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I love Florida, Orlando: inizio 2016 da dimenticare

di Alberto Vairo

Gennaio è stato, ed è tutt’ora, un mese da dimenticare per gli Orlando Magic. Dieci partite giocate ed una sola vittoria, contro i Brooklyn Nets, ed una striscia aperta di 5 sconfitte consecutive. Ed il futuro prossimo prevede tre partite in fila in trasferta, cominciando già questa notte sul campo dei Memphis Grizzlies. Negli ultimi 15 giorni sono successe molte cose, la partita di Londra contro i Toronto Raptors, in cui Victor Oladipo ha subito una leggera distorsione al ginocchio destro che lo ha costretto a saltare due gare, la sconfitta interna contro i derelitti Philadelphia 76ers, i tre quarti giocati in modo divino contro gli Charlotte Hornets per poi sciogliersi, e perdere la partita, nell’ultima frazione e supplementare. Tanto, troppo, ma il comune denominatore da cui Orlando non può prescindere è che per vincere serve l’apporto di tutti i giocatori, o almeno del 75% di essi. Si è detto più volte che i Magic sono una squadra giovane, costruita al Draft e senza una super star che può prendere in mano le redini nei momenti cruciali, quindi serve che 7/8 giocatori abbiano un rendimento di un certo tipo durante la gara. In più, il ritmo con cui si entra nei giochi d’attacco è fondamentale. Per ritmo non intendo quello che viene chiamato pace, ovvero il numero di possessi sui 48 minuti, ma la velocità con cui si effettua il primo passaggio attivo, ovvero quel passaggio che mette pressione sulla difesa. Questo ritmo si ha soprattutto quando in campo è presente Elfrid Payton. La sua assenza in alcune partite in questi primi 25 giorni del 2016 si è fatta sentire. Ok, non è solo quello che ha portato le sconfitte in casa Magic, che hanno perso anche in presenza di Payton, ma con lui in regia si gioca con una velocità diversa in attacco. Non ha paura di andare a prendersi tiri in area (anche perché con uno scarso tiro da fuori non può fare altro), e questo un po’ muove la difesa avversaria. Non voglio entrare nel merito dell’alto numero di possessi in attacco tirando in mezzo i Golden State Warriors o i Phoenix Suns del “seven seconds or less” perché non c’entrano assolutamente nulla, ma il fatto di attaccare la difesa già al primo passaggio nei primi secondi dell’azione fa sì che si possa arrivare prima ad un buon tiro, rispetto al fare passaggi passivi che fanno riposare i difensori e ti portano a consumare il cronometro dei 24 secondi sperando di avere un discreto tiro sul finire del tempo. Si è visto che Orlando ottiene risultati migliori giocando partite tra i 96 ed i 98 possessi sui 48 minuti, ma questo si deve slegare dal far passare il tempo senza attaccare. Si può tirare al ventesimo secondo dell’azione avendo fatto muovere la difesa, avendola fatta faticare ribaltando il lato un paio di volte. Quando i Magic muovono la palla con il giusto ritmo e tutti i giocatori sono coinvolti, Orlando è offensivamente una squadra forte ed i primi 36 minuti contro Charlotte sono li a dimostrarlo. Le pause mentali che si prendono in certi momenti delle partite, invece, sono molto preoccupanti. Ad un certo punto spengono il cervello e sembrano dimenticarsi di tutto il buono fatto solo un paio di possessi prima. Il General Menager Rob Hennigan faceva notare a chi gli proponeva questo quesito, che l’età media dei primi sette giocatori dei Magic è di 22,5 anni e che potrebbero benissimo essere una squadra di College. Ragionamento che ci sta, per carità, ma bisogna anche dire che giocatori come Tobias Harris, Nikola Vucevic, Evan Fournier o Victor Oladipo sono già al terzo o quarto anno nella Lega ed un paio di cose dovrebbero averle imparate, o almeno aver capito come si gestiscono i vantaggi in doppia cifra. Ma l’ultimo quarto contro gli Hornets (come in altre partite nell’ultimo mese) ha fatto vedere che non sono ancora pronti, che attaccano in modo diverso in base al punteggio sul tabellone. E questa situazione è condannata da Scott Skiles, facendo presente che l’attacco deve essere eseguito nello stesso modo sia nel caso in cui sei avanti di 19 punti o se sei sotto di 2.

Credo che Orlando il salto di qualità lo debba fare a livello mentale. I giocatori sono quelli che ormai conosciamo tutti, con i loro pregi, difetti e limiti. Ma non si può nascondere il fatto che quando giocano al loro massimo livello siano una squadra che le partite le vince e le può vincere. Certo, servirebbe un All Star per fare un ulteriore step, ma questa squadra così com’è formata può arrivare ai playoffs e può avere un record vincente a fine regular season, deve “solo” giocare nel modo più corretto per le caratteristiche dei giocatori. Il modo corretto si è visto, ora tocca a loro giocarlo per 48 minuti.

Alberto Vairo (@albicoach)

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