Oklahoma City Thunder: possono ripetersi?
Non la domanda più originale del mondo, ma ha il vantaggio di racchiuderne altre: Chet Holmgren è stato ricoperto d’oro sulla fiducia – non si poteva far altro – Jalen Williams è arrivato allo status di All-Star prima di lui (al suo posto?), tutte le scelte di mercato degli ultimi anni si sono rivelate giuste, da Caruso a Hartenstein a mezze scommesse come Isaiah Joe e Aron Wiggins, tutti ricompensati. Persino Ajay Mitchell s’è rivelato utile, Cason Wallace sarebbe titolare in metà delle squadre NBA, l’unico che s’è visto poco è stato Ousmane Dieng.
Dopo aver dominato in lungo e in largo lo scorso anno e aver vinto il titolo anche sopravvivendo a due gare 7, lo stimolo per i Thunder è quello di diventare la prima squadra dai tempi degli Warriors a rivincere. La nota: come avvenuto lo scorso anno per lo sfortunato Nikola Topic (ancora fuori), anche stavolta la scelta al primo giro al draft di OKC non potrà giocare, Thomas Sorber che salterà per infortunio tutto il 2025-26.
Orlando Magic: possono avere un attacco da prime 10?
Desmond Bane è arriato proprio per quello, e Orlando l’ha pagato uno sproposito: 4 scelte future al draft a cominciare dalla numero 16 del 2025 (Hansen Yang) più Caldwell-Pope e Cole Anthony. I Magic hanno fatto i playoffs nel 2024 e 2025 con Paolo Banchero e Franz Wagner, con una difesa de fero e un attacco che ha battuto in testa in più di un’occasione, e che alla lunga li ha limitati sia contro i Cavs sia contro i Celtics. A una point guard di livello ci hanno rinunciato, nello spot a patto che riesca a giocare con continuità c’è Jalen Suggs.
Gli Orlando Magic sono stati 27esimi per offensive rating l’anno scorso, 22esimi nel 2023-24 e non finiscono una stagione NBA nelle prime 15 in attacco da 13 anni. Si, avete letto bene. Forse pretendere una top 10 sarebbe troppo e forse non serve davvero neppure. Desmond Bane è un grande tiratore ma è anche l’unico in squadra in mezzo a tanti ondivaghi, Wagner in primis, Suggs è precipitato al 31% in appena 35 partite un anno fa, Anthony Black potrebbe assestarsi, Tristan Da Silva potrebbe crescere. Tyus Jones aiuterà da point guard di riserva. Banchero e Wagner sono bravi a attirare raddoppi e scaricare coi tempi giusti, Paolo deve limitare le palle perse ma gli altri devono fare canestro. Di più e con più continuità sennò non se ne esce.
Philadelphia 76ers: quante partite giocheranno assieme Embiid, George e Maxey? E in fondo, conta ancora?
Il problema coi contratti di Embiid e George è che Phila, al netto del valore assoluto dei due, non può neanche pensare con leggerezza che se dovesse andare ancora male, ci si possa sbarazzare facilmente di due albatros del genere.
Joel Embiid, Paul George e Tyrese Maxey hanno giocato assieme l’anno scorso 15 partite, e neppure troppo bene. Embiid ne ha giocate appena 19 prima di alzare bandiera bianca e rioperarsi al ginocchio. George è stato l’ombra di sé stesso e va per i 35 anni. Perdipiù Jared MCain si è infortunato un’altra volta e il resto del roster, dai vecchi Kyle Lowry e Eric Gordon in giù , fa abbastanza schifo, si può dire? Non tanto per i giocatori in sé quanto per il malassortimento, con i due venerabili di cui sopra, con Andre Drummond e Kelly Oubre Jr con un piede fuori dalla porta. VJ Edgecombe intriga e il suo rendimento influenzerà parecchie delle scelte strategiche dei prossimi mesi ai Sixers. E attenzione alla posizione di coach Nick Nurse in caso di altra malaparata…
Phoenix Suns: quanto dura l’esperimento Jalen Green?
Chi pensa che Jalen Green sia il peggior giocatore possibile da affiancare a Devin Booker alzi la mano. Eppure, qualcosa in cambio di Kevin Durant doveva arrivare, i Rockets non volevano cedere Jabari Smith Jr né tantomeno Amen Thompson e allora restava solo l’ex Ignite Team, reduce da un flop grande così alla sua prima apparizione in carriera ai playoffs. Non è un crimine per un giocatore di ancora 23 anni, che può segnare tanti punti e diventare davvero temibile una volta compreso che il suo ruolo NBA non sarà quello della star conclamata, quanto dell’ottimo specialista\realizzatore a cui non chiedere molto altro.
La nostra sensazione è che Jalen Green sia perlopiù di passaggio ai Suns, come del resto tutti quelli che non si chiamano Devin Booker o Khaman Maluach (non foss’altro perché è appena arrivato) e forse Ryan Dunn. Mark Williams avrà un anno a disposizione per guadagnarsi la conferma e tutto lo spazio del mondo per riuscirci. Il resto è poca roba, a Ovest non vale forse neppure i play-in. Il coach è nuovo, l’esordiente Jordan Ott a cui non verrà chiesta la luna.
Portland Trail Blazers: la difesa è il miglior attacco?
Damian Lillard è tornato nel suo feudo ma non giocherà, farà il nume tutelare di Scoot Henderson che con Dame e Jrue Holiday avrà due padrini che farà bene ad ascoltare. I Blazers tolto l’inizio semicomico dell’anno scorso, hanno tenuto da gennaio in poi ritmi da play-in e dalla pausa per l’All-Star Game sono stati quarti per defensive rating. C’è un potenziale da Orlando Magic dell’Ovest a Portland?
Jerami Grant diventa un po’ più cedibile ma non ancora abbastanza, lo scorso anno ha tirato con un orribile 37% dal campo sparando 6.3 triple a partita, e appare oggi abbastanza fuori cast assieme a Robert Williams III. Ai Blazers conta ora cosa diventeranno Henderson (non attendiamoci sfracelli), Shaedon Sharpe e Donovan Clingan, e contano i primi passi NBA di Hansen Yang. Holiday e Deni Avdija sono solidi così come appare solido con quella maglia numero 33 che fa un certo effetto, il belga Toumani Camara che ha potenziale da quintetto All-NBA difensivo. Il ritorno a casa di Lillard porta solo vibrazioni positive per una squadra che con Williams III e Matisse Thybulle (43% da tre in stagione!) ha dei piccoli asset di mercato per cercare giocatori più funzionali.

