NBA Passion Awards 2016/17

di Stefano Belli
NBA Passion

Most Improved Player Of The Year: Nikola Jokic (Denver Nuggets)

Nikola Jokic, da due stagioni centro dei Denver Nuggets

Nikola Jokic, da due stagioni centro dei Denver Nuggets

Tra gli awards di fine stagione, quello di “giocatore più migliorato” è uno dei più importanti. Il netto miglioramento di un giocatore può determinare le sorti di una franchigia, accelerandone improvvisamente la ricostruzione e innalzandone le ambizioni. E’ il caso dei Denver Nuggets che, grazie alla rapida esplosione di Nikola Jokic, sono stati vicinissimi ad una clamorosa qualificazione ai playoff (sfumata soltanto alla terzultima partita, per mano del ‘boia’ Russell Westbrook). Il centro serbo si è preso a suon di prodezze il ruolo di leader tecnico della squadra, diventandone ben presto la star indiscussa.
Dopo aver mostrato i primi sprazzi di talento nella stagione da rookie, ha letteralmente incantato in questo 2016/17. A colpire più di ogni altra cosa, la pulizia dei suoi movimenti spalle a canestro e le incredibili visioni da cui partono i suoi passaggi (a volte, bisogna dirlo, un po’ enfatizzati). La partenza di Jusuf Nurkic con destinazione Portland e l’arrivo al suo posto di Mason Plumlee, altro lungo dalle mani ‘educate’, ha dato il via libera all’exploit di Jokic. Da febbraio in avanti sono arrivate una gara da 40 punti (il 10 febbraio contro i Knicks) e sei triple-doppie, di cui una (il 13 febbraio) condita da 21 rimbalzi e 12 assist, entrambi career-highs.
Se c’è un difetto nella fin qui brevissima carriera NBA del giovane serbo, è la scarsissima applicazione difensiva, che molto spesso ha fatto soffrire i compagni. Di certo, la sua ascesa fa guardare al futuro con grande ottimismo i suoi Nuggets, fuori dai prossimi playoff ma sempre più ricchi di giovani di talento.

A proposito di talento, non si può non citare Giannis Antetokounmpo tra i giocatori più migliorati di questa regular season 2016/17. Lo ‘scherzo della natura’ greco si è letteralmente consacrato, raggiungendo la prima chiamata – per giunta in quintetto – ad un All Star Game e trascinando i Milwaukee Bucks ai playoff malgrado un nuovo, grave infortunio per il suo ‘partner in crime’ Jabari Parker.
Anche Tim Hardaway Jr. è cresciuto esponenzialmente. Sul suo talento c’erano pochi dubbi fin dagli esordi in maglia Knicks, ma in questa stagione il figlio dell’ex playmaker di Warriors e Heat ha trovato quella continuità in precedenza sconosciuta. Nel corso della stagione si è guadagnato il posto da guardia titolare nel quintetto di coach Mike Budenholzer, inanellando ottime prestazioni e rivelandosi spesso e volentieri il go-to-guy per i suoi Atlanta Hawks.
Stagione decisamente sorprendente anche quella di Seth Curry. Proprio quando la sua carriera sembrava destinata a naufragare, sballottato tra una franchigia NBA e l’altra, il fratello di Steph ha ‘trovato casa’ a Dallas, dove è stato una delle poche note liete della brutta annata dei Mavs. Tra gli altri possibili candidati al premio, da segnalare Kentavious Caldwell-Pope (una delle poche certezze in casa Pistons), Aaron Gordon (Magic), Otto Porter e Bradley Beal (Wizards), Tim Frazier (Pelicans), Austin Rivers (Clippers) il nostro 6th Man Of The Year Eric Gordon (Rockets) e il nostro difensore dell’anno Rudy Gobert (Jazz). Per concludere, meriterebbe una menzione anche James Harden. Non si possono forse definire enormi miglioramenti, quelli messi in mostra quest’anno dal ‘Barba’?

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