Home NBA, National Basketball AssociationApprofondimentiLe 30 domande a cui le 30 squadre NBA devono rispondere nella stagione 2025-26 (prima parte)

Le 30 domande a cui le 30 squadre NBA devono rispondere nella stagione 2025-26 (prima parte)

di Michele Gibin

Houston Rockets: oh raga chi fa il play?

Alperen Sengun, che domande. Però l’infortunio di Fred VanVleet è di quelli che spezzano la poesia anche perché nel ruolo, dietro di lui, ci sono il vetusto Aaron Holiday e Reed Sheppard, finito nella cuccia di Ime Udoka nel suo anno da rookie e ora ritirato fuori per necessità. Sarà una bella occasione per l’ex Kentucky, che per caratteristiche proprie e per conformazione del roster dei Rockets, con Durant, Sengun e tipi come Jabari Smith Jr, Amen Thompson e Dorian Finney-Smith (e Tate, e Eason), può fare bene. Tanto poi, quando conterà, la palla sarà di altri.

Indiana Pacers: Bennedict Mathurin esplode?

E a scapito di chi, eventualmente? A proposito di cucce, anche il canadese ha rischiato di finirci, in quella di coach Rick Carlisle ma siccome è forte forte, s’è salvato. Mathurin è discontinuo, abbastanza bizzoso ma ha carattere da vendere, e ai Pacers con Tyrese Haliburton infortunato e out per tutta la stagione, un leader anche emotivo serve.

Senza Haliburton, e senza TJ McConnell per almeno un mese, ci sarà una falla così nel reparto guardie dei Pacers. Andrew Nembhard avrà le mani piene da point guard titolare e Bennedict Mathurin potrà rivelarsi un bel bersaglio e valvola di sfogo per il compatriota. Oltre al duo canadese, da osservare il comitato lunghi di Indiana Isaiah Jackson, James Wiseman, Jay Huff, Jarace Walker, Tony Bradley e Obi Toppin per vedere chi la spunta, e anche l’australiano Johnny Furphy, che punta a superare almeno Ben Sheppard nel cosiddetto “pecking order” di Carlisle.

LA Clippers: che cosa può andare storto stavolta?

Dato che sono sempre i Clippers, perché non farsi beccare in piena estate in una posizione quantomeno da spiegare, con la faccenda Kawhi Leonard e l’ex sponsor Aspiration? Le indagini faranno il loro corso e ne parleremo.

Nel frattempo. Oh, il roster dei Clippers è buono. Brook Lopez è bello stagionato ma avrà un carico di lavoro decisamente minore rispetto ai tempi dei Bucks, Bogdan Bogdanovic, Bradley Beal, Kris Dunn e Chris Paul sono le guardie attorno a James Harden, Ivica Zubac è – ridendo e scherzando – uno dei migliori centri della NBA. Kawhi Leonard dice di essere sano e ci sono ancora Nic Batum e Derrick Jones Jr. Chi avrà tanti occhi addosso è John Collins che sarà free agent al termine della stagione, l’ex Utah partirà da “4” titolare e dovrà confermare il suo 40% da tre della passata stagione.

Los Angeles Lakers: chi farà davvero parte del roster in futuro?

Chi pensa sinceramente che con Luka Doncic, un LeBron James 41enne e Deandre Ayton i Lakers possano giocarsela col meglio della Western Conference, quindi contro Thunder, Nuggets, Twolves, Rockets, persino Clippers?

Doncic è uno di quei pochi giocatori NBA che ti fa da solo una stagione da 43-45 vittorie, e che ti impedisce di imbarcare acqua a meno che tu non voglia, e i Lakers non lo vogliono ovviamente. Vederli però tanto più su di così pare davvero arduo, in una stagione in cui tanti giocatori oggi a roster sono dei “precari” (Rui Hachimura, Jarred Vanderbilt, Dalton Knecht) e in cui nessuno – forse a parte Austin Reaves – fa parte a lungo termine dei piani gialloviola che vale sempre la pena ricordarlo, sono appena passati di mano a livello di proprietà e quindi scelte e priorità. Dietro al quintetto base con Luka, Reaves, Hachimura, LeBron e Ayton ci sono Jaxson Hayes, Maxi Kleber, Gabe Vincent, Vanderbilt e Jake LaRavia, Marcus Smart è parso a tratti un ex giocatore a Memphis e Washington ed è reduce da problemi fisici. James è alle prese con gli acchiacchi dell’età, ha chiuso la stagione scorsa con un infortunio al ginocchio e ora ha la sciatalgia. I Lakers di oggi sono quelli che aspettano la free agency 2026, questo è.

Memphis Grizzlies: daranno più spazio a Santi Aldama? E lo sfrutterà?

A parte il fatto che Zach Edey, Brandon Clarke e Jaren Jackson Jr inizieranno tutti ai box la stagione e coach Tuomas Iisalo sarà costretto a varare più di quanto desiderato dei quintetti “medio-piccoli”, dopo aver ceduto per ragioni salariali Desmond Bane agli Orlando Magic, i Grizzlies ora devono puntare di più su Santi Aldama.

No, il giocatore spagnolo non è Pau Gasol e non può giocare da centro nella NBA. Ma ha tiro, versatilità e talento offensivo quanto basta per partire in quintetto, e non da sesto uomo come con Taylor Jenkins. Memphis è piena di giocatori di talento, in Tennessee sanno scegliere e ora sul mercato dei partenti potrebbero esserci Kentavious Caldwell-Pope, appena arrivato, e lo stesso Clarke che purtroppo non riesce a giocare. Cacciando Taylor i Grizzlies la scelta di proseguire con Ja Morant l’hanno già presa quindi non è più una domanda.

 

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