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Zion Williamson: inedito, dominante, ineluttabile

di Niccolò Marchese

Se per diversi mesi le prestazioni di Ja Morant hanno incantato la NBA, dando per scontata la conquista del playmaker dei Memphis Grizzlies del premio di Rookie dell’anno, quanto accaduto da qualche settimana a questa parte a New Orleans ha completamente ribaltato l’assunto. Il debutto di Zion Williamson si è fatto attendere parecchio, la prudenza non è mai troppa in termini di gestione degli infortuni, specie se il giocatore in questione è quello su cui vuoi costruire il tuo futuro. Ed il lavoro svolto dai Pelicans, in questo senso, è stato minuzioso. Il core ha disposizione di coach Alvin Gentry è giovane e talentuoso, ma con Williamson è di un livello completamente diverso. Perché Zion è, a tutti gli effetti, una superstar in nuce, uno che, se si guarda ai meri numeri, ha già fatto meglio di LeBron e tanto quanto rispetto a Micheal Jordan.

Zion Williamson: un prospetto inedito

zion williamson numeri

Zion Williamson e Brandon Ingram

Ma se ci fermassimo ad analizzare solo le statistiche non faremmo altro che commettere un grossolano errore di valutazione. Perché, è vero, i 24.1 punti a partita, conditi da 6.8 rimbalzi, con una percentuale effettiva al tiro del 60.4% rappresentano solo la punta dell’iceberg. Zion Williamson ha rapidamente dimostrato come un ragazzo di appena 19 anni possa essere assolutamente dominante, come se rappresentasse un evento ineluttabile a cui la lega, e con essa tutti gli avversari, non può far altro che inchinarsi, attendendo ed accogliendo il proprio destino. Ma a fare spavento è anche il fatto che si parla di un prospetto praticamente inedito. Di giocatori dallo spiccato atletismo se n’erano già visti, ma come Zion no. Con questo controllo del corpo, con questa capacità di non andare sotto con nessuno, con questa voglia di dominare così evidente, a questa età, di certo no.

Inutile dire come l’avvento di Williamson all’interno dell’impianto dei Pelicans abbia completamente modificato l’orizzonte della franchigia. Se prima si puntava alla crescita di elementi giovani e di prospettiva come Brandon Ingram, Ball e compagnia bella, adesso l’obiettivo ottavo posto, valevole per i playoffs, non è così peregrino. Il che, se si pensa ad una paio di mesi fa, rasenta l’assurdo. Un’inversione di tendenza talmente notevole da non poter essere vista come casuale. E tutti gli indizi, com’è ovvio che sia, portano a Zion ed il fatto che un ragazzo di nemmeno vent’anni abbia cambiato cultura ed orizzonti di un’intera organizzazione è talmente impressionante da rimanere, probabilmente, negli annali. La strada è ovviamente molto molto lunga e non sarà certo scevra di complicazioni. Ma se il buongiorno si vede dal mattino…

La corsa al Rookie of the Year

Zion Williamson e Ja Morant.

E poi ci sarebbe il discorso relativo al premio di Rookie dell’anno. Tutti gli indizi lasciano pensare che il trofeo vada nelle mani di Ja Morant, ma c’è un ‘ma’ di enormi proporzioni. E’ vero che, anche giocando tutte le partite ad oggi rimanenti, Zion Williamson arriverebbe appena a quota 36 gare disputate. E con un dato del genere nessuno mai ha anche solo pensato di aggiudicarsi il premio (Patrick Ewing lo vinse con 50, il minimo storico). Ma l’impatto che Zion sta avendo è troppo straripante per essere trascurato. E se New Orleans dovesse centrare un’incredibile qualificazione alla postseason, a quel punto, il discorso sarebbe completamente, e di diritto, riaperto, anche perché a farne le spese sarebbero proprio i Memphis Grizzlies di Morant.

Ma, in fin dei conti, questo conta poco. Ciò che vale è che siamo di fronte ad un giocatore clamoroso, che nel giro di qualche stagione si giocherà il premio di MVP, non di certo quello limitato solo ai giocatori al primo anno. Perché, come detto, Zion è ineluttabile, come lo sarà il suo dominio su tutto ciò che lo circonda. Perché come Zion ne nasce uno ogni cinquant’anni, forse anche più.

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