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Rockets-Jazz: l’equilibrio è padrone del campo

di Olivio Daniele Maggio
Utah Jazz

Pari e patta dunque. Forse inaspettatamente, Forse no. Che la serie Rockets-Jazz sarebbe stata per certi versi interessante lo si era capito alla vigilia: il basket disinvolto e dalle tinte spiccatamente offensive di Mike D’Antoni contro quello pragmatico e sornione di Quin Snyder. Le due filosofie agli antipodi hanno creato una situazione di equilibrio temporaneo, scontrandosi e facendo valere i propri dogmi in un’occasione a testa.

Utah si conferma una squadra rognosa, organizzata per bene negli assetti e nei compiti dei singoli. L’assenza di Ricky Rubio, sostituito in quintetto da Royce O’Neale, è pesante, anche se il gioco semplice e corale regala i suoi soliti frutti; d’altra parte i texani hanno imposto il ritmo a tratti, cosa che va fatta con più costanza per impedire agli avversari di fermare la loro verve.

ROCKETS-JAZZ: MATCHUP DECISIVI

I vari matchup, come preannunciato in precedenza, hanno un’importanza capitale all’interno della contesa. In particolare i Rockets hanno cercato di coinvolgere per quanto più possibile i lunghi dei Jazz (Rudy Gobert e Derrick Favors specialmente) ne giochi uno contro uno orchestrati da James Harden e Chris Paul. La micidiale coppia di guardie, infatti, ha il passo troppo rapido e una grande abilità nell’aggredire il ferro difficilmente contenibili per giocatori di quella stazza. Tra l’altro Clint Capela si è calato nella serie, come dimostrano i 37 punti e 23 rimbalzi totali: il centro svizzero crea scompiglio in area nei consueti pick and roll ed inoltre si sta rendendo pericoloso sui backdoor, finalizzando il passaggio o il lob che gli viene recapitato.

 

Snyder deve cercare di trovare la soluzione giusta in modo da contrastare questi mismatch scomodi.

Il secondo atto ha rivelato uno spunto interessante per le gare che verranno. Dante Exum è una risorsa che i Jazz devono sfruttare per far fronte alle sortite del Barba, poichè possiede l’intensità giusta ed una buona dose di intelligenza. Ha cercato contenere le penetrazioni col suo footwork rapido e il fisico, ha risposto presente quando c’era da contestare un tiro. Aggressività, forza mentale. Riuscirà l’australiano a continuare su questo trend?

 

ANDAMENTI DIVERSI E LETTURE

In transizione la banda D’Antoni risulta quasi inafferrabile per il team di Salt Lake City. Gara 1 ne è stata la prova: primo tempo concluso su un punteggio pesante di 64-39 e un 53.1% da tre finale. Partire in contropiede ed esaltare le doti balistiche dei vari Trevor Ariza ed Eric Gordon è utile per portare a casa strappi importanti. Mettere la marcia in più è un must contro una squadra che ama gli andamenti compassati e che fa girare la palla con parsimonia; non a caso i Jazz hanno sfruttato i buchi difensivi costruendo conclusioni semplici sul filo 24 secondi. Joe Ingles, mattatore in gara 2 grazie ai suoi 27 punti (77.8% da tre), si è scatenato, mentre il solito Donovan Mitchell ha aiutato a far circolare la palla e a mettere in ritmo i compagni ( 11 assist, sempre in gara 2).

Rivedibile restano alcune letture dei Rockets riguardo i pick and roll. Fatali i mancati cambi in alcune occasioni, ancor più fatali son risultati i raddoppi che hanno agevolato le trame avversarie e aperto loro la via verso il canestro.

 

I Rockets devono saper leggere meglio situazioni del genere.

La Vivint Smart Home Arena  sarà il teatro delle prossime due gare. Un ambiente caldo, che spingerà  gli uomini di Snyder a  far valere il fattore campo, fondamentale per il proseguimento della serie. Molto dipenderà dall’estro offensivo di Mitchell e dal lavoro del collettivo, che dovranno compiere meno errori possibili per cercare il clamoroso upset; i Rockets, invece, avranno bisogno di alzare i giri del motore

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