Larry O’Brien Trophy tra le braccia, i texani hanno scelto Klay Thompson, che ha lasciato la Bay Area dopo tredici, indimenticabili stagioni. L’esperienza del quattro volte campione NBA con gli Warriors si è conclusa con un’annata sottotono, culminata con una pessima performance nel torneo play-in. Di fianco a Luka Doncic e Kyrie Irving, Thompson dovrà dimostrare di avere ancora benzina nel serbatoio, sebbene sia lui che la squadra siano consapevoli del fatto che difficilmente si rivedrà il fenomenale two-way player degli anni d’oro.
4. I nuovi Warriors
L’addio di Klay Thompson, dopo quelli di Bob Myers e Andre Iguodala nel 2023, sembra aver fatto calare definitivamente il sipario sulla dinastia Warriors, che ha segnato indelebilmente la NBA nell’ultimo decennio. Salutato uno dei maggiori protagonisti di quel leggendario ciclo vincente, a San Francisco rimangono poche certezze e tantissimi dubbi. I punti fermi restano Stephen Curry e coach Steve Kerr, reduci dalla trionfale spedizione olimpica con Team USA. Al loro fianco ci saranno ancora Draymond Green e Andrew Wiggins, pedine fondamentali nella caccia all’ultimo titolo della dinastia, ma su di loro gravano alcuni degli interrogativi principali; quale versione di Green vedremo nel 2024-25? L’indispensabile perno offensivo e colonna difensiva dei quattro titoli, oppure l’incontrollabile mina vagante che nella passata stagione, dopo le ripetute escandescenze e le conseguenti sospensioni, ha dichiarato di considerare l’ipotesi di un ritiro? E Wiggins sarà più vicino all’All-Star del 2022, decisivo per l’ultimo trionfo, o la sbiadita controfigura vista sul parquet nelle ultime due stagioni? Per provare a mantenere il gruppo competitivo, la dirigenza ha portato in California il tiratore scelto Buddy Hield, il versatile Kyle Anderson e l’affidabile gregario De’Anthony Melton, ma gran parte dei destini della squadra dipenderà dallo sviluppo dei più giovani; Brandin Podziemski e Trayce Jackson-Davis hanno avuto un impatto immediato nella loro stagione da rookie, e in quella che sta per cominciare dovranno confermarsi ad alti livelli, ma il vero ago della bilancia si chiama Jonathan Kuminga. Nel 2023-24 si è preso il posto in quintetto e ha mostrato lampi di talento assoluto; nella stagione che sta per cominciare è chiamato al definitivo salto di qualità, indispensabile affinché i ciclo dei grandi Warriors possa sperare in un ulteriore colpo di coda.

