La regular season 2016/17 è passata in un baleno. Sono stati sei mesi come al solito estremamente intensi, in cui sono state scritte altre pagine indelebili della storia NBA. A differenza delle passate stagioni, la lega ha deciso che quest’anno assegnerà i premi individuali al termine dei playoff, nel corso di una cerimonia trasmessa in diretta televisiva. Noi di NBA Passion, però, rimaniamo fedeli alle tradizioni e siamo già pronti per assegnare gli NBA Passion Awards 2016/17!
Rookie Of The Year: Dario Saric (Philadelphia 76ers)

Dario Saric, alla prima stagione in maglia Sixers
Fino alla pausa per l’ All Star Weekend, questo premio sembrava già destinato a Joel Embiid, protagonista di un inizio di stagione strabiliante. Poi il camerunese, già tenuto a riposo in tutti i back-to-back, è stato messo definitivamente k.o. da un problema al ginocchio, chiudendo la regular season con appena 31 partite disputate. Ciò ha lasciato la strada verso il trofeo letteralmente spianata per il compagno Dario Saric, fino a quel momento l’unico capace di reggere il passo di ‘The Process’. Il croato ha avuto una continuità di rendimento spaventosa (qualità piuttosto rara per un giocatore al primo anno), raggiungendo l’apice dopo lo stop del compagno / rivale (17.0 punti di media a febbraio, 18.4 a marzo).
La scelta di rimanere in Europa per due anni dopo essere stato chiamato al draft del 2014 (dodicesima scelta degli Orlando Magic, subito scambiata con Elfrid Payton) si è rivelata vincente. Le due stagioni ad Istanbul con la maglia dell’Efes gli hanno fatto maturare l’esperienza necessaria per poter stare in campo contro i colossi americani. Un’esperienza mancata, ad esempio, al suo connazionale Mario Hezonja, talento scintillante mai però in grado di lasciare il segno in quel di Orlando.
Eccezion fatta per i due lunghi di Philadelphia che, entrambi selezionati nel 2014, sono di fatto dei ‘falsi rookie’, non è stato un anno eccezionale per le matricole. La prima scelta assoluta del 2016, Ben Simmons, è rimasta a guardare per un infortunio al piede. Anche Dragan Bender, chiamato con la quarta scelta dai Phoenix Suns, è stato tormentato dai problemi fisici, che ne hanno ulteriormente compromesso un rookie year già non brillantissimo. Ai Suns è andata decisamente meglio con Marquese Chriss, partito in sordina e cresciuto esponenzialmente con il passare della stagione.
Tra le top picks del 2016, da segnalare anche i buoni debutti di Jamal Murray, cecchino dei Denver Nuggets, e di Buddy Hield, passato da New Orleans a Sacramento nel corso della trade per DeMarcus Cousins. Una volta indossata la maglia dei Kings, l’ex leader degli Oklahoma Sooners ha saputo trovare quella continuità che troppo spesso gli era mancata in Louisiana. Anche Jaylen Brown, terza scelta dei Boston Celtics, ha mostrato di poter fare strada nella lega più spettacolare al mondo, grazie alle sue spiccate doti su entrambi i lati del campo e ad una maturità sopra la media.
Decisamente da rivedere, invece, Brandon Ingram e Kris Dunn. Sul talento non si discute, ma i due sono apparsi troppo ‘acerbi’ per poter incidere da subito sulle sorti di Los Angeles Lakers e Minnesota Timberwolves. Poco male; il tempo è decisamente dalla loro parte.
L’ultima ‘infornata’ di talenti ha portato anche delle piacevolissime sorprese. Su tutte Malcolm Brogdon, il cui ottimo impatto con i professionisti ha dato una spinta determinante alla corsa ai playoff dei Milwaukee Bucks, che lo avevano pescato al secondo giro, con la chiamata numero 36. In pochi si aspettavano anche Tyler Ulis (scelta numero 34 dei Phoenix Suns) e Willy Hernangomez, preso dai New York Knicks con la numero 36 nel 2015, rimasto un anno al Real Madrid e arrivato in NBA insieme al fratello Juancho (chiamato alla 15 da Denver l’anno dopo). La problematica stagione di Joakim Noah ha favorito l’esplosione dello spagnolo, che lo ha presto rimpiazzato in quintetto portando un innegabile beneficio alla squadra. Anche l’esordio di Dejounte Murray, ventinovesima scelta dei (soliti) San Antonio Spurs, è stato notevole: non troppo continuo, ma il prodotto di Washington ha mostrato sprazzi di grande talento.
Buon minutaggio e impatto anche per Domantas Sabonis (Thunder), Jakob Poltl e Pascal Siakam (Raptors), Thon Maker (Bucks), Taurean Prince (Hawks), Skal Labissiere (Kings), Patrick McCaw (Warriors) e, per evidente mancanza di alternative, per i rookie dei disastrati Brooklyn Nets, vale a dire Caris LeVert e Isaiah Whitehead.
Gli eccellenti livelli dello scorso anno, in ogni caso, restano lontani. Vedremo cosa ci riserverà l’immediato futuro, con una classe 2017 che sembra promettere molto bene.
All-Rookie Team:
- Malcolm Brogdon (Milwaukee Bucks)
- Buddy Hield (New Orleans Pelicans / Sacramento Kings)
- Jaylen Brown (Boston Celtics)
- Dario Saric (Philadelphia 76ers)
- Joel Embiid (Philadelphia 76ers)






