
Serata storta per l’altro Splash Brother: Klay Thompson chiude con 13 punti e 5/19 al tiro
I Golden State Warriors centrano la vittoria consecutiva numero 42 fra le mura amiche contro i volenterosi Houston Rockets che reggono l’onda d’urto dei campioni in carica per 3 quarti prima di alzare bandiera bianca.
A suonare la carica nel 1° quarto ci pensa il solito Stephen Curry, autore di 19 dei 42 punti totali di squadra con cui si chiude il parziale iniziale. Il vantaggio sugli ospiti è già in doppia cifra (42-27), e con l’ingresso dei panchinari continua a dilatarsi fino al 50-34 di metà 2° quarto. Marreese Speights, il cui minutaggio è destinato a crescere visto il recente infortunio di Festus Ezeli, è la solita macchina da punti: per lui a fine gara saranno 15, in soli 12 minuti d’impiego. Ma prima dell’intervallo si sveglia finalmente James Harden (37+5+5), fino a quel momento spettatore non pagante (0 punti nella prima frazione di gioco), che guida i suoi fino al -3 (69-66) con cui si chiude il 1° tempo.
Nella ripresa i Rockets aggiustano la mira dalla lunga distanza, e un tripla dall’angolo di Corey Brewer (9, ma con 3/9 dal campo) regala ai texani quello che sarà il loro massimo vantaggio (74-69). Harden trova un alleato dall’arco anche in Trevor Ariza (19+7, 4/7 da 3), e finalmente si aprono spazi all’interno dell’area per le sue classiche zingarate, grazie alle quali riesce a lucrare tiri liberi in quantità industriale. Si va quindi all’ultimo riposo col punteggio in parità (93-93), e gli Warriors sembrano aggrappati alla verve offensiva di un fantastico Curry, che ha già messo a referto 35 punti (a cui aggiungerà 5 rimbalzi e 9 assist).
Ma i padroni di casa, si sa, non stanno battendo record su record solo grazie alle giocate del numero 30. La squadra è un orologio svizzero che gira alla perfezione a ritmi vertiginosi, a prescindere dagli interpreti. L’ultimo quarto si apre con un parziale di 11-0 che spezza la resistenza degli ospiti, con Curry che osserva i suoi compagni dalla panchina. L’energia di Andre Iguodala (12+6+6) e Andrew Bogut (13+11+6 stoppate) è sufficiente a mettere in seria difficoltà Houston, e i punti di uno scatenato Harrison Barnes (19 con 8/12 al tiro) mettono fine ai sogni di gloria degli uomini di coach Bickerstaff. Dwight Howard (16+15) è un pianto nella roulette di liberi dei minuti finali (2/10 dalla linea della carità), tanto che i Rockets non riescono più ad avvicinarsi pericolosamente nel punteggio. Ci pensa poi Draymond Green (8+9+5) con un paio di entrate a canestro a sancire il 123-110 finale.
Per entrambe si è trattato del primo capitolo di un back to back: i Rockets sono attesi a Portland, mentre gli Warriors inizieranno un ciclo di 7 trasferte in quel di Phoenix.

