Home NBA, National Basketball AssociationApprofondimentiI 10 motivi per seguire la stagione NBA 2024-25

I 10 motivi per seguire la stagione NBA 2024-25

di Stefano Belli

5. la saga dei Lakers

Che siano una contender, una squadra da lottery o un’incognita assoluta, i Los Angeles Lakers sono perennemente destinati ad attrarre le luci dei riflettori. A maggior ragione da quando nel loro roster c’è LeBron James, che nell’ultima offseason ha contribuito a scrivere dei nuovi, gustosi capitoli di una saga infinita. Tutto è cominciato con la scelta dell’allenatore. Esonerato Darvin Ham e incassato il rifiuto di Dan Hurley, due volte campione NCAA con UConn, i gialloviola hanno virato su un nome di cui si parlava già da tempo: quello di JJ Redick. Dopo quindici anni passati a collezionare triple nella NBA, soprattutto con le maglie di Magic e Clippers, l’ex guardia di Duke si è messa in luce come uno dei più apprezzati analisti sulla piazza, e il suo podcast, “The Old Man and the Three”, avviato quando JJ calcava ancora i parquet, è diventato rapidamente un punto di riferimento per atleti, appassionati e colleghi. L’ascesa mediatica di Redick è culminata con un nuovo podcast, chiamato “Mind The Game” e condotto per qualche mese insieme a LeBron James. Ecco dunque spiegata l’ondata di scetticismo che ha seguito la sua nomina come head coach. Sebbene l’eccellente conoscenza del gioco e dell’ambiente possa giocare a suo favore, esordire come capo allenatore sotto una pressione mediatica così forte sarà un compito non certo facile per il vecchio pupillo di Mike Krzyzewski. A surriscaldare ulteriormente l’atmosfera è arrivato il secondo giro del draft. Con una mossa ampiamente prevedibile e prevista, i Lakers hanno speso la cinquantacinquesima chiamata per selezionare LeBron James Jr, che come è facilmente intuibile è figlio di cotanto padre. Le polemiche e le accuse di nepotismo, abbastanza fini a sé stesse quando si parla di una società privata e di una scelta a fine draft, si sono inasprite durante la Summer League, torneo in cui Bronny non ha brillato particolarmente. Che diventi o meno un componente effettivo della rotazione, il rampollo di casa James offrirà ai Lakers e alla lega di Adam Silver l’occasione per scrivere un’inedita pagina di storia; più prima che poi, padre e figlio si ritroveranno l’uno al fianco dell’altro su un parquet NBA. Più che del ruolo di Bronny, i tifosi gialloviola dovrebbero preoccuparsi del fatto che il roster è pressoché invariato, rispetto a quello eliminato dai Denver Nuggets al primo turno degli scorsi playoffs. I principali obiettivi di mercato sono sfumati uno dopo l’altro, e l’unica significativa novità è rappresentata dall’altro rookie, l’interessante guardia Dalton Knecht. In attesa di eventuali operazioni a stagione in corso, le speranze dei Lakers per questo 2024-25 sono sempre riposte su James padre, che a dicembre spegnerà 40 candeline ma che sembra avere ancora parecchia benzina nel serbatoio, su Anthony Davis, apparso in grande spolvero alle Olimpiadi, e su un supporting cast chiamato per forza di cose a fare un passo avanti, onde evitare di cambiare maglia nel giro di pochi mesi.

6. In un vicolo cieco

Un rischio concreto, per i Lakers, è quello di rimanere incastrati in quel limbo di squadre senza credibili ambizioni da titolo, ma che hanno investito troppo per pensare a una ricostruzione. L’esempio più lampante si può trovare nella stessa città. A cinque anni di distanza dal doppio colpo di mercato con cui hanno portato a Los Angeles Kawhi Leonard e Paul George, i Clippers si trovano ancora a lucidare una bacheca completamente vuota. I continui infortuni, soprattutto quelli di Leonard, hanno interrotto prematuramente una corsa playoffs dopo l’altra, e in estate George se n’è andato sbattendo la porta, senza che la franchigia abbia potuto ricavare alcuna contropartita dal suo addio. Kawhi è rimasto, così come è stato confermato James Harden, ma basteranno questi due grandi nomi, forse lontani dai loro giorni migliori, e le aggiunte di Derrick Jones, Nic Batum, Mo Bamba e Kris Dunn, per far infiammare la nuova casa dei Clippers, l’avveniristico Intuit Dome? I Phoenix Suns non devono inaugurare una nuova arena, ma dovranno versare oltre 150 milioni di dollari sul conto dei soli Kevin Durant, Devin Booker e Bradley Beal. La composizione dei nuovi “Big Three” ha comportato un sacrificio, in termini di flessibilità salariale e di profondità, difficile da bilanciare, per ottenere una squadra davvero competitiva. Le principali aggiunte estive, Tyus Jones e Monte Morris, dovrebbero colmare le lacune in fase di playmaking, ma saranno sufficienti per tener testa all’agguerrita concorrenza e per andare oltre il pesante 4-0 subito al primo turno degli scorsi playoffs? Per il nuovo allenatore, Mike Budenholzer, non sarà certo una sfida facile.

In un vicolo cieco sembrano finite anche Chicago e Atlanta. I Bulls hanno salutato e ringraziato DeMar DeRozan, ma per puntare alla rifondazione devono liberarsi anche di Zach LaVine e Nikola Vucevic, che hanno cercato disperatamente di piazzare altrove senza ottenere successo. Partito Dejounte Murray, gli Hawks di Quin Snyder si ritrovano con un roster composto in parte da giovani in divenire, come la prima scelta del draft 2024 Zaccharie Risacher, e in parte da una serie di veterani, Trae Young su tutti, ideali per competere subito, ma non per andare oltre il primo turno playoffs. Lo stesso problema, a Ovest, ce l’hanno gli Utah Jazz; i prospetti più futuribili, tra i quali spiccano Walker Kessler, Keyonte George, Taylor Hendricks e il rookie Cody Williams, devono avere spazio e tempo per crescere, ma al momento si trovano a scalpitare alle spalle di compagni più esperti, e che forse hanno ancora poco da offrire. Nel roster di coach Will Hardy restano infatti Jordan Clarkson, Collin Sexton, John Collins e Lauri Markkanen, che ha esteso il contratto in estate e che non potrà quindi essere scambiato nel corso della stagione. Chi sembra ormai aver raggiunto il vertice della parabola sono i Miami Heat, almeno nella versione attuale. Il gruppo capace di disputare due finali NBA nelle ultime cinque stagioni sta perdendo un pezzo dopo l’altro. L’ultima pedina che potrebbe cadere è Jimmy Butler, che dopo aver guidato l’entusiasmante cavalcata del 2023 è apparso sempre più logoro e nervoso. Per provare a centrare l’obiettivo più volte sfumato, ovvero il titolo NBA, sembra indispensabile un rimescolamento delle carte, magari sostituendo Butler con una stella più giovane da affiancare a un Bam Adebayo pronto a entrare nel suo prime. Più facile a dirsi, che a farsi…

Meritano un discorso a sé stante i Cleveland Cavaliers; da un paio d’anni a questa parte sembrano indecisi se puntare al presente, e quindi su Donovan Mitchell e Jarrett Allen, o sul futuro, costruendo dunque la squadra attorno a Darius Garland ed Evan Mobley. E’ comunque vero che i risultati modesti fin qui ottenuti sono anche frutto di alcuni infortuni nei momenti chiave, ma ogni dubbio dovrà giocoforza essere dissipato in questo 2024-25, per Cleveland come per tutte le altre squadre fin qui citate.

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