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Nerd Basketball Association

di Luigi Ercolani

Siamo nel ventunesimo secolo ormai non dovremmo stupirci più di nulla. Siamo passati attraverso la nanotecnologia, i droni, i missili intelligenti, gli statunitensi che decidono di imitare politicamente l’Italia. Pensavamo di averle viste un po’ tutte. Noi, ingenui.

Sportivo è nerd
Potrete ben comprendere il nostro stupore quando, iniziando a frequentare le community di palla a spicchi sui social network, abbiamo scoperto che erano piene di cultori di Game of Thrones e Breaking Bad, House of Cards e The Walking Dead, Doctor Who e Sherlock, e chi più ne ha più ne nomini, non tralasciando manga e anime vari ed eventuali, oltre ai cinefumetti di supereroi e al leggendario Star Wars.
Ma come? Ma i nerd, i secchioni, non erano quelli con gli occhiali spessi a fondo di bottiglia e utopia di una ragazza (se e quando c’è, questa utopia), che facevano fatica anche ad alzare la matita per scrivere e che “x tizi a inseguire un pallone sono (segue sfilza di espressioni di scherno)”? Non ci eravamo forse fermati lì? E allora perché li trovi a discutere pacificamente o meno sui draghi di Daenerys Targaryen, su Jon Snow che non sa nulla e su Walter White che spaccia metanfetamine? Com’è successo questo cambiamento?
Non inerpicandoci troppo su discorsi filosofici e sociologici, ma volendo semplicemente seguire la teoria del Rasoio di Occam, potremmo sintetizzarla in questo modo: siamo arrivati a questo punto perché l’offerta di programmazione nerd è talmente ampia che per la legge dei grandi numeri (quella vera, non quella che qualche giornalista sportivo squaderna ogni tanto per farsi bello) non poteva non fare vittime anche di chi è solitamente appassionato di sport, nel nostro caso la pallacanestro.

Questione di stimoli
Volendo ampliare il discorso, si arriva facilmente a osservare come gli input siano migliaia, la personalizzazione e la volontà di colpire ogni gusto sia polarizzata, da parte delle case di produzione. Prendiamo il caso di Netflix, ad esempio, epitome di questo ragionamento e insieme fenomeno del momento: nel giro di tre anni, la major (ormai tale) californiana ha trattato di politica (House of Cards), criminalità (Orange is the New Black, Narcos), supereroi (Daredevil, Jessica Jones, Luke Cage), fantascienza (Sense8, Stranger Things), commedia (Master of None e il futuro Una mamma per amica). Logico dunque che, ovunque pescasse, pescasse bene, perché se, poniamo, Andrea Rossi ama la NBA ma è cresciuto guardando X-Files in tv la sera e quindi ha anche una spiccata curiosità verso la fantascienza, un’occhiata a Stranger Things vorrà darla, anche solo per un confronto.
D’altra parte è molto difficile che le persone si orientino solo verso una determinata cosa, anche solo per non venirne soffocati, ed è pur vero che come diceva quel Tale “Chi sa solo di una determinata cosa, non sa nulla di quella determinata cosa”. Ecco dunque quale può essere in fondo la ragione principale di questa trasformazione, o evoluzione che dir si voglia: l’offerta ampia che va a toccare interessi minori o maggiori (anche misconosciui), passioni giovanili, i gusti della persona fino a sollecitarne l’animo stesso.
Come d’altronde è capace di fare la pallacanestro, n’est pas?

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