Se ancora ce ne fosse stato bisogno, la gara 4 da fantascienza di Kawhi Leonard ha definitivamente consacrato l’ex Spurs come uno dei migliori giocatori del panorama NBA. Elogiare le sue doti difensive è ormai una cosa passata in secondo piano; piuttosto è obbligatorio rendere merito a ciò che ha fatto nella metà campo dei Philadelphia Sixers. Un’eventuale sconfitta al Wells Fargo Center poteva pesare come un macigno sulle ambizioni dei canadesi. Tuttavia, l’ala piccola ha deciso d pareggiare i conti e riequilibrare la bilancia sul 2-2
LA STRAORDINARIA PROVA IN GARA 4
Una partita clamorosa da parte del leader dei Toronto Raptors, conclusa con 39 punti, 14 rimbalzi e 5 assist, segnando 13 dei 20 tiri tentati. Come se non bastasse a queste cifre va aggiunto il tiro da tre punti messo a segno sul +1 ad un minuto dal termine del match, con la freddezza che lo contraddistingue, e che ha di fatto sancito la vittoria al Wells Fargo Center.
Ad impressionare ancor di più è tuttavia la condizione fisica fatta intravedere, e che non molti si sarebbero aspettati da un giocatore che è stato fermo ai box per un lungo periodo. Ben 42 minuti in campo, tutti da protagonista. La tripla messa a segno nel finale è stata solo la ciliegina sulla torta di una partita giocata e gestita nel migliore dei modi.
KAWHI NOT? pic.twitter.com/JD0cC6zVmb
— Toronto Raptors (@Raptors) May 5, 2019
The Claw sembra aver raggiunto una tenuta fisica invidiabile, che si aggiunge all’efficacia che da sempre lo contraddistingue. Anche se la lotta con i vari Kevin Durant e Damian Lillard è serrata, può tranquillamente essere considerato il migliore dei playoff attualmente in corso. Nelle 4 sfide contro Philadelphia per lui rispettivamente 45, 35, 33 e 39 punti collezionati. Nell’intera post-season 32.3 punti, 7.7 rimbalzi, 3.4 assist di media tirando col 64%: cifre da capogiro che in pochi possono permettersi.
TUTTO NELLE MANI DI KAWHI LEONARD
Nonostante il grande entusiasmo dovuto alle prestazioni di Leonard, i Toronto Raptors stanno senza dubbio disputando la serie contro Philadelphia al di sotto delle proprie possibilità. Le sconfitte in gara 2 e in gara 3 hanno in particolar modo fatto sorgere più di qualche dubbio riguardo le ambizioni della franchigia canadese. Le aspettative pre-playoff erano molto alte, ma le due vittorie dei 76ers, hanno messo in luce le grandi lacune nel roster a disposizione di Toronto: sembrerebbe essersi instaurata una Kawhi-dipendenza.
Il cast di supporto al numero 2, potenzialmente uno dei migliori in circolazione, ha faticato nel corso del secondo turno, provocando quindi la reazione di Kawhi, capace di caricarsi sulle spalle il peso della propria squadra e di un’intera città, vogliosa di raggiungere i vertici della lega anche nella postseason, soprattutto dopo l’approdo di LeBron James ad Ovest. Segnali di ripresa in gara 4, che però possono essere considerati solo parzialmente sufficienti. Pascal Siakam, nonostante gli vada riconosciuto il fatto di essere l’unico capace di superare i 20 punti di media (oltre a Leonard ovviamente); ha dimostrato seri problemi al tiro nel secondo (9 su 25) e soprattutto, complici le condizioni fisiche non ottimali, nel quarto match della serie (2 su 10).
Ancor più deludenti i due all star Kyle Lowry, che ancora una volta ha fatto un passo indietro rispetto alla regular season; e Marc Gasol, che tuttavia può ritenersi parzialmente soddisfatto per aver fatto un salto in avanti nella partita della scorsa domenica, in cui ha messo a referto 16 punti, ed ha fornito un buon aiuto in fase difensiva, così come Serge Ibaka.
Nel complesso dunque, se i secondi violini non riescono ad incidere particolarmente, difficile poter considerare positiva la prova dei Raptors in ottica di traguardi più ambiziosi. Fortunatamente per coach Nurse, Kawhi Leonard ha tanta voglia di far vedere di essersi lasciato alle spalle un travagliato 2017/2018, e di mettersi in mostra in vista della free agency che lo vedrà protagonista. Col passare del tempo però questo stile di gioco rischia di diventare estremamente prevedibile per le difese avversarie, seppur eseguito da un fuoriclasse assoluto.


