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Aldridge e Spurs: processo di adattamento

di Claudio Spagnuolo

Durante la scorsa estate, i San Antonio Spurs erano quasi certi che la free agency sarebbe stata un grande successo, con l’inserimento in roster di LaMarcus Aldridge.

Sembrava un innesto naturale, considerando lo stile di gioco di Aldridge, così simile e facilmente abbinabile a quello di Tim Duncan. Aldridge, come Duncan, è un buon tiratore dalla media distanza, con un alto QI cestistico, e con un vantaggio considerevole: ha nove anni in meno e potrebbe plasmarsi facilmente come eventuale erede del numero 21, il giorno in cui questi deciderà di ritirarsi.

Il coach degli Spurs, Gregg Popovich, ha scherzato sul fatto che Aldridge fosse un elemento fondamentale durante il processo di reclutamento, dichiarando: “Gli ho parlato, l’ho implorato in ginocchio, gli ho offerto i miei figli… cose del genere“.

Ma Popovich ha anche potuto testimoniare una qualche incertitudine da parte di Aldridge, ora che la sua carriera a San Antonio è finalmente cominciata. Per nove anni, Aldridge è stato l’ancora dei Blazers, prima al fianco di Brandon Roy, poi con Damian Lillard. A Portland, l’attacco era costruito intorno a ciò che Aldridge era capace di fare nell’area avversaria.

Aldridge e Popovich.

Aldridge e Popovich.

A San Antonio, invece, il sistema di gioco è basato su alcune forti credenziali, ed Aldridge ha scoperto di dover cambiare il suo gioco per inserirsi a dovere. Siamo ancora ai primi giorni, ma questo tipo di transizione sembra avere qualche inceppo.

E’ diverso qui, certamente lo è“, ha chiosato Aldridge, nonostante gli Spurs abbiano cominciato la stagione con un convincente 7-2. “Quando sono arrivato nella NBA, ho dovuto giocare per un team che si affidava completamente a me, disegnato intorno al mio gioco. Ora c’è un diverso attacco e, sai, voglio esserne parte. Ma è tutto nuovo, quindi mi ci vorrà un po’ di tempo per far funzionare le cose come dovrebbero“.

Lo scorso anno, Aldridge si è affidato pesantemente ai suoi jumpshot dalla zona sinistra del campo, appena fuori il blocco. In tutto, il 27% dei suoi tiri sono arrivati dal perimetro, ed il 17% dalla media distanza, vicino alla linea di fondo.

Quest’anno, però, non ha avuto questo tipo di spazi. Gli Spurs, che vogliono storicamente basarsi sull’attacco dentro-fuori, sembrano essere meno interessati ad utilizzare Aldridge nel suo stesso ruolo dei giorni di Portland: dopo aver fatto un notevole sforzo nello sviluppare il tiro da 3 lo scorso anno (prendendosi ben 105 tiri in 71 partite), Aldridge ha tentato il canestro dalla distanza soltanto cinque volte in queste prime nove uscite stagionali.

Questo tipo di atteggiamento dev’essere parte di quanto sta imparando in Texas. Il futuro a San Antonio dipende molto dalle capacità di Aldridge e Kawhi Leonard di imporsi come stelle della lega, anche se Leonard – nel recente passato – non è stato in grado di emergere con continuità al di sopra del trio d’oro Duncan-Parker-Ginobili; il silenzioso giocatore, comunque, sta facendo registrare una media di 21.9 punti e 7.5 rimbalzi a partita quest’anno, un chiaro passo in avanti rispetto alla scorsa campagna.

Kawhi Leonard.

Kawhi Leonard.

Il sacrificio individuale è sempre stato un punto fermo della filosofia degli Spurs e, per quanto si nota, Aldridge pare intenzionato a lasciar da parte la forza dei numeri, in favore di un impegno collettivo che possa portare – si spera – al titolo; è bravo in difesa e ha mostrato anche una buona propensione al passaggio in fase offensiva, il che potrebbe essere la vera chiave del successo della franchigia per il futuro.

In ogni caso, se non hai mai giocato in un certo modo e non hai mai dovuto sacrificarti per il bene di tutti, la transizione potrebbe essere difficile. Aldridge ha segnato 20 o più punti per 50 volte nelle 71 partite che ha giocato lo scorso anno, ma è riuscito nell’impresa soltanto per due volte in queste prime uscite stagionali. Potrebbe essere la normalità.

Popovich, comunque non ha dato molto peso alle difficoltà del giocatore. “Non importa in quale sistema si trovi, è intelligente abbastanza per imparare“, ha detto il coach. “Non importa per qualche squadra giochi, uno come lui può imparare qualsiasi tipo di sistema“.

Alle volte, il processo di apprendimento potrebbe essere insidioso. Ma, per Aldridge, nulla è impossibile.

 

Claudio Spagnuolo

Twitter: @KlausBundy

 

Tratto da: Sean Deveney, “LaMarcus Aldridge experiences growth and growing pains with Spurs”, sportingnews.com.

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