NBA Passion Awards 2016/17

di Stefano Belli
NBA Passion

Defensive Player Of The Year: Rudy Gobert (Utah Jazz)

Rudy Gobert, ventisettesima scelta di Utah al draft 2013

Rudy Gobert, ventisettesima scelta di Utah al draft 2013

Altro riconoscimento che va a premiare una squadra rivelazione. Il 2016/17 degli Utah Jazz, chiuso con il quinto miglior record a Ovest, è stato il coronamento del lungo processo di rebuilding iniziato con gli addii di Deron Williams e Carlos Boozer. Durante questo interminabile percorso, scegliere Rudy Gobert con la ventisettesima chiamata al draft 2013 si è rivelata una delle mosse più azzeccate.
Il centro francese è cresciuto moltissimo in questi ultimi anni, ed è un probabilissimo candidato ad un ‘viaggio premio’ a Los Angeles, sede del prossimo All Star Game. Nel frattempo, si dovrà accontentare dell’ NBA Passion Award come difensore dell’anno. Quella dei Jazz è stata una delle migliori difese della regular season, e Gobert ne rappresenta il massimo esponente. Merito di quelle braccia interminabili e di un atletismo fuori dal comune, ma anche di un senso della posizione e di un tempismo in netto miglioramento. Al massimo in carriera alle voci: punti (14 a partita), rimbalzi (12.8) e stoppate (2.7, miglior stoppatore NBA), il numero 27 è tranquillamente annoverabile anche tra i giocatori più migliorati (di cui tratteremo fra poco) della stagione.

Rudy si prende così, almeno per la redazione di NBA Passion, lo scettro di Kawhi Leonard, indiscusso padrone della metà campo difensiva nelle ultime stagioni e primo inseguitore del francese nelle nostre votazioni. Alle loro spalle si fanno largo, a suon di urla e pugni sul petto, altri due specialisti come Draymond Green, autentica ‘colonna portante’ dei Golden State Warriors, e Patrick Beverley, atteso da una serie playoff presumibilmente avara di tenerezze contro quel Russell Westbrook che lo stesso Beverley contribuì ad infortunare nel 2013, ormai una vita fa. Tra i nominati anche la coppia di Boston Avery BradleyMarcus Smart, il roccioso Tony Allen (Memphis), il torreggiante Hassan Whiteside (Miami), le stelle Klay Thompson (Golden State) e Jimmy Butler (Chicago) e Sua Maestà LeBron James, la cui onnipotenza cestistica si è riversata, come spesso accade, anche nella metà campo difensiva.

Fermo restando che i premi stagionali assegnati dalla NBA contano principalmente per gli annali, sono numerose le voci secondo cui sarebbe meglio abolire il DPOY Award, prendendo invece maggiormente in considerazione le abilità difensive nell’assegnazione del titolo di MVP (premiando giocatori come Leonard, sontuoso su entrambi i lati del campo, a discapito di straordinari attaccanti e. allo stesso tempo, ‘pigri’ difensori come i vari Harden e Westbrook). Se la seconda parte della proposta è assolutamente condivisibile, togliere questo premio significherebbe però negare un giusto riconoscimento a veri e propri specialisti (come, per ora, lo stesso Gobert) che non potranno mai, per limiti offensivi o quant’altro, competere per il trofeo individuale più prestigioso. D’altronde, i Kawhi Leonard non crescono certo sugli alberi…

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