6th Man Of The Year: Eric Gordon (Houston Rockets)

Eric Gordon, passato da New Orleans a Houston la scorsa estate
Tra i grandi protagonisti di questo 2016/17 ci sono gli Houston Rockets. Li avevamo lasciati a leccarsi le ferite dopo l’ennesima dimostrazione di mediocrità (playoff raggiunti per miracolo ed eliminazione al primo turno per mano dei Golden State Warriors), li ritroviamo un anno dopo tra le migliori ad Ovest, dietro ai soli Warriors e Spurs.
Tra i motivi di questa sorprendente stagione c’è la ‘rinascita’ di Eric Gordon. Giovane di belle speranze con la maglia dei Los Angeles Clippers, che lo avevano scelto con la settima chiamata al draft 2008 (subito dopo che New York ebbe selezionato Danilo Gallinari), il nativo di Indianapolis era stato ben presto limitato dai numerosi infortuni. La squadra meno nobile di L.A. lo spedì a New Orleans nel 2011, come pedina della trade che portò in California Chris Paul. Anche in Louisiana, i guai fisici (soprattutto al ginocchio) non gli diedero tregua, ridimensionando non di poco le ambizioni di quelli che prima erano Hornets e poi divennero Pelicans.
Quando la sua carriera sembrava ormai avviata verso un triste declino, ecco la chiamata dei Rockets. Ad Houston, Mike D’Antoni ha portato un sistema di gioco ‘estremo’, costruito su misura per un fuoriclasse come James Harden e per ‘tiratori scelti’ come Gordon. Galvanizzato (come i vari Ryan Anderson, Trevor Ariza e Lou Williams) dai micidiali scarichi del ‘Barba’, il numero 10 è tornato un giocatore di rilievo. Per lui parlano i numeri: 16.3 punti a partita (solo il suo compagno Lou Williams ha fatto di meglio, tra i giocatori in uscita dalla panchina) con il 38% da tre in 31 minuti. Soprattutto, è stato una costante minaccia otre l’arco per le difese avversarie e uno dei destinatari preferiti per i ‘cioccolatini’ di Harden. La sua meravigliosa stagione è stata suggellata dalla vittoria del Three Point Shootout nel corso dell’All Star Game disputato proprio nella sua vecchia ‘casa’, New Orleans.
Eric Gordon precede per un soffio Williams, autentica ‘macchina da canestri’ sia ai Rockets che ai Los Angeles Lakers, squadra in cui ha militato fino alla trade deadline. In gialloviola, Lou ha formato con Jordan Clarkson una coppia di ‘riserve’ che spesso e volentieri ha surclassato le guardie titolari (D’Angelo Russell e Nick Young) per quanto concerne la produzione offensiva.
Menzione d’onore, tra i ‘sesti uomini’ più valorosi dell’anno, per il veterano Zach Randolph, nonostante l’età uno dei segreti meno nascosti dell’ennesima stagione positiva dei Memphis Grizzlies, ed Enes Kanter, uno dei più validi scudieri dell’indemoniato Russell Westbrook ad Oklahoma City. Benissimo, soprattutto nella parte finale della stagione, Andre Iguodala, backup di Kevin Durant a Golden State. Quando si avvicinano i playoff, il buon vecchio Andre è sempre una garanzia.

