Stephen Curry
Il career high di Steph è “solo” 62 punti, segnati nel 2021 contro i Portland Trail Blazers in una partita vinta per 137-122. Allora Curry segnò 8 triple su 16 tentativi e chiuse con 18 su 31 dal campo in una gara già decisa dopo 3 quarti di gioco, e in cui la star degli Warriors giocò 36 minuti.
Con qualche minuto in più e qualche altro canestro in più, quota 70 sarebbe stata ampiamente alla portata.
Steph non ha mai segnato così tanto in termini di media e volume di tiri (soprattutto da tre punti) come nelle ultime 3 stagioni, ed è probabilmente assieme a Michael Jordan il miglior giocatore di sempre nel segnare tanti punti in scariche di pochi minuti. Curry è il solo giocatore NBA assieme a Damian Lillard che non si farebbe alcun problema nel prendersi anche 30 tiri da tre punti in una partita, qualora la situazione lo richiedesse (il suo career high è di 22), e i tiri liberi per lui non sono un problema, e diverse volte in passato, soprattutto negli anni d’oro della dinastia Warriors quando le partite erano finite dopo 3 quarti, si è avuta la sensazione che Steph avesse almeno il doppio dei punti poi segnati a fine serata, nella proverbiale manica.
Certo, il 14 marzo prossimo Stephen Curry compirà 35 anni quindi l’età non depone a suo favore rispetto agli altri nomi qui citati. Stiamo però parlando di uno dei primi 10 giocatori di tutti i tempi, e che ci ha insegnato che nulla è impossibile (per lui) con un pallone da basket in mano.
Il vero problema, semmai si dovessero creare le condizioni, sarebbe convincere coach Steve Kerr a lasciarlo in campo per tutto il tempo necessario!
Giannis Antetokounmpo
Per Giannis occorrerebbe che si ricreassero condizioni simili a quelle della serata del 1962 per Wilt Chamberlain.
Antetokounmpo ha un career high di 55 punti, realizzato quest’anno, in cui chiuse con 20 su 33 dal campo e 15 su 16 ai tiri liberi. Il suo massimo in carriera per tiri è di 39, sempre quest’anno, in una partita da 17 su 39 dal campo e 11 su 17 in lunetta, per 45 punti totali.
Il 2 volte MVP è un grande regolarista quando si tratta di mettere punti a tabellino, i picchi realizzativi sono pochi rispetto agli altri grandi realizzatori NBA contemporanei. Per arrivare a ipotizzare una quota 100 per Giannis servirebbe una combinazione di tanti canestri da dentro l’area dei 3 secondi, almeno una ventina, una serata particolarmente ispirata ai tiri liberi, come ad esempio quella magica di gara 6 delle finali NBA 2021, e qualche punto extra da rimbalzo d’attacco e dal suo jumper dalla media distanza di solito non troppo efficace. E – non di poco conto – una difesa avversaria che lasciasse fare sotto canestro.
In questo senso un piccolo precedente c’è: nella stagione 2020-21 Antetokounmpo segnò tutti i 17 tiri presi da dentro l’area dei 3 secondi in una partita stravinta a Portland contro i Blazers. Giannis non potrebbe contare se non marginalmente sul tiro da tre punti, ma in fondo un tiro da un metro è più facile di uno da 8 metri, e ci si stanca di meno.
Damian Lillard
E’ il secondo giocatore più anziano citato in questa lista, ma Damian Lillard non ha mai segnato così tanti punti come quest’anno.
Dame sta segnando su per giù 38 punti di media da inizio febbraio, nelle ultime 15 partite sta tirando oltre 11 tiri liberi a partita (col 94%) e nelle ultime 10 partite ha il 41.5% da tre su 13.7 tentativi di media a gara. Si, avete letto bene.
Lillard ha segnato 71 punti, career high, in 39 minuti contro i Rockets il 27 febbraio scorso, con 13 su 22 da tre punti, 22 su 38 dal campo e 14 su 14 ai tiri liberi. Di 71 punti, 41 li ha segnati nel solo primo tempo, 21 nel quarto quarto e solo 9 nel terzo periodo, con un tempo supplementare a disposizione, quota 80 punti non sarebbe stata da escludere.
Quando Dame inizia con le sue serie di triple, guardando le partite si avverte il terrore dei difensori che sanno già cosa li attende: un blocco a metà campo e la possibilità di un siluro da 9 metri al minimo ritardo, oppure un cambio difensivo sfavorevole da punire con uno step back. In questa stagione, con colpevole ritardo viste le doti, Lillard ha anche iniziato ad andare in caccia di tiri “facili” da tre punti alla Steph Curry, continuando a tagliare e “rilocalizzandosi” sul perimetro dopo aver ceduto il pallone e su situazione di secondo possesso. Contro Houston un paio delle sue 13 triple sono arrivate così.
Lillard è sempre stato abile nel guadagnarsi tanti tiri liberi, quest’anno sta toccando nuovi apici nell’arte di generare per primo un contatto e procurarsi il suo viaggio in lunetta. E come tutti i grandi – Steph, LeBron, Dwyane Wade, Dirk Nowitzki ma anche Luka Doncic – dopo il contatto lascia andare dei tiri con l’intenzione di segnarli.
100 sono davvero tanti, e Lillard è alto 188 con le scarpe, a un certo punto levargli il pallone dalle mani raddoppiandolo a metà campo diventa la cosa migliore da fare per non correre rischi.

