NBA Passion Awards 2016/17

di Stefano Belli
NBA Passion

Coach Of The Year: Brad Stevens (Boston Celtics)

Il coach dei Boston Celtics Brad Stevens

Il coach dei Boston Celtics Brad Stevens

I Boston Celtics hanno disputato una grandissima stagione. Non solo: anche qualora non dovessero arrivare alle NBA Finals (molto probabile), sembrano avere tutte le carte in regola per diventare, nel giro di un paio d’anni, una serissima candidata al titolo NBA.
Senza avere in squadra una star di primissimo livello (con tutto rispetto per l’incredibile Isaiah Thomas visto quest’anno), i biancoverdi hanno tenuto testa per tutta la regular season ai Cleveland Cavaliers di LeBron James, fino a scalzarne incredibilmente il primato ad Est.

Una buonissima parte del merito per questi eccellenti risultati va senza dubbio attribuita alla dirigenza, capace di portare a termine in breve tempo un impeccabile processo di ricostruzione. Un’altra fetta di torta va riservata a Mikhail Prokhorov, proprietario dei Brooklyn Nets, che qualche anno fa pensò bene di regalare il futuro della sua franchigia ai Celtics in cambio di una coppia Kevin GarnettPaul Pierce evidentemente sul viale del tramonto.
Una macchina costruita così bene, però, ha bisogno di un ottimo pilota per arrivare sul podio. Quel pilota è Brad Stevens, uno dei più giovani allenatori NBA, capace di incastrare perfettamente ogni pezzo del puzzle e di tirare fuori il meglio da ogni giocatore. Chiedere per conferma a Jae Crowder, passato da semplice elemento da rotazione a Dallas a insostituibile pilastro in un top team come Boston. La presenza di altri eccellenti difensori (oltre allo stesso Crowder, anche Avery Bradley e Marcus Smart rientrano nell’elite della categoria) e l’aggiunta di un importantissimo punto di riferimento come Al Horford hanno reso l’organizzazione difensiva dei Celtics una delle migliori della lega. Se pensiamo che il principale anello debole della catena è proprio quel Thomas che, dall’altra parte del campo, ne infila quasi 30 a partita, capiamo facilmente come sia arrivata questa grande annata.
Stevens è stato molto bravo anche a gestire i giocatori in uscita dalla panchina: dallo stesso Smart a Kelly Olynyk, da Jaylen Brown a Terry Rozier, ognuno è stato in grado di dare ogni sera il suo contributo.

L’ex allenatore di Butler University si aggiudica così il nostro riconoscimento, lasciandosi alle spalle una concorrenza più agguerrita che mai. Tra i runner-up spiccano Mike D’Antoni, l’uomo che ha trasformato gli Houston Rockets in una contender e James Harden in un potenziale MVP, ed Erik Spoelstra, capace di portare quel che resta dei Miami Heat ad un passo dai playoff. Da segnalare anche l’ottimo lavoro di Quin Snyder, ‘timoniere dei sorprendenti Utah Jazz versione 2016/17, Scott Brooks, che ha portato in alto gli Washington Wizards e Mike Malone, che ha permesso ai Denver Nuggets di rimanere in corsa fino alla fine per un piazzamento in post-season. Infine, sembra quasi scontato, ma meritano una menzione anche Steve Kerr e Gregg Popovich. Il primo era alle prese con un compito inedito per chiunque: inserire un fuoriclasse come Kevin Durant all’interno di un sistema ultra-collaudato come quello dei suoi Golden State Warriors; per ora, possiamo tranquillamente affermare che la missione sia stata compiuta. Pop, dal canto suo, ha guidato i San Antonio Spurs alla solita, grandiosa stagione. Come più volte sottolineato nel corso dell’anno, guai a dimenticarsi degli Speroni in ottica playoff…

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