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LeBron James sulla morte di George Floyd: “Perché l’America non ci ama!”

di Michele Gibin

LeBron James sceglio Twitter per appoggiare la protesta contro la morte violenta di George Floyd a Minneapolis.

Tanti gli atleti NBA che in queste ore, sia fisicamente che rilanciando contenuti virali con l’hashtag #JusticeforFloyd, stanno seguendo da vicino e supportando le proteste pacifiche contro le violenze della polizia USA nei confronti dei cittadini neri.

La morte del 46enne George Floyd, deceduto a seguito delle operazioni di arresto eseguite dall’agente di polizia Derek Chauvin, ha fatto da detonatore della rabbia della comunità nera americana. In tante città raduni, marce e manifestazioni di protesta, e purtroppo tanti episodi di violenza urbana e scontri con le forze dell’ordine.

Dal lato pacifico della protesta, in un’America ancora in fase di riaperture graduali dopo le serrate imposte dall’epidemia da coronavirus, si sono schierati tra gli altri Jaylen Brown, Malcolm Brogdon, Marcus Smart, Enes Kanter, l’ex giocatore NBA ed amico di George Floyd Stephen Jackson, che hanno partecipato a sit-in e marce in strada, e con le parole Michael Jordan, Kareem Abdul-Jabbar e LeBron James.

LeBron era stato tra i primi a rilanciare via social la famosa protesta del 2016 dell’allora quarterback dei San Francisco 49ers Colin Kaepernick, che si inginocchiava simbolicamente all’esecuzione dell’inno nazionale USA prima dell’inizio di ogni partita.

Da alcuni giorni, James segue via Twitter e rilancia i messaggi pacifici della protesta, come i flash mob organizzati ad esempio a Denver, Colorado, dove i manifestanti si sono sdraiati in strada ventre a terra mimando le operazioni di arresto di Lloyd, e scandendo la frase “I can’t breathe”.

Perché l’America non ci ama?” Si chiede LeBron via Twitter. James che poi accusa i media nazionali di non mostrare le tante iniziative pacifiche di protesta per dare spazio alle violenze dei giorni scorsi, con gli assalti a negozi e commissariati di polizia a Washington, Los Angeles, Philadelphia e Minneapolis. “Secondo voi i media stanno facendo vedere questo? No, non lo fanno e sapete perché? E’ una protesta pacifica, è unità e amore“.

Morte George Floyd, l’agente incriminato per omicidio

Derek Chauvin, l’agente di polizia che viene ritratto dai video dell’arresto premere col ginocchio per 8 lunghi minuti sul collo di Lloyd, ammanettato a terra e privo di sensi, è stato dapprima licenziato, e in seguito arrestato ed incriminato per omicidio colposo. George Floyd era stato fermato per aver tentato di pagare con una banconota falsa da 20 dollari, e secondo gli agenti che hanno risposto alla denuncia, l’uomo era “in stato alterato” di coscienza, ed avrebbe posto resistenza al fermo. L’agente Chauvin avrebbe condotto Lloyd fuori dalla sua auto, e dopo che questi si era lasciato volutamente cadere a terra lo avrebbe immobilizzato con la manovra risultata poi fatale.

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