Non è facile passare una vita costantemente all’ombra del padre; non è facile essere conosciuti ai più solo grazie alla fama del fratello; non è facile essere Seth Curry.
Un inizio in sordina
Curry viene draftato nel 2013, dopo due ottime stagioni collegiali. La partenza però è tutta in salita: una partita con Memphis, una con Cleveland, due con Phoenix per un totale di 21 minuti giocati, 6 tiri tentati e uno solo segnato. Questo il riassunto delle prime due stagioni NBA di Seth Curry; poco in confronto alle sue reali capacità. La svolta arriva con l’approdo ai Kings che gli offrono un contratto annuale garantito. Nonostante un inizio in sordina, Curry riesce alla fine a ritagliarsi il suo spazio: quasi 7 punti in 16 minuti di utilizzo, tirando con il 45% da tre punti (buon sangue non mente). Ormai è un beneamino per i tifosi perché ogni sera ci mette il cuore, anche quando la squadra va a picco.
Anno nuovo, vita nuova
Quest’estate lascia Sacramento e si trasferisce ai Mavericks, alla corte del vulcanico Cuban. Fino a dicembre non viene considerato molto da coach Carlise come dimostrano le sue brevi sporadiche apparizioni, tutte partendo dalla panchina. Ma con l’anno nuovo la stagione del piccolo Curry prende tutta un’altra piega; complice gli infortuni di Williams e Barea infatti, Seth viene promosso in quintetto diventando una pedina fondamentale nello scacchiere di Carlise. Basta guardare i numeri delle 21 partite giocate da titolare: 16 punti con il 51% dal campo e 47.2% da oltre l’arco. Niente male per essere solo il fratellino di Steph. Dallas al momento detiene l’undicesimo posto (record 24-35) nella Western Conference a tre vittorie di distanza dall’ottavo, occupato da Denver. Se i Mavericks possono ancora sperare nei playoff, il merito è anche suo.
Non chiamatelo “l’altro Curry”
“A Seth non è mai mancata la fiducia nei suoi mezzi, persino quando lo consideravano il “Curry dei poveri” e nessuno credeva in lui. Seth non ha mai dubitato di se stesso e oggi vediamo i risultati.”
Queste le parole di Carlise su Curry, dopo aver realizzato il personale carrer-high, 31 punti, contro Minnesota. Forse è arrivato il momento di separare i cognomi e non fare riferimento soltanto ad uno; Seth si sta costruendo una propria reputazione, dimostrando di poter tranquillamente giocare in NBA. Non è più solo il figlio di Dell o il fratellino di Steph, lui è Seth Curry.

