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All-Star Weekend, storie e istantanee di rara bellezza

di Pierluigi Ninni

Uno degli eventi più attesi e più visti dell’intero palinsesto sportivo mondiale. L’All-Star Weekend, però, è molto più di questo! Per gli amanti e appassionati del basket NBA e non solo e pura poetry in motion. Sarebbe come sentire una sinfonia di Beethoven per un intero weekend, pura magia.

Ma partiamo dall’inizio.. L’All-Star Weekend ha inizio nel 1951, il primo della storia in NBA. Con gli anni questo appuntamento, frequentemente svolto in febbraio, ha aumentato notevolmente la sua portata di eventi e spettacolo. Mano a mano, oltre all’evento catalizzatore della domenica, sono stati aggiunti altri eventi come il Dunk Contest e il Three point contest. Il primo, in particolare, ha fatto involvere la manifestazione in maniera impressionante: la genialità degli schiacciatori è da considerare il best of dell’All-Star break.

L’attuale composizione dell’All-Star Weekend è cosi delineata: venerdì con il Rising Stars Game con le migliori giovani promesse della lega divise in Team World e Team USA; il sabato con Dunk Contest, il Three Point Contest e lo Skills Challenge e, per concludersi, l’apoteosi finale dell’All-Star Game con il nuovo formato e la nuova divisione nei vari Team captains. Passiamo dunque in rassegna i più sorprendenti ed emozionanti accadimenti relativi a questo grande show chiamato All-Star Weekend..

SLAM DUNK CONTEST, CHICAGO 1988: I BELIEVE I CAN FLY

Una delle sfide più epiche a cui il pubblico dell’All-Star Weekend abbia mai potuto assistere nella storia della NBA. Per la prima volta, in questa occasione, si capì quello che sarebbe potuto diventare Michael Jeffrey Jordan per tutti gli appassionati di pallacanestro. Nella città che gli deve tutto, mise in scena un vero e proprio show, di cui il Dunk Contest fu solo il primo tassello. Il suo marchio prese vita proprio quella sera, dopo la celebre schiacciata in cui MJ staccò e planò dalla linea del tiro libero. Un gesto che, per la sua completezza atletica e la sua magnificenza artistica, può essere tranquillamente annoverato tra le 2/3 prestazioni più straordinarie della storia della sport moderno.

Tutto questo accadde davanti agli occhi attoniti di tutto il mondo, ma soprattutto di Clyde Drexler e Dominique Wilkins. Avversari di grande livello che, tuttavia, dovettero inchinarsi alla grandezza di “His Airness” (soprattutto il primo, superbo schiacciatore e due volte vincitore del Dunk Contest).

L’incredibile volo di Sua Maestà.

 

ALL-STAR GAME, ORLANDO 1992: THE BEST IN HISTORY

La partita delle stelle di Orlando è stata sicuramente la più splendente di sempre. Tra i partecipanti si annoverano 11 su 12 componenti del Dream Team e il maggior numero di hall of famer in campo (ben 17). L’ Ovest vinse nettamente di 40 punti contro un Est favorito alla vigilia. Le assenze di Bird e Wilkins, però, sembrarono influire notevolmente in una squadra poco motivata nonostante la notevole presenza di talento in campo. Jordan, Pippen, Thomas, l’asse Stockton-to-Malone e tanto altro: un quadro magnifico che mostrava l’enorme tasso tecnico allora presente in NBA.

Al contrario, invece, la partita ed il punteggio dimostrarono tutt’altro che equilibrio tra le due compagini. La voglia di Magic Johnson, alla sua ultima apparizione tra le stars, fece la differenza. Per il play rivoluzionario dei Lakers MVP e tanti, tanti applausi..

Magic Johnson con il premio di MVP alla sua ultima partecipazione all’ASG

 

SLAM DUNK CONTEST, OAKLAND 2000: POTENZA ALL’ENNESIMA POTENZA

“It’s over man, it’s over..” – sono le parole più famose legate allo Slam Dunk Contest. Il marchio di fabbrico di Vince Carter, aka Vinsanity o Air Canada come meglio volete..

La miglior rappresentazione dell’esplosività muscolare di un uomo con una potenza mai vista. Certo, la concorrenza non era agguerrita quel giorno ad Oakland. Ma in pochi scommetterebbero ancora oggi su una possibile sconfitta di Vince nella Baia. Quella maglia di Toronto è il cimelio più ambito per ogni schiacciatore che si definisca tale. Negli anni è stata sfoggiata anche da altri protagonisti dello Slam Dunk Contest. Far rimanere Shaq a bocca aperta è impresa molto ardua, ma quella sera Vince ci riuscì con grande facilità.

 It’s over.

 

ALL-STAR GAME, ATLANTA 2003: “L’ULTIMA SINFONIA DI HIS AIRNESS”

Un’olio su tela dal valore inestimabile. E si, non si riesce a stabilire la incredibile valenza di quel fadeaway di MJ nel suo ultimo All-Star Game. Tutto sembra finito ma nessuno aveva fatto i conti con il maestro indiscusso, clutch shot in precario equilibrio, boato, e Ovest avviato alla vittoria. Poi rovinò tutto un certo Kobe Bryant, ma questo non servì a cancellare il grande gesto del più vecchio giocatore ad aver mai partecipato ad un All-Star Game ( all’età di 39 anni e 357 giorni). Ne mise 20 quella sera His Airness giocando con una tranquillità incredibile.

Eppure l’attesa era tutta per lui, per il suo ultimo tiro e la sua ultima pregevole firma. Infatti, pochi giorni prima della gara, tutti avevano dato la disponibilità di cedere il posto a Jordan tranne Vince Carter (che per questo fu ricoperto di insulti dai tutti i tifosi). Carter ammise in diretta di essersi pentito della sua scelta, perchè “Michael meritava un’addio del genere nel super scenario dell’All-Star Game”. L’ovazione della Philips Arena di Atlanta rimarrà sempre nei cuori di tutti noi amanti della palla a spicchi, come l’ultima sinfonia dell’ artista per eccellenza.

Giocata da manuale.

 

 

NBA ROOKIE CHALLENGE, LOS ANGELES 2004: ROOKIE DA INFARTO

L’attuale Rising Star Challenge, ha avuto la sua visibilità più alta nel 2004. La classe dei rookie del 2003 è tutt’ora considerata una delle migliori di sempre: Dwayne Wade, LeBron James, Carmelo Anthony e Chris Bosh nello stesso quintetto per una notte. Eppure, non era l’All-Star Game..

Nonostante questo, questi ultimi furono surclassati dai Sophomores capitanati da Ginobili e Stoudemire, vincitore al termine del premio di MVP del match. Uno degli antipasti più interessanti che il nuovo formato dell’evento ha mai offerto. 14 anni dopo, allo Staples Center solo uno dei giocatori indicati in precedenza si ripresenterà nella veste di All-Star: colui che, in quella occasione, fu accusato di essere troppo presupponente ed altezzoso dai giornalisti e dagli addetti ai lavori, ma che poi ha vinto tutto quello che si poteva vincere. LeBron James, il Prescelto, che da allora ha ottenuto 14 convocazioni di fila e detiene il record di punti nella storia dell’All-Star Game..

I terribili rookies del 2004 in posa per la foto di rito.

 

THREE POINT CONTEST, NEW ORLEANS 2014: LA PRIMA VOLTA DI UN ITALIANO

Il 2014 è l’anno degli italiani in NBA. Marco Stefano Belinelli si laurea, nello stesso anno, campione NBA e vincitore del Three point contest in una gara esaltante. Nella gara da 3 punti, l’emiliano porta a casa il successo imponendosi su Bradley Beal nella finalissima. Curry assente ingiustificato della gara, già eliminato nel primo turno.

Indimenticabili le emozioni espresse dalla telecronaca di Flavio Tranquillo, che nell’ultimo carrello si scatena con urlo liberatorio. Marco è il primo e l‘unico italiano, finora, ad aver vinto una qualsiasi competizione all’All-Star Weekend ed uno dei pochissimi giocatori NBA (tra cui Steve Kerr e Steph Curry) ad aver vinto la gara da 3 punti e il titolo nella stessa stagione.

 Precisione chirurgica dall’arco.

 

 

THREE POINT CONTEST, NEW YORK 2015: IL RECORD DI STEPH

Nel santuario del basket americano, il Madison Square Garden, nel Three Point Contest del 2015, si ebbe la lampante dimostrazione di forza del futuro MVP Steph Curry. La stella dei Golden State Warriors stabilì proprio quella sera il record di punteggio mai ottenuto nella gara del tiro da 3, dopo l’inserimento dei palloni da 2 punti, cosiddette money ball. Un round di finale immacolato, in cui Curry mise a segno 27 punti su 34 possibili, con 5 triple sbagliate su 25 tentativi.

Stracciò tutti il buon Steph, esplicitando il suo marchio di fabbrica: il quick release, che tutt’ora gli permette di essere il miglior tiratore della lega e della storia NBA. Solo un uomo poteva interrompere il suo strapotere e sarà il suo compagno, e Splash Brother, Klay Thompson l’anno dopo in quel di Toronto.

Steph gonna Steph.

 

SLAM DUNK CONTEST, TORONTO 2016: “OLTRE IL LIMITE DELL’IMMAGINATO”

8 schiacciate di finale per determinare il re delle schiacciate. Non era mai accaduto qualcosa di simile nella storia. Ma mai nessuno si sarebbe immaginato di vedere quelle acrobazie svolte con naturalezza da due veri superman come Zach LaVine e Aaron Gordon. Senza dubbio, lo Slam Dunk Contest più spettacolare di sempre. La schiacciata in posizione seduta in aria di Gordon lascia ancora tutti esterrefatti. D’altronde, quello che si inventarono questi due fenomeni rimarrà sempre nella memoria di tutti noi appassionati.

Nessuno aveva l’intenzione di mollare un centimetro, anzi.. Forse, per fantasia e potenza pura, Gordon meritava di portarsela a casa. Telecronisti ESPN scatenati, giudici increduli e Reggie Miller completamente impazzito. Nessuno voleva che quello show terminasse, soprattutto gli stessi due concorrenti!

Alla fine prevalse la leggerezza e l’elevazione di LaVine ma forse in pochi ricorderanno veramente il vincitore di quella sera: il vero spot di quell weekend rimangono quei 10 minuti scarsi da mozzare il fiato..

Uno Slam Dunk Contest folle.

 

 

In conclusione, l’All-Star Weekend non è mai stato un evento qualsiasi. Rappresenta l’essenza della NBA: competitività e spettacolo allo stato puro. Speriamo di rivivere un momento di tale caratura anche in questa edizione 2018: i presupposti sono molto promettenti..

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1 Commenta

Mattia 15 Febbraio 2018 - 23:07

Complimenti Pierluigi, grande articolo!

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