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La controversa figura di Jerry Krause

di Kevin Martorano

Dopo aver visto la serie TV “The Last Dance“, andata in scena sulla nota piattaforma Netflix, si è riacceso il dibattito che vede al centro di esso Jerry Krause, storico general manager dei Chicago Bulls che hanno fatto la storia della NBA e non solo. Infatti gli appassionati (ed anche gli addetti ai lavori) hanno opinioni differenti tra loro, tra chi lo definisce un grandissimo dirigente e chi invece lo condanna per aver smantellato la squadra dopo il secondo three-peat. Noi ovviamente non siamo qui per dire quale corrente di pensiero si avvicina di più a descrivere l’operato di Krause, ma proveremo a far chiarezza su questo personaggio che ha fatto la storia in NBA.

Jerry Krause: i meriti del general manager dei Bulls

Jerry Krause.

Jerry Krause, cresciuto proprio a Chicago, iniziò la sua carriera da giocatore di baseball, salvo poi doversi ritirare per un infortunio alla spalla. Da lì in poi iniziò la sua seconda vita sportiva, quella da scout NBA di varie squadre (tra cui Los Angeles Lakers e Chicago Bulls) e poi nella MLB di baseball per i Chicago White Sox. Nel 1985 ha però inizio la svolta della sua carriera: Jerry Reinsdorf, nuovo proprietario dei Chicago Bulls, lo chiama offrendogli l’incarico di general manager con il compito di costruire una squadra vincente attorno ad una stella, ovvero Michael Jordan.

Jerry Krause ci riuscirà, visto che ha nelle sue corde una profonda conoscenza del gioco e talento nello scouting, che gli permetterà di scegliere al Draft NBA del 1987 Scottie Pippen (il quale diventerà il secondo violino più forte della storia del gioco, almeno secondo molti), ed Horace Grant, il quale diventò anch’egli una superstar NBA. In realtà per Pippen il GM dei Chicago Bulls riuscì ad imbastire una trade durante il Draft, mandando Olden Polynice, una prima ed una seconda scelta ai Seattle Supersonics in cambio appunto di Scottie Pippen ed una prima scelta.

Senza dubbio dobbiamo riconoscere al signor Krause che ha avuto lungimiranza in molte delle decisioni che ha preso, salvo qualche sbaglio che però è impossibile non commettere, sia per quanto riguarda lo sport e sia per quanto riguarda la vita personale. Costruire infatti una squadra in grado di conquistare sei titoli NBA partendo praticamente dal ‘solo’ Michael Jordan non è per nulla facile, anzi forse è un’impresa possibile solo a pochi personaggi nella storia del basket.

Inoltre c’è da ricordare che fu sotto la guida di Jerry Krause che approdarono a Chicago giocatori fondamentali per la vittoria di più anelli come Dennis Rodman e Steve Kerr, giocatore che troppo spesso viene trascurato all’ombra dei Big Three di Chicago, ma che ha avuto un ruolo veramente importante in quei Bulls. C’è da menzionare anche il fatto che Krause è riuscito a vincere per ben due volte il premio di dirigente dell’anno, premi vinti nel 1988 e nel 1996, che testimonia sicuramente il fatto di non essere mai peggiorato col passare degli anni nelle vesti di general manager.

I demeriti del General Manager più discusso della storia

Jerry Krause assieme a Phil Jackson.

Jerry Krause paga sicuramente il fatto di essere andato più volte contro la volontà di Michael Jordan, il quale ovviamente è visto come un Dio in quel di Chicago ma non solo. Infatti sono state svariate le scelte prese da Krause che non hanno reso felice His Airness, tra cui quella di spedire Charles Oakley a New York in cambio di Bill Cartwright giusto per ricordarne una.
Infatti è risaputo che il rapporto tra Jordan e Krause non sia mai stato ottimo, ma non cambia il fatto che alla fine l’uno ha fatto le fortune dell’altro, visto che senza Rodman e Pippen non potremo mai sapere se Jordan sarebbe riuscito a diventare la colonna del basket che è oggi. Inoltre come emerso anche in The Last Dance, Jordan prendeva spesso in giro Krause per via della sua statura e del suo peso, apparentemente in buona fede, ma visto che la scintilla tra i due non è mai scoccata non sappiamo se ci fosse cattiveria dietro le battute di Michael Jordan.

Un comportamento discutibile Jerry Krause lo ha avuto senza dubbio nei confronti di Pippen: infatti il GM si rifiutò di adeguare lo stipendio del giocatore e questo portò al deterioramento del rapporto anche con Scottie Pippen. Inoltre nello stesso periodo Krause si recò in Croazia per reclutare Toni Kukoc, giocatore che si rivelò sì ottimo, ma che così facendo trascurò il secondo violino dei Bulls come per dire “possiamo rimpiazzarti tranquillamente“.

Nonostante questo però dobbiamo ricordare che Pippen stesso oggi ricorda con piacere la figura di Krause, riconoscendogli tutto il merito per aver contribuito in grosso modo ai successi dei Chicago Bulls. Infatti Pippen ha recentemente rilasciato dichiarazioni importanti e positive sul suo ex diriente.

Inoltre Krause nell’estate del 1997 comunicò a coach Phil Jackson che avrebbe potuto anche vincere tutte le partite della stagione, ma che sarebbe stato inevitabilmente il suo ultimo anno alla guida della squadra: questa è senza dubbio una mancanza di fiducia nei confronti di un coach che ha portato tantissima gloria alla società. Così facendo tra l’altro ha anche compromesso il futuro della sua stella, ovvero Michael Jordan, il quale da sempre ha dichiarato che senza Phil Jackson lui non avrebbe giocato.

Insomma, Jerry Krause è sempre stato una persona che non ha mai guardato in faccia nessuno, una persona convintissima delle proprie idee e che sarebbe andato sempre dritto per la sua strada. Questo è senza dubbio un pregio, ma allo stesso tempo è anche un difetto: se la tua decisione danneggia la tua squadra, dovresti essere pronto a fare un passo indietro.

In conclusione ci sentiamo di dire però che le varie accuse rivolte al signor Jerry Krause siano state inopportune: non tanto per il suo operato da general manager, visto che nello sport tutto è discutibile ed opinabile, ma per il semplice fatto che Krause non è più con noi dal 21 marzo 2017, data in cui scomparve e, di conseguenza, non ha possibilità di dire la sua sulle critiche a lui rivolte giustificando le decisioni prese.

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