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Miami Heat: mercato sbagliato o calo fisiologico?

di Lorenzo Poliselli

Che i Miami Heat di Erik Spoelstra siano una delle cenerentole più belle della stagione NBA non c’è ombra di dubbio. Jimmy Butler a fare da alfiere di un gruppo composto da tanti giovani alle primissime esperienze nella lega cestistica più importante del Pianeta, affiancati sia da veterani che da giocatori in attesa di esplodere e confermarsi.

Partiamo da un presupposto: i playoffs erano l’obiettivo minimo. Una diversa lettura non si spiega alla luce della scelta di Butler di lasciare una contender come Philadelphia. Ma dov’era la garanzia che Kendrick Nunn fosse tra i tre esordienti più decisivi della lega? In quale pergamena è stata prevista l’esplosione di Bam Adebayo come prototipo del centro moderno? C’era qualcuno che credette minimamente a Spoelstra quando in pre stagione definì Duncan Robinson come uno dei migliori tiratori del mondo? A tutto questo si aggiunge la sfrontatezza di Tyler Herro, l’esperienza di Goran Dragic e Kelly Olynyk ed i razzi sotto ai piedi di Derrick Jones Jr.

I Miami Heat sono una ‘contender’?

Il leader della squadra Jimmy Butler assieme ai nuovi arrivati

Il leader della squadra Jimmy Butler assieme ai nuovi arrivati.

Come si definisce una ‘conteder‘ al titolo NBA non è facile dirlo. Sicuramente le mosse di mercato muovono l’opinione pubblica verso quello che la franchigia vorrebbe essere. Capiamoci: Andre Iguodala era seguito da tutte quelle squadre che puntano al titolo NBA, con le due losangeline che già prima dell’inizio della stagione regolare si erano mosse con forza sull’MVP delle Finals 2015. Per tanto, se gli Heat ingaggiano Iguodala sono una pretendente al titolo NBA? La pallacanestro, fortunatamente, non è matematica, quindi non esistono i”sì o no assoluti. Sicuramente Pat Riley & co. avranno fatto bene i loro conti: il giochino funziona, il gruppo è forte e motivato, sulla gara secca può dare fastidio a tutte le altre 29, cerchiamo qualcosa che dia solidità ed esperienza, in poche parole Andre Iguodala. Ma il mercato degli Heat non si è fermato lì, perchè è arrivato anche Jae Crowder, giocatore in NBA dal 2012 e sicuramente ottimo per allungare le rotazioni di una squadra che spesso si è trovata a gestire panchine molto corte, dando in oltre presenza a rimbalzo e letture importanti nell’altra metà campo.
La risposta, in soldoni è questa: Miami vuole essere una contender, ma per prendere questa decisione ci è voluta metà stagione ed è il fatto per cui forse, al netto di tutto, non è detto che lo sia o che lo sarà.

della squadra Jimmy Butler fa strada ai nuovi arrivati

Risultati e prestazioni dopo la trade: calo fisiologico?

heat erik spoelstra contratto

Erik Spoelstra, head coach dei Miami Heat

Non parliamo di veterani abituati a gestire carichi di lavoro del genere, da stagioni e stagioni, in maniera continuativa. Bisogna tenere conto dell’aspetto fisico e mentale di una squadra che si regge per la maggior parte su giocatori che non hanno mai giocato i playoffs. Complici anche gli stop di Herro e Meyers Leonard, entrambi protagonisti di una gran stagione, la marcia degli Heat dall’esordio di Crowder e Iguodala è proseguita un po’ a rilento: 7 vittorie e 7 sconfitte.  Iguodala deve necessariamente recuperare il ritmo partita, dopo metà stagione da separato in casa in quel di Memphis, ma viaggia a quasi 20 minuti a partita e poco più di 4 punti a gara. Sicuramente per il periodo che conta, quello dei playoffs, avremmo potuto vedere sprazzi del ‘venerabile maestro’, come in gara 6 delle ultime NBA Finals in cui chiamato a supportare un attacco Warriors orfano di pezzi pregiati quali Durant e Thompson mise a segno 22 punti in 32 minuti.
Crowder si è comportato invece decisamente bene, con 18 punti nella gara d’esordio contro Portland e 21 in quella successiva contro Golden State. Ha trovato la doppia cifra in 8 delle 14 gare disputate mettendo su un ottimo minutaggio.

Ovviamente i due dovranno amalgamarsi al sistema Heat, fatto di spazi per i tiratori e di dinamismo in entrambe le metà campo, con Spoelstra che grazie a Bam Adebayo ha detto definitivamente addio al centro vecchio stile.

La trade, lo spazio salariale e la free agency: i Miami Heat ci sono o vanno aspettati?

Pat Riley

Pat Riley.

E’ legittimo chiedersi cosa abbiano in testa i Miami Heat. Sicuramente parliamo di una squadra che nelle prossime stagioni potrebbe seriamente candidarsi ad un posto da regina nella Eastern Conference.
Pat Riley ha recentemente dichiarato che il post Big Three di Miami è stato travagliato perchè è stato costretto a scambiare molto per costruire quella squadra, ma che rifarebbe tutto domani. Oggi gli Heat si trovano con Dragic, Jones Jr., Haslem e Leonard in scadenza di contratto, stessa cosa Olynyk ma con una player option. Il primo di questi potrebbe lasciare Miami per ragioni di età, liberando spazio salariale che potrebbe essere reinvestito per uno fra Gordon Hayward (se rifiuterà la player option coi Boston Celtics) e DeMar DeRozan oppure per quel DeMarcus Cousins che tanto è nei pensieri degli Heat a patto che dia garanzie in termini fisici. Sicuramente la base è rosea, dato che Butler, Herro, Nunn, Adebayo, Robinson e Iguodala (anche Crowder sarà free agent quest’estate) costruiscono un’ossatura forte che se puntellata a dovere potrebbe dare vita ad una vera e propria corazzata in grado di competere per il vertice ad est.

Tutte queste analisi futuristiche devono però andare in contro alla sospensione della NBA per via della sempre più preoccupante diffusione del Covid-19, per tanto ad oggi è difficile pronosticare in tanto una chiusura della stagione con tanto di playoffs ed andrebbe poi recuperato il draft in un successivo momento, così come la free agency. In sostanza il mondo NBA è attualmente scosso da un terremoto che per il momento non accenna a fermarsi.

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