Fino a poco tempo fa appariva come un miraggio. Tuttavia, circostanze, esigenze e tentazioni hanno cambiato le carte in tavola, sono entrate dritte dritte nella sua testa, influendo sulla fatidica decisione: Kevin Durant ha fatto all in, ha deciso di scrivere un nuovo capitolo della sua carriera. Ha deciso di provare a vincere un titolo con i Golden State Warriors. L’ormai ex stella degli Oklahoma City Thunder firmerà un contratto biennale da 54.3 milioni di dollari complessivi. Per il secondo anno è prevista una player option.
Una scelta non proprio romantica, che forse non gli permetterà di essere appieno protagonista di quelle favole tipiche della NBA. Tuttavia, cinicamente parlando, la stessa resta comprensibile a livello professionale. KD vuole quel benedetto anello e, dopo aver ascoltato le varie proposte, ha optato per quella logicamente più appetibile.

Kevin Durant e Stephen Curry a duello.
Stephen Curry, Draymond Green, Klay Thompson, Andre Iguodala e compagnia compongono un gruppo rodato, di prima qualità, che ha rischiato di vincere il titolo in back-to-back dopo l’incredibile record in regular season di 73-9. Durant andrà a prendere il posto di Harrison Barnes (ai saluti), come small forward titolare: con il suo repertorio da granatiere praticamente illimitato vestirà i panni di uno scorer potenzialmente immarcabile, in isolamento, in uscita dai blocchi, nel catch and shot, eccetera eccetera. In un sistema come quello di Steve Kerr, dove i tiratori vengono messi in ritmo che è un piacere, il nativo di Washington andrebbe a nozze, soprattutto se il coach riuscirà sapientemente a gestire possessi e rotazioni. Una squadra dal potenziale offensivo pazzesco, che provocherebbe i peggiori incubi anche alle difese più arcigne. Per rendere tutto funzionante però ci sarà molto lavoro da fare.
La cosiddetta ‘death lineup‘ composta da Curry-Thompson-Durant-Iguodala-Green fa veramente paura ma è impensabile che essa venga usata sempre o quasi. Anche per un minutaggio si dovrà per forza di cosa giocare con un centro. Sarà Zaza Pachulia il sostituto il Andrew Bogut: a Dallas il georgiano ha fatto discrete cose e, in quel contesto, può continuare su tale falsariga. Contestualmente, potrebbero essere lanciati i giovani Kevon Looney e Damian Jones, dato che anche Festus Ezeli ha fatto le valigie. Senza però bruciarli.
Nessuna squadra però è imbattibile, sarebbe forse inopportuno pensare che ora i Warriors lo siano diventati. I meccanismi devono essere affinati, dal primo all’ultimo, perchè per arrivare alla vittoria finale è importante creare la giusta alchimia nel gruppo.
Kerr dovrà innanzitutto gestire attentamente lo spogliatoio. Si sa, avere troppi galli in un pollaio non è sempre un bene. Tanti top player in un team a volte fanno fatica ad amalgamarsi, per diversi motivi. Bisognerà mantenere alta la concentrazione, mettere tutti sullo stesso binario. Senza creare gelosie che potrebbero essere fatali.Chi sarà il primo violino? Chi il secondo? Chi il terzo? Curry è disposto ad essere la spalla di KD o viceversa? Le star dovranno fare gruppo, cercando di dividersi equamente le responsabilità. Il nuovo arrivato dovrà adattarsi alle regole dello spogliatoio di Oakland, mentre i ‘senatori’ e lo staff dovranno fare in modo di renderlo il più partecipe possibile sia in campo che fuori.
Da non sottovalutare come il fattore pressione possa giocare brutti scherzi: ora tutti si aspettano il massimo, anzi lo esigono. Il dover vincere per forza è una gravante in più con cui la franchigia dovrà esser brava a convivere. E magari a rispettarla.
Insomma, Kevin Durant ha fatto all in. Una mossa che potrebbe fruttare ma piena allo stesso tempo di rischi.

