Lo sport come riscatto sociale. È vero, verissimo, in moltissimi casi, quando la miseria tocca il corpo ma non l’anima. C’è una conditio sine qua non, però: deve esserci la volontà individuale, la voglia di non arrendersi al degrado.
L’alternativa, purtroppo, è lo sport come naturale calamita per loschi figuri e amici falsi, che diventano perenni “Il gatto e la volpe” che ti sussurrano all’orecchio che puoi fare soldi senza fatica affidandoti ai loro consigli. Pensando, ovviamente, solo al proprio tornaconto.
Ronnie Fields from Chicago è stato, purtroppo, uno dei tanti, troppi, ragazzi che rientrano in questa casistica. Nella parabola che va dal titolo di Illinois Mr. Basketball 1996 a star del campionato venezuelano nel 2007 c’è un talento sperperato per la dabbenaggine per gestirlo.
Il contesto, va da sé, non è esattamente il massimo fin da subito. Ronnie infatti è figlio di Crystal, che lo ha avuto quindicenne, e lo ha allevato a Maywood, nel West Side che è ad un tiro di schioppo dal South Side. Per ulteriori info, consultare l’articolo in merito di questa rubrica.
Precoce la madre, che essendo sempre fuori a lavorare lascia il pupetto con la nonna, e precoce anche Ronnie. Il quale già a dodici anni, alla Madison Junior High School, firma il suo primo autografo.
Il motivo? Una schiacciata effettuata ai danni di ragazzi più esperti. La fama del rampollo cresce poi progressivamente, a tal punto che Crystal nasa aria maleodorante si trasferisce quel tanto che basta per lasciarsi alle spalle giornalisti e curiosi. Cancellandosi anche dall’elenco telefonico.
Ma una slavina, una volta che inizia a scendere, è difficile da fermare. E il ragazzo è dotato, accidenti se è dotato, a tal punto che un ragazzone dal South Carolina conosciuto ad un campo estivo si convince ad iscriversi alla Farragut Academy solo perché frequentata da Fields.
O meglio, le cronache dicono che alla base del cambio di sede di Kevin Garnett verso la Windy City sia stato in prima battuta un incidente avvenuto tra studenti neri e bianchi alla Mauldin High School, e costato al futuro “Big Ticket” un’accusa di linciaggio mancata di poco.
Già innamorato della pallacanestro, tuttavia, KG avrà sicuramente valutato la compresenza di Fields come un fattore cruciale per raggiungere risultati prestigiosi. Detto, fatto: record di 28-8 ed incoronazione da parte di USA Today quale High School Player of the Year.
Nello stesso periodo, però, all’enfant du pays Ronnie qualcuno aveva suggerito che avrebbe potuto saltare le superiori e andare direttamente al college. Certo, Fields si librava in aria verso vette che i suoi limitati centimetri avrebbero dovuto precludergli, ma tali doti acrobatiche sembrano onestamente un po’ poco per saltare…anche la high school.
E le voci si moltiplicano. Lusinghe dolci e velenose, quelle che gli consigliavano di non dare retta al coach o di non aver bisogno di impegnarsi, perché poteva venirgli tutto facile. I Vermilinguo in servizio permanente effettivo toccarono anche le corde di Fields, che si perse in sogni destinati a rimanere tali.
Come non si preoccupò mai di costruirsi basi solide per una carriera al di fuori del basket, così non lavorò mai per ampliare lo spettro del suo gioco. In questo modo rimase il fringuello in grado di schiacciare su rimbalzo del tiro libero e poco altro. E poi… poi venne la notte del 26 febbraio 1996.
Ronnie doveva compiere diciannove anni due giorni dopo. L’amicone Garnett l’anno prima aveva vinto il titolo di Illinois Mr. Basketball, venendo immediatamente scelto al Draft NBA. L’edizione successiva sarebbe toccato proprio a Fields, che però nel mentre ebbe un serio incidente.
L’auto a noleggio su cui stava viaggiando prese in pieno un guardrail a Elmhurst, sobborgo cittadino. Il ragazzo si ruppe tre vertebre del collo, evitando di poco una paralisi.
L’incolumità di Ronnie era salva, ma restava una prima macchia: il noleggio dell’auto era infatti intestato a Ron Eskridge, che a Chicago era plenipotenziario Nike e ras della palla a spicchi giovanile. Lo stesso che, sempre con Fields, nello stesso finì in un caso di violenza carnale ai danni dell’ex-ragazza di Fields stesso, oltre che al compagno Charles Johnson e al conoscente Leonard Watts.
Ronnie patteggiò la condanna fu lieve, ma a quel punto, anche con il licenziamento di Eskridge, al secondo episodio in un anno la reputazione del giovane era ormai compromessa. Si chiusero le porte del college, e con esse per lui la possibilità, sempre che sia mai stata effettiva, di lavorare per diventare qualcosa di più di un semplice saltatore.
Inizia così quella che, per uno che era stato dipinto come “il migliore di sempre”, suona un po’ come una traversata nel deserto. CBA, USBL, ABA, Grecia, Libano, Venezuela sono state le tappe di un percorso che non ha rispettato le premesse iniziali (o forse sì, ma in un altro senso).
Come tante stelle perse per strada, Fields ha poi organizzato il Ronnie Fields Elite, un programma per lo sviluppo del gioco del basket per studenti e studentesse di scuole medie e superiori. Un aiuto concreto per condurre i giovani per strade più sicure rispetto a quelle percorse da lui.
