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Jimmy Butler ha dimostrato di essere un vincente: ma non lo sapevamo già?

di Francesco Catalano

La stagione dei Miami Heat di Jimmy Butler è stata un successo da qualunque parte la si guardi. La franchigia della Florida, infatti, è andata ampiamente al di là dei suoi limiti: chi si aspettava ad inizio anno che sarebbe arrivata alle finali NBA? In pochi o forse nessuno avevano azzardato una previsione simile.

Invece, l’annata era iniziata nel migliore dei modi, oltre le più rosee aspettative. Coach Erik Spoelstra è riuscito a far sbocciare tre ragazzi appena arrivati nel mondo NBA e che molti altri avevano tranquillamente snobbato: stiamo parlando di Duncan Robinson, Tyler Herro e Kendrick Nunn. Insieme all’esperienza dei veterani presenti a roster la squadra girava bene e così durante la trade deadline è stato piazzato qualche colpo (Jae Crowder e Andre Iguodala) per rinsaldare ancora di più il roster.

Il cammino degli Heat

Poi, la cavalcata degli Heat ai playoffs è stata trionfale: 4-0 agli Indiana Pacers, 4-1 ai Milwaukee Bucks e 4-2 ai Boston Celtics. E infine, in finale, prima di cedere allo strapotere dei LeBron Lakers, hanno combattuto strenuamente per 6 gare, tentando fino alla fine di complicare la vita a LeBron James e compagni.

Il merito di questa stagione va soprattutto alle due menti che stanno ormai da anni dietro al progetto Heat, ovvero Pat Riley e coach Erik Spoelstra. Ma va anche al leader indiscusso del gruppo: Jimmy Butler.

Butler è quello che si può definire un giocatore alla ‘vecchia maniera’: tiro da tre punti ridotto al minimo, tanti jumper dalla media e tante penetrazioni a canestro. Non a caso, con la superba prestazione di gara 3 delle finali, è stato l’unico giocatore insieme a Shaquille O’Neal dal 2000 in poi a segnare più di 40 punti senza aver mai tirato dall’arco. La coesione che l’ex giocatore di Marquette è riuscito a creare in un roster talentuoso, ma non stellare, è stata la chiave del successo di questo gruppo.

Jimmy Buckets, infatti, si è conquistato la squadra, l’allenatore ed i compagni con la sua ormai proverbiale etica del lavoro. Il motto in casa Heat era più o meno questo: dove non arriva il talento, ci arrivano la tenacia e la determinazione. Come detto, al suo fianco non aveva stelle, ma tanti buoni giocatori pronti a versare fino all’ultima goccia di sudore per il loro capitano. A tale proposito, le crescite esponenziali di Tyler Herro, Duncan Robinson e Bam Adebayo in questa stagione arrivano come fulmini a ciel sereno? Ovviamente no: sono gli ultimi frutti del lavoro instancabile della franchigia, ma anche della costante stimolazione che l’ex Chicago Bulls ha impresso in loro.

E’, perciò, un giocatore che gioca bene, ma che soprattutto fa giocare bene. E, cosa ben più importante, che crea una cultura di gioco ed una identità precisa attorno a sé. Queste, probabilmente, sono le chiavi essenziali per riuscire ad essere un giocatore vincente e, di conseguenza, per riuscire a creare una squadra vincente.

Perché Jimmy Butler è sempre stato un giocatore vincente

Ma che Jimmy Butler fosse un giocatore vincente lo scopriamo solo ora? Chi dice di sì, non lo ha mai capito fino in fondo. Perché alla fine dovunque è andato, ha saputo sempre alzare considerevolmente l’asticella di quella franchigia.

Ai Bulls, non ancora nella parabola più alta della sua carriera, è riuscito ad arrivare in semifinale di Conference dove ancora una volta si è scontrato contro LeBron James, perdendo per 4 -2. Poi dopo qualche stagione altalenante nell’Illinois, a causa anche delle problematiche che stavano sorgendo a Chicago di cui vediamo gli effetti soprattutto oggi, nel 2017 è passato ai Minnesota Timberwolves.

Senza aver timore di incappare nelle remore di qualche tifoso sfegatato, possiamo tranquillamente dire che i TWolves sono da sempre una franchigia perdente. Basti dire che al momento dell’arrivo di Jimmy Butler, non raggiungevano la post-season dai tempi di Kevin Garnett.

Anche in quel caso, Butler è riuscito nell’impresa di riportare Minnesota ai playoffs seppur con un roster per nulla all’altezza. Al primo turno poi è arrivata l’eliminazione per mano dei molto più attrezzati Houston Rockets di James Harden, ma rimane l’importanza di un traguardo che a Minneapolis non si vedeva da parecchio. Poi, ovviamente, i miracoli non è in grado di farli nessuno.

Nel 2019 è approdato ai Philadelphia 76ers per provare l’assalto al titolo con Ben Simmons e Joel Embiid. Nonostante fosse l’ultimo arrivato, il leader della squadra sembrava proprio lui e, infatti, i Sixers sono arrivati ad un nonnulla dalla finale di Conference e dall’opportunità di giocare veramente per il titolo NBA. A negare quel traguardo a Philly è stato l’ormai celebre e rocambolesco di Kawhi Leonard in gara 7 delle semifinali di Conference.

Poi nell’estate successiva, Philadelphia ha deciso di puntare su Tobias Harris piuttosto che su Jimmy Butler – e in casa Sixers, gli effetti nefasti di questa scelta si vedono chiaramente oggi. Così l’ex Marquette ha risposto alla chiamata della squadra con cui già in passato aveva avuto più di qualche corteggiamento: Miami. E quello che è successo quest’anno, lo sappiamo bene.

Perciò, lo scopriamo davvero ora che Jimmy Butler è un giocatore vincente? Ovunque sia andato, con i mezzi che aveva e spesso erano assai ridotti, è quasi sempre riuscito a tirare fuori il massimo. L’annata appena trascorsa è forse la conferma più lampante di quello che già prima si era potuto vedere. Ma chi lo ha seguito attentamente in questo decennio non ha mai nutrito dei dubbi sulla sua reale influenza sul gioco del basket. Ora Butler ha 31 anni. Il suo futuro sembra legato ai Miami Heat e, effettivamente, alla squadra della Florida per alzare in cielo il Larry O’Brien Trophy manca forse molto poco. Con i giusti accorgimenti durante la off-season potremo parlare seriamente per l’anno prossimo di contender. Ed è proprio il titolo NBA quello che manca a Jimmy. Quest’anno ci è passato accanto: lo ha sfiorato. La sua promessa però è proprio questa, riportare il titolo in Florida. E lui che è un vincente può farlo.

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