In ogni sport di squadra che si definisca tale, l’essere consapevoli del proprio ruolo all’interno del gruppo risulta essere un aspetto fondamentale affinchè l’obiettivo comune venga raggiunto.
Nella fattispecie, quello del sesto uomo è uno dei ruoli più delicati e complicati di tutti: ci sono giocatori che hanno la capacità di dare un impatto tecnico-emozionale alla partita partendo dalla panchina nel sangue, altri invece hanno dovuto imparare a conviverci; ma ogni singolo allenatore di basket vi dirà che non è tanto importante chi inizia una partita, quanto chi è in campo nei momenti decisivi che conta davvero.
Anche quest’anno la stagione NBA si prospetta di grande interesse per questa speciale ‘elite’ di giocatori, con tanti pionieri del ruolo e tanti altri – vuoi per trade o scelte tecniche – che vedranno la palla a due dalla panchina per la prima volta in carriera.
Noi ne abbiamo scelti cinque, andiamoli ad analizzare:
1) EMANUEL DAVID GINOBILI (S.Antonio Spurs)
Il suo speciale rapporto con coach Pop ha fatto sì che negli ultimi anni sia stato proprio l’argentino a chiedere di non partire in quintetto, per il bene suo e della squadra; l’età avanza certo, ma il suo stato di forma fisica gli permetterà anche quest’anno di dare gli strappi giusti nei vari momenti della partita. L’anno scorso chiude con 22,8 minuti di media e 12 punti abbondanti, ma chi ha visto giocare l’argentino sa che non sono le statistiche il suo punto di forza, quanto la capacità di sconvolgere una partita ad ogni allacciata di scarpe, sapendo sempre riconoscere i vari momenti della partita e il cosa fare per affrontarli; d’altronde, la combinazione mancino/argentino sembra essere la perfetta ricetta per la genialità (di qualsiasi sport si parli) e anche quest’anno l’ex virtussino, con la sua innata voglia di vincere, darà il suo prezioso contributo ai campioni del mondo in carica.
2) TRISTAN THOMPSON (Cleveland Cavs)
Giocatore giovane, con molto potenziale, nelle ultime due stagioni flerta con la doppia doppia di media (11 punti e 9 rimbalzi in 30 minuti di utilizzo nell’ultima annata), partendo titolare in dei Cavaliers che, diciamocelo, di bello avevano solo il playmaker: il periodo post “The Decision” come dire, non è stato dei più rosei.
Quest’anno però, col ritorno di LBJ e l’arrivo di Love, la squadra è passata di diritto da una delle più perdenti degli ultimi anni alla pretendente più accreditata(forse) per il titolo. Cavs ricostruiti, dunque, con mentalità vincente e ambizioni altissime. Il canadese quest’anno partirà dalla panchina per causa di Love, ritrovandosi ad affrontare non più i quintetti titolari ma le seconde linee avversarie: se sarà bravo a sfruttare questo aspetto della sua nuova avventura, allora attenzione ai Cavs.
Ago della bilancia se ce n’è uno, se lavorerà sul tiro dalla media (e sui liberi), risulterà essere un fattore.
3) ISAIAH THOMAS (Phoenix Suns)
175 cm di puro talento. A mio parere, sconfinato. Quest’estate è passato da una franchigia nella quale l’unica cosa a cui si dà peso pare siano le statistiche a una che lotterà, verosimilmente fino all’ultimo, per un posto in griglia Playoff:gli spumeggianti Suns. La grande differenza è che, se l’anno scorso aveva si divideva le chiavi della squadra con Cousins, quest’anno la concorrenza nel ruolo di point guard è tantissima in quel dell’Arizona; Dragic ha obbiettivamente giocato da All Star l’ultima stagione, e l’alteranza con Bledsoe ha fatto vedere cose divertenti e interessanti, che alla base avevano tutte un concetto chiave: run, run, run. Contesto ideale per Isaiah, che dovrà ridimensionarsi e, se vogliamo, sacrificarsi un poco per il bene della franchigia. Certo, se a quell’altezza riesci a mettere di media 20 punti e 6 assist di media per una stagione intera, di problemi con l’arancia ne hai pochi. E’ arrivato nel momento giusto e al posto giusto. Personalmente, il favorito per la vittoria finale.
4) JAMAL CRAWFORD (LA Clippers)
Forse il migliore in questo campo. La sua capacità di prendere le redini della partita a gara inoltrata è veramente innata; vuoi per spensieratezza, follia, genio, chiamatelo come volete, le sue giocate hanno regalato emozioni a chiunque lo abbia visto giocare. Un vero veterano, campione in carica, (lo aveva già vinto nel 2010), l’anno scorso chiude con 18.6 di media in 30 minuti di utilizzo, non malissimo per essere la sedicesima stagione. Quest’anno i presupposti per ripetersi ci sono, lui e i Clippers sono pronti per confermarsi ad altissimi livelli.
5) TAJ GIBSON (Chicago Bulls)
Energia. E tanta. E’ quella che porta sempre in campo dalla panchina ogni sera. Le sue giocate sopra il ferro – sui entrambi i lati del campo – danno una carica emotiva e spirituale a tutti quelli che lo circondano.
Quest’anno si ritroverà in un reparto lunghi decisamente affollato: gli arrivi di Gasol e Mirotic però lo sproneranno a voler dimostrare ancora una volta la sua importanza per questa squadra, che, col ritorno di Rose, punta al top ad est. Chiude la passata stagine con 13 punti e 7 rimbalzi di media in 29 minuti di utilizzo. La fiducia che Thinodeau ripone in lui è palese, e questo lo spronerà, anche quest’anno, a fare meglio di quello precedente.
Per NBA PASSION,
Nicola Siliprandi

