Se la post-season è entrata nel vivo, con l’inizio delle Finals fra Golden State Warriors e Boston Celtics, lo stesso si può dire anche per gli aspetti che si sviluppano al di fuori del campo. Il Commissioner NBA Adam Silver è pronto infatti a rivedere il sistema di voto per quanto riguarda i giocatori che entrano nei quintetti All-NBA dei migliori giocatori stagionali. Il sistema attuale è basato sulla selezione di 15 migliori giocatori, indipendentemente dalla posizione degli stessi.
Silver ne ha parlato in conferenza stampa alla vigilia di gara 1 delle Finals dichiarando: “In termini di determinazione degli All-NBA, penso che si stia valutando se i media debbano solo scegliere i migliori giocatori piuttosto che scegliere per posizione. Penso che siamo una lega che si è spostata sempre più verso il basket, senza tener conto della posizione dei giocatori e il sistema attuale potrebbe comportare alcune iniquità in base alla casualità delle posizioni stesse”.
L’argomento se il ballottaggio debba continuare a essere determinato dalle posizioni ha preso piede negli ultimi due anni, poiché due centri (Nikola Jokic dei Denver Nuggets e Joel Embiid dei Philadelphia 76ers) ai primi due posti nella votazione per il premio di MVP, vinto poi dal serbo dei Denver Nuggets . Ma a causa del sistema attuale, solo uno di loro ha la possibilità di essere un giocatore All-NBA First Team, mentre l’altro andrebbe nella seconda squadra.
Silver ha anche affermato che ci saranno più discussioni sul fatto che i bonus contrattuali saranno legati all’elezione nei quintetti All-Star ma ha aggiunto che entrambe le parti hanno convenuto che è la migliore di una serie di opzioni non totalmente gradite: “In questo momento abbiamo concordato con l’associazione dei giocatori di utilizzare quelle designazioni per attivare determinati bonus nei contratti dei giocatori, francamente perché non potevamo trovare un modo migliore che potesse sembrare obiettivo per tutti i soggetti coinvolti”.



uola, aiuta il padre a riparare auto, esce con i suoi amici e gioca a basket con il fratello, Houston JR, nel canestro appeso sopra il garage. Il padre di Damian è un uomo molto considerato nel suo quartiere, verrà sempre considerato uno degli eroi più importanti nella vita del piccolo Lillard. Oltre suo padre però gli eroi per il piccolo Dame sono molti altri: Micheal Jordan, Allen Iverson, Tim Duncan e Shaquille O’Neal, giusto per citarne qualcuno. Si perché nella sua vita, il basket è tutto. Ci gioca dal mattino alla sera, inverno o estate, sole o pioggia.
infortunio al piede e causa la mancanza di fiducia che molti avevano avuto in lui. Non Portland però, Portland credette molto in lui e questo ad oggi ripaga la franchigia. Inizia la sua avventura NBA dunque, con la maglia numero 0, che chiunque conosca Gilberto Arenas sa cosa significa.
precedente, diventando il primo giocatore della storia a partecipare a 5 eventi dell’All Star Weekend: il Rising Stars Challenge il venerdì, lo Skills Challenge (dove arriva primo insieme alla guardia di Utah Trey Burke), il Three-Point Shootout e lo Slam Dunk Contest il sabato e l’All-Star Game la domenica. Quell’anno riesce anche a portare Portland ai playoff, impresa che non gli era riuscita l’anno precedente. Al primo turno incontrano gli Houston Rockets e Lillard & co. Riescono a passare il turno con il risultato di 4-2 (con il buzzer beater di Lillard in gara 6). Al secondo turno però ci sono gli Spurs, che, diretti al titolo, si sbarazzeranno dei Blazers in 5 gare. L’anno successivo non regalerà particolari gioie ne al californiano, ne alla squadra dell’Oregon, che ai Playoff verrà eliminata in 4 gare dai Grizzlies.

